Un
viaggio
in
Algeria
bisogna
sempre
intenderlo
come un
salto
nel
passato
ed il
valico
doganale
subito
dopo
l’avamposto
tunisino
di IN
HAZOUA
e’
praticamente
il luogo
dove
avviene
il
passaggio
spazio-temporale
!
Siamo
con il
gruppo
4x4 &
moto di
Dimensione
Avventura
presso
gli
sportelli
doganali
che
normalmente
affrontano
i
fortunati
viaggiatori
che
entrano
in
Algeria,
e’ da
intendersi
come un
rito
propiziatorio………qui
si
inizia a
venire
in
contatto
con la
loro
realtà
ed i
loro
ritmi
completamente
diversi
dal
nostro
mondo.
L’accoglienza
verso il
visitatore
è sempre
squisita
e
sincera,
alla
quale
“noi
civili”
non
siamo
più
abituati.
L’idea
che si
e’ fatta
la
popolazione
occidentale
di
questo
paese e’
totalmente
sbagliata,
essendo
frutto
delle
notizie
superficiali
diffuse
dai mass
media
circa le
lotte
intestine
algerine
durante
gli anni
’90, ma
mai
approfondite
e
spiegate
dai
tanti
“esperti
politici”
di
turno.
Ecco, di
conseguenza,
la
nostra
diffidenza
e paura
verso
questo
popolo,
tanto
generalizzata
quanto
infondata,
dimenticandoci
che nel
nostro
paese si
effettuano
giornalmente
ben più
atroci
violenze,
delle
vere e
proprie
guerriglie
urbane……..
Appena
passata
la
dogana
algerina
notiamo
subito
la
presenza
forte
del
grande
padrone
del
paese:
Il
Sahara
!
Il
piccolo
nastro
di
asfalto
si
insinua
fra
poderose
dune che
coprono
anche
gli
stessi
pali
della
luce
creando
un
paesaggio
particolare.
Arriviamo
subito
all’oasi
di EL
OUED,
piccolo
insediamento
urbano
dove si
può
subito
cambiare
del
denaro e
rifornirsi
di
scorte
alimentari.
Ne
approfittiamo
subito
per
mangiare
un
ottimo
cous
cous
presso
un
nostro
vecchio
amico
algerino,
conosciuto
nei
viaggi
algerini
degli
anni
’80.
Notiamo
che la
popolazione
e’
curiosa
verso lo
straniero
e cerca
in tutti
i modi
di
aiutarlo
e
conversare
con lui.
Purtroppo
il
turismo
nel
paese in
questi
ultimi
dieci
anni e’
crollato
vertiginosamente
e
l’isolamento
verso
l’occidente
si e’
fatto
sentire.
I
giovanissimi
cercano
più di
tutti di
parlare
con il
turista
od
almeno
scambiare
dei
gesti,
perché
sono
coloro
che sono
cresciuti
durante
il
suddetto
periodo
di
crisi,
senza
contatti
diretti
con lo
straniero
e
bisognoso
di uno
scambio
cultuale.
Riprendiamo
il
cammino
verso
sud
tramite
un
asfalto
deteriorato,
superando
montagne
e
colline
senza
mezzi
termini,
direttamente
tramite
delle
enormi
salite e
vertiginose
discese…….viene
da
pensare
che non
si
possano
perdere
soldi e
tempo a
costruire
delle
“costosissime”
curve
per
alleviare
le
pendenze
!
Attraversando
i vari
paesi ed
oasi più
o meno
grandi
vedo con
piacere
che
nulla e’
cambiato
nell’architettura
e nei
ritmi di
vita di
venti
anni fa,
quindi
inizio a
pensare
che
questo
isolamento
turistico
ha avuto
almeno
il
vantaggio
di
conservare
intatti
i loro
costumi
ed
usanze,
discorso
che non
si può
assolutamente
sostenere,
per
esempio,
con la
Liba di
Gheddafi,
orami
modernizzata
ed
organizzata
all’inverosimile.
Di
altopiano
in
valle
arriviamo
ad
HASSI
MESSAOUD,
centro
industriale
che trae
vita
dagli
innumerevoli
pozzi
petroliferi
e di gas
che
proliferano
nel
deserto
circostante. Praticamente il villaggio e’ un’enorme
dormitorio
dove si
alternano
gli
operai
di tutte
le
nazionalità,
dipendenti
di tutte
le più
grandi
Società
petrolifere
mondiali.
Il
centro
non
offrirebbe
nessun
motivo
di sosta
se non
fosse
per la
richiesta
di
permesso
per
circolare
nel sud
del
paese,
da
effettuarsi
presso
il posto
di
Polizia.
In pochi
minuti
otteniamo
il visto
e via
giù
diretti
verso
l’incrocio
storico
e tanto
caro al
viaggiatore
sahariano
:
l'incrocio
dei
“4
Chemini”.
Qui ci
accoglie
un
piccolo
nucleo
militare
che
controlla
i nostri
permessi
e
che…….ci
invita a
bere il
classico
the del
deserto
! Anche
fra i
militari
l’ospitalità
e’
squisita
anzi
direi
maggiore
di
quella
manifestata
dai
civili,
forse
frutto
del loro
maggiore
isolamento
degli
sperduti
avamposti
territoriali.
Il
militare
in
Algeria
non ha
certo
vita
facile…..scattate
le foto
di rito
e dopo
essersi
congedati
da loro
con
delle
poderose
e
cordiali
pacche
sulle
spalle,
eccoci
finalmente
sulla
lunghissima
pista
che ci
porterà
verso il
sud del
paese !
Anche
qui
troviamo
delle
conseguenze
del
crollo
turistico……non
c’e più
traccia
della
vecchia
pista
segnatissima
e
trafficata
anche
dagli
enormi
camion
da
trasporto
algerini.
La
diminuzione
dei
mezzi,
unitamente
alla
forza
degli
agenti
atmosferici,
hanno
fatto
scomparire
quasi
completamente
la pista
ed ora
si
intravede,
a
malapena,
in
alcuni
tratti.
Prendiamo
subito
mappa e
GPS per
tracciare
la rotta
e non
perdere
tempo in
viziosi
giri per
quest’immenso
altopiano,
consumando
carburante
inutilmente,
anche
perché
il
prossimo
rifornimento
e’
distante
più di
700 km !
Viaggiamo
per ore
senza
punti di
riferimento
e con
tracce
di
vecchie
piste
che si
snodano
a 360°
che non
fanno
altro
che
disorientare.
Ci
teniamo
nella
valle
principale
ai cui
bordi
orientali
abbiamo
il gran
Erg
Orientale
e a
quelli
occidentali
dei
rilievi
rocciosi.
L’arrivo
alle
GOLE DI
AMGUID ci
conferma
che
siamo
sulla
retta
via e
subito
dopo di
esse si
entra in
un’altra
valle
dove si
inizia
la
guidare
su un
soffice
ed
insidioso
manto di
sabbia !
E’
impressionante
l’altezza
delle
dune che
si
stampigliano
alla
nostra
destra
in
contrapposizione
dell’enorme
falesia
alla
nostra
sinistra,
una
natura
forte e
senza
mezze
misure
ma siamo
qui per
questo.
Arriviamo
al primo
controllo
militare
presso
l’inesistente
oasi di
AMGUID.
Veniamo
subito
circondati
da
decine
di
bambini
chiassosi
e
gioiosi
per la
nostra
visita e
subito
iniziamo
a
regalare
i primi
giocattoli
e
vestiti
che
erano
stati
portati
appositamente
per
queste
occasioni,
in
collaborazione
dell’Associazione
umanitaria
Bambini
del
Deserto.
Un’occasione
di festa
per le
poche
famiglie
che
vivono
in
questo
angolo
sperduto
di mondo
e tutti
ci
accolgono
con
mille
festeggiamenti
compresi
gli
stessi
militari
nel loro
avamposto.
Praticamente
siamo la
loro
unica
novità
da non
so
quanto
tempo………
Congedati
dai
militari
cerchiamo
di
recuperare
il tempo
perduto
nella
sosta
perché
ben
presto il sole inizierà a scendere all’orizzonte ma
all’uscita
del
villaggio
praticamente
non c’e’
più
traccia
di pista
e quindi
vagando
per la
vallata
ci
infiliamo
dentro
un
piccolo
Erg di
dune
molto
divertente
ed
eccitante.
Questo
terreno
ci
regala
decine
di
chilometri
a mo’ di
montagne
russe,
tutte
molto
dolci ed
affrontabili
in
velocità
!
Divertimento
alle
stelle e
qualche
insabbiata
di
troppo.
Montiamo
il campo
in
questo
scenario
da
favola,
immersi
nel
grande
Sahara
lontani
“anni
luce”
dal
nostro
mondo……questa
si che
e’ vita
!
Il
giorno
dopo
proseguiamo
la scesa
verso
sud
attraversando
veri e
propri
labirinti
formati
da
innumerevoli
pinnacoli
rocciosi
che
disorientano
e
nascondono
la
visuale
generale.
Facciamo
il punto
numerose
volte
sulla
carta
dato che
vogliamo
passare
fuori
dalla
pista
ufficiosa
e
notiamo
che ci
ritroviamo
molto
più a
est di
quello
che
pensavamo.
Proprio
per
questo
fuoripista,
però,
abbiamo
a
disposizione
degli
scenari
naturali
indescrivibili
per
bellezza
ed
unicità.
Attraversiamo,
per
esempio,
una
valle
completamente
disseminata
di
enormi
alberi
secolari, bruciati
dal sole
e posti
su
enormi
zolle di
sabbia
mantenuta
solamente
dalla
forza
delle
radici,
ormai
anch’esse
rinsecchite.
Numerose
sono le
gazzelle
che ci
attraversano
davanti
spaventate
dal
passaggio
dei
mezzi ed
anche
enormi
varani i
quali,
però,
incuranti
di noi
ed
intenti
alla
loro
dose di
sole
quotidiana.
Arriviamo,
dopo
tre
giorni
di
marcia,
presso
l'unico
passaggio
che ci
permetterà
di
salire
sulla
catena
montuosa
dell’Assekrem.
Questo
varco
naturale
e’
praticamente
un
“buco”
largo
solamente
2-3
metri
fra gli
enormi
massi e
formazioni
rocciose
che si
trovano
ai piedi
della
catena
montuosa
e quindi
non e’
poco
l’impegno
richiesto
per
“centrarlo”
dopo 400
km di
pista su
pianori
a
perdita
d’occhio
! Alla
vista
del
passaggio
ci
rincuoriamo
perché
solamente
questo
punto ci
assicura
di
essere
sul
luogo
esatto
ed un
eventuale
errore
di
navigazione
non ci
avrebbe
consentito
di
tornare
sui
nostri
passi
dato che
avevano
superato
il
limite
del “non
ritorno”,
dal
punto di
vista
della
scorta
carburante.
La
salita
e’ a dir
poco
impegnativa
ed
eccitante
perché
bisogna
guidare
con le
ridotte
all’interno
di un
sabbiosissimo
oued
(letto
di fiume
in
secca)
in
salita
senza
levare
mai il
gas per
non
insabbiarsi
ed
evitando
massi ed
alberi
disseminati
“a
macchia
di
leopardo”
davanti
a noi.
Le
imprecazioni
e le
richieste
di aiuto
via
radio CB
si
sprecano
ed
impieghiamo
alcune
ore per
salire
fino
alla
vetta,
dove
decidiamo
di
montare
il campo
per la
quarta
notte.
Il giorno dopo attraverso piste catalogabili
come
percorsi
trial
per via
delle
innumerevoli
ostacoli
naturali
da
superare
con
estrema
precisione,
arriviamo
alla
vetta
dell’ASSEKREM
(2800
mt.)
famosa
per la
bellezza
del
paesaggio
delle
sue
"canne
d'organo",
ossia
pinnacoli
di
roccia
che al
tramonto
si
vestono
di un
arancio
fuoco
creando
uno
spettacolo
unico al
mondo.
Proprio
su
questa
vetta si
trova
l'eremo
di padre
Focault,
eremita
religioso
di
inizio
secolo
che era
riuscito
a
guadagnarsi
la stima
ed il
rispetto
dei
Tuareg
della
zona.
Passiamo
la
serata
nell’unico
Hotel
degno di
nota di
TAMANRASSET, antichissima
oasi ai
piedi
della
montagna,
centro
carovaniero
che
sulla
spinta
del
grande
turismo
di fine
anni
ottanta
aveva
perso un
po' del
suo
antico
fascino
in nome
delle
comodità
del
"progresso".
Quest’oasi
ha
ancora
del
fascino
“da
vendere”,
con i
suoi
Tuareg
che
girano a
dorso di
cammello
nelle
sue
viuzze e
con il
suo souk
ancora
con
l’antica
fisionomia.
Certo
sono
nati
anche
negozi
di
souvenir
ma
purtroppo
questo
e’ il
prodotto
del
turismo
ma
l’importante
che non
si rompa
questo
delicato
equilibrio
di
tradizione
-
modernità. Certo l'argento degli antichi monili e'
stato
rimpiazzato
da leghe
"meno
nobili"
ma
comprare
un
gioiello
o una
croce
del sud
nel
mercatino
fa'
sempre
piacere
ed
acquisterà
un
valore
inestimabile
una
volta
ritornati
in
Italia.
Riforniti
i mezzi
di
carburante
continuiamo
il
nostro
viaggio
alla
volta
dell’oasi
di
Djanet,
distante
700 km.
Seguiamo
inizialmente
la pista
principale
che
attraversa
un'immensa
vallata
di sassi
neri e
canyon
devastati
dalle
rare
piogge
che si
riversano
sul
terreno
con
cadenza
annuale.
Arrivati
al
FORTE
SERENOUT,
della
Legione
straniera
ma
attualmente
occupato
dai
militari
algerini,
ci
stacchiamo
da
questa
pista
per
dirigersi
verso
est in
direzione
dell'
ERG
ADMER.
Navighiamo
per un
giorno
intero
su
immensi
pianori
dove
unico
confine
a vista
e’ la
sabbia
ed il
cielo ! Incrociamo
centinaia
di
tracce
di 4x4
che si
dirigono
a sud,
fuori
dal
confine
algerino,
ed usate
ancora
oggi dai
contrabbandieri
di
manovalanza
nera,
sigarette
ed altre
preziose
merci.
Alla
fine del
primo
giorno
di
navigazione
attraversiamo
un
immenso
catino
sabbioso
con una
curiosa
formazione
rocciosa
nel bel
mezzo
che
avvistiamo
da
decine
di km
prima.
Avvicinandosi
a questa
roccia
notiamo
con
stupore
che e’
formata
solamente
da 4
enormi
blocchi
che
anticamente
svolsero
la
funzione
di…….scogli
!
Notiamo
infatti
alla
loro
base
moltissimi
formazioni
coralline
e
conchiglie
fossili…….
il
fascino
del
Sahara
e’
indiscutibile
!
Arriviamo
dopo due
giorni
di
marcia
ai piedi
dell’unico
passaggio
affrontabile
per
superare
l’ Erg
Admer:
l’enorme
DUNA
TAHORT
alta più
di 200
mt ! Logicamente il punto di riferimento e’ il
classico
relitto
di una
4x4 e da
qui
iniziamo
la lenta
risalita
con i
motori
imballati,
cercando
di
cambiare
continuamente
traiettoria
per non
rimanere
insabbiati
e
recuperare
un po’
di
slancio.
E’ un
elegante
zig zag
di mezzi
ma molto
pericoloso
per via
di
eventuali
incroci
di
traiettoria.
Una
volta in
cima si
procede
fra
enormi
vallate
sabbiose
e
durante
un
disinsabbiamento
di un
mezzo
rinveniamo,
sepolta
sotto le
sabbie,
una
tanica
usata
per il
trasporto
di
carburante
datata
1947 ! Indubbiamente
il
deserto
custodisce
gelosamente
i suoi
tesori……
Arriviamo
in
serata
all’oasi
di
DJANET,
la perla
del
Tassili
! Con
piacere
constatiamo
che qui
tutto e’
ancora
genuino
e non
“modernizzato”.
Camminiamo
nel
minuscolo
souk
incontrando
solamente
abitanti
del
luogo e
passiamo
un paio
di
giorni
seguendo
i loro
ritmi di
vita. I
discendenti
degli
antichi
e fieri
Tuareg
si
muovono
oggi su
vetuste
Toyota o
Land
Rover ma
non
hanno
perso il
loro
fascino
di
"Signori
del
Deserto".
E'
sorprendente
come si
possa
ancora
girare
tranquillamente
per le
viuzze
dell'oasi
e nei
vari
negozi
di
artigianato
senza
essere
importunati
o
assaltati
da
curiosi
e
venditori. Singolarissime ed affascinanti sono le
escursioni
presso i
numerosi
siti con
graffiti
rupestri
risalenti
all’era
durante
la quale
tutta la
zona era
rigogliosa
e
verde…….un
contrasto
stridente
con il
paesaggio
desertico
attuale.
Tramonti
di un
rosso
inverosimile
dipingono
ogni
tardo
pomeriggio
tutta la
valle ed
i
rilievi
montagnosi
regalandoci
la
sensazione
di
essere
su un
altro
pianeta.
A questo
punto
inizia
la
risalita
verso
nord ed
imbocchiamo
per
qualche
decina
di km
l’unico
stretto
nastro
asfaltato
presente
nella
zona
che,
fino ad
una
decina
di anni
fa, non
era
altro
che una
pista
scassa-macchine
ricoperta,
per
centinaia
di km,
da una
terribile
tolè
ondulè,
ossia un
corrugamento
del
terreno
formata
da
microdossi
perfettamente
intervallati
fra di
loro,
distanti
un palmo
l’uno
dall’altro,
sempre
molto
temuta
dai
viaggiatori
sahariani.
Dopo
neanche
100 km
ci
stacchiamo
da
questo
asfalto
per
seguire
una
sassosissima
pista
che si
infila
all’interno
di un
canyon
arrivando
al
minuscolo
villaggio
di
IMRHOU,
immerso
in un
sabbiosissimo
oued e
con una
sorgente
di acqua
calda
molto
bella.
A questo
punto
tramite
le carte
topografiche
del
luogo
vediamo
che
seguendo
la
vecchissima
pista
del oued
saremmo
dovuti
sbucare
in
un’ampia
vallata
nei
pressi
di
Illizi,
nostra
prossima
meta.
Ben
presto,
però,
constatiamo
che
ormai
della
vecchia
pista ne
rimane
ben poco
e tutto
il
gruppo
si
impegna
nella
ricostruzione
dei
numerosi
pezzi
mancanti, trasportati
via
dalla
violenza
dell’acqua
nel
periodo
delle
piogge.
Durante
il primo
giorno
riusciamo
a
coprire
solamente
10 km,
impegnandoci
in
numerosi
passaggi
trialistici
con i
nostri
mezzi
non
proprio
perfettamente
preparati
per
questo
tipo di
prestazioni
offroad.
Durante
il
riempimento
di una
piccola
voragine
troviamo
anche la
prova
dell’antichità
della
pista:
un’enorme
roccia
con una
incisione
che
riportata
la
scritta
“Cantiere
Chantel
1937”……… Gli ultimi 40 km si decide di percorrerli
direttamente
nel
sabbioso
oued fra
insidiosissime
pozze
d'acqua
ed una
vegetazione
molto
fitta.
Arriviamo
ad
ILLIZI
dopo 2
giorni
di
fatiche
e ci
fermiamo
solamente
il tempo
necessario
per
riparare
le
balestre
di due
fuoristrada
che
hanno
mal
digerito
la pista
appena
conclusa.
La
mattina
dopo si
riparte
seguendo
uno
spettacolare
itinerario
che
costeggia
l’enorme
mare di
sabbia
del
Grand
Erg
Orientale
attraversandolo
per una
cinquantina
di km
sulle
sue
enormi
dune.
Assistiamo
anche
allo
straordinario
fenomeno
della
fioritura
del
deserto…..enormi
dune
coperte
di fiori
viola e
gialli
!
Indubbiamente
siamo
immersi
in
n’altra
dimensione
e fare
il campo
notturno
in
questo
scenario
rimane
un’esperienza
indelebile
nei
nostri
cuori. Incontriamo
anche
una
delle
ultime
carovane
di
dromedari
che
ancora
vagano
nel
Sahara
per il
trasposto
di
mercanzie.
L’incontro
avviene
nei
pressi
di un
pozzo
situato
vicino
ad un
sito di
tombe
preislamiche.
Durante
il the
di rito,
cerchiamo
di
parlare
con il
capo
carovana
…ma la
discussione
non va'
oltre i
gesti
dato che
parla
solamente
un
antico
idioma
della
zona.
Riusciamo
a stento
a capire
che
subito
dopo
l’abbeverata
delle
bestie,
dopo 3
giorni
di
cammino,
si
sarebbe
diretto
verso
una
località
che noi
non
siamo
riusciti
a
trovare
sulle
nostre
mappe.
Proseguiamo
il
nostro
viaggio
in una
natura
senza
tempo
per
ricollegarci,
dopo il
terzo
giorno,
alla
pista
che
avevamo
usato 20
giorni
prima,
in senso
contrario,
per
scendere
verso
sud………eccoci
di nuovo
all'incrocio
dei "4
Chemini".
Praticamente
a questo
punto la
nostra
avventura
volge al
termine
ed ora
ci
attende
una
rapida
risalita
verso
Tunisi
tramite
asfalto.
Nei
giorni
che si
susseguono
si parla
alla
radio CB
solamente
delle
emozioni
forti
che ci
hanno
segnato
anche
questa
volta e
dei
meravigliosi
scenari
che il
Sahara
ci ha
permesso
di
godere.
Le mille
difficoltà
superate
hanno
fortificato
un
pochino
di più
il
nostro
animo ed
hanno
fatto
crescere
questa
nostra
passione
per il
deserto
ed il
suo
mondo
sincero……in
pratica
hanno
alimentato
quello
che si
definisce
generalmente
MAL D’
AFRICA !
Torneremo
ben
presto
nel
Sahara
rispettando
i suoi
tesori
naturali
ed
affrontando
con
umiltà
la sua
immensa
potenza
perché
noi non
dobbiamo
dimenticare
che
siamo
solamente
dei
granelli
di
sabbia…….
ALGERIA
SCHEDA
INFORMATIVA
PER
VISITATORI
TEMPORANEI
Paese :
ALGERIA
(Repubblica
Algerina
Democratica
e
Popolare)
DOCUMENTAZIONE
NECESSARIA
PER
L'ACCESSO
AL PAESE
Passaporto
Necessario
Visto
Necessario
Ambasciata.
Via B.
Oriani
26 Roma
tel 06
8084141
- 06
8083436.
Per
ottenere
il visto
di
entrata
bisogna
consegnare
3 foto
tessera,
dati
completi
dei
componenti
del
gruppo
anche
con i
rispettivi
nomi e
cognomi
dei
genitori
(!) il
tipo del
veicolo,
targa,
tutto
l’itinerario
che si
vuole
affrontare
in
Algeria
diviso
per
tappe,
km e le
varie
sistemazioni
duranti
le
notti.
Per
quest’ultimo
punto si
può
tranquillamente
specificare
che si
intende
fare del
camping
ed
hotel.
Cambio
ufficiale
1 Dinaro
Algerino=
0,015
Euro
Valuta.
Nelle
banche
vengono
cambiati
gli
euro.
Assicurazione.
All’entrata
si
stipula
una
polizza
assicurativa
per il
veicolo
della
durata
di 30
giorni
al costo
di 2100
DA
Prezzo
gasolio
in
Algeria
1 lt=
euro
0.154
Prezzo
benzina
in
Algeria
1 lt=euro
0.310
Camping.
Si
possono
trovare
aree
camping
attrezzate
solamente
nelle
oasi di
Tamanrasset
e Djanet.
Hotel.
Se ne
trovano
a
Tamanrasset,
Djanet,
Illizi,
El Oued
anche di
discreti
con
prezzi
intorno
ai 15
euro a
persona
RADIO
CB.
Come in
tutti
gli
stati
africani
il CB
non e’
visto di
buon
grado.
Quindi
in
prossimità
della
dogana
e’
meglio
smontare
l’apparato
con
l’antenna
e
rimontare
il tutto
una
volta
ripreso
il
cammino.
VACCINAZIONI
OBBLIGATORIE
Nessuna
FUSO
ORARIO
RISPETTO
ALL'ITALIA:
L'ora è
la
stessa
che in
Italia
quando
in
Italia
vige
l'ora
solare.
L'Algeria
è invece
un'ora
indietro
quando
in
Italia
viene
applicata
l'ora
legale.
SITUAZIONE
CLIMATICA:
La
regione
settentrionale
del
Paese
gode di
clima
mediterraneo,
con
estati
calde e
umide e
inverni
miti e
spesso
piovosi.
Ad
Algeri,
le
temperature
medie
sono di
28°C
circa in
estate e
di 13°C
in
inverno.
Verso
sud,
nella
regione
degli
altopiani,
il clima
diventa
più
secco,
mentre
le
temperature
variano
a
seconda
dell'altitudine.
Il
Sahara è
una
regione
arida
dal
clima
desertico,
dalle
forti
escursioni
termiche,
dove le
precipitazioni
annue
superano
di poco
i 100
mm. In
considerazione
della
temperatura
elevata
e, in
alcuni
mesi,
dei
venti di
sabbia,
eventuali
viaggi
nel
Sahara
algerino
possono
essere
preferibilmente
effettuati
nel
periodo
da
ottobre
a
marzo.
NORMATIVA,
USI E
COSTUMI
LOCALI:
Oltre
all'arabo
dialettale
(l'uso
di
quello
classico
è
limitato
a
giornali
e
televisione),
la
lingua
veicolare
è il
francese.
La quasi
totalità
della
popolazione
è di
religione
musulmana,
di rito
sunnita.
La
settimana
lavorativa
va dal
sabato
al
mercoledì.
Il
giovedì
è giorno
semi-festivo,
con
chiusura
degli
uffici
pubblici.
Il
venerdì
è giorno
festivo.
A
differenza
degli
altri
uffici,
le
banche
sono
aperte
il
giovedì
e chiuse
il
sabato.
I negozi
di
generi
alimentari
sono di
norma
aperti
sette
giorni
su
sette,
incluso
il
venerdì
mattina..
Durante
il mese
di
Ramadan
viene
rispettato
da tutta
la
popolazione,
cambiano
completamente
i ritmi
di vita
e di
lavoro.
Durante
tale
periodo,
la quasi
totalità
della
popolazione
si
astiene
dal
bere,
mangiare
o fumare
in
pubblico
dall'alba
al
tramonto.
Gli
uffici
riducono
gli
orari di
lavoro.
E' quasi
impossibile
fare
colazione
o
pranzare
nei
ristoranti
(fatta
eccezione
di
quelli
situati
nei
grandi
alberghi
dei
principali
centri
urbani).
In
considerazione
della
generale
riduzione
di tutte
le
attività,
anche le
visite
dall'estero
vanno,
ove
possibile
e se non
indispensabili,
ridotte,
quando
non
rinviate
alla
fine del
Ramadan.
Date le
dimensioni
del
Paese, i
collegamenti
interni
sono
assicurati
soprattutto
per
aereo.
Oltre
alla
compagnia
di
bandiera,
Air
Algérie,
operano
alcune
compagnie
aeree
private
(in
particolare
Khalifa
Airways).
Per
quanto
riguarda
i
collegamenti
telefonici,
questi
sono
spesso
problematici
a causa
dell'insufficienza
dei
circuiti
internazionali
e della
vetustà
delle
centrali.
Esiste
una rete
GSM
locale,
che
assicura
la
copertura
delle
principali
città.
Ma per
il
visitatore
temporaneo
è
estremamente
difficile
acquistare
schede o
affittare
cellulari
locali.
E'
attivo
il
servizio
di "roaming"
che
consente
agli
abbonati
TIM di
utilizzare
il loro
cellulare
in
Algeria.
E'
importante
ribadire
che è
preferibile
non
assumere
atteggiamenti
che
possano
essere
interpretati
come
offensivi
per la
cultura,
la
moralità
e la
religione
locale.
PREPARAZIONE
MEZZI
Per i
4x4 che
devono
affrontare
un
viaggio
in
Algeria
bisogna
controllare:
Gli
ammortizzatori
devono
essere
in
piena
efficienza,
meglio
se a
gas
a
doppio
effetto
per
poter
frenare
sia
l’andata
che
il
ritorno
dell’azione
ammortizzante;
Balestre.
Controllare
lo
stato
dei
singoli
fogli
ed
in
caso
irrobustire
tutto
il
pacco
balestra
con
l’inserimento
di
un
ulteriore
foglio
dato
che
il
mezzo
viaggerà
sicuramente
a
pieno
carico;
Molle.
Per
i
4x4
dotati
di
molle
vale
lo
stesso
discorso
per
gli
ammortizzatori.
Infatti
dato
il
peso
finale
del
mezzo
e’
meglio
se
vengono
sostituite
con
altre
aventi
un
maggiore
spessore
delle
spire.
Serbatoio.
Bisogna
avere
una
autonomia
minima
di
1000
km
il
che
vuol
dire
avere
a
bordo
minimo
200
lt
di
carburante.
Portapacchi.
Quest’ultimo
deve
essere
ben
solido
con
grandi
scarichi
sulla
carrozzeria
per
poter
sopportare
meglio
i
centinaia
di
km
di
tole’
ondule’
che
si
incontrano
in
Algeria.
Sul
portapacchi
troverà
posto
la
seconda
ruota
di
scorta
ed
eventuali
casse
Trip
master.
Questo
contakm
elettronico
e’
fondamentale
per
misurare
esattamente
la
distanza
percorsa.
GPS.
La
bussola
satellitare
e’
indispensabile
per
razionalizzare
tutto
l’itinerario
e
per
orientarsi
sulle
immense
vallate
senza
punti
di
riferimento.
Mappe
topografiche
1:500.000.
Da
usarsi
unitamente
al
GPS
CB.
Tutti
i
4x4
devono
avere
a
bordo
questa
rice-trasmittente
per
potere
essere
collegati
fra
di
loro
evitando
moltissime
e
noiose
soste
altrimenti
indispensabili
per
poter
comunicare
fra
equipaggi.
Vale
sempre
la
regola
che il
4x4 deve
rimanere
il più
leggero
possibile
per
potere
meglio
sopportare
lo
stress
derivante
da
migliaia
km di
pista
con ogni
tipo di
terreno.
Quindi
non
caricare
materiale
inutile
od
eccessivo.
CARTOGRAFIA
Oltre
alle
classiche
carte
MICHELIN
specifiche
per il
nord
Africa
ed
Algeria
trovabili
presso
le
librerie
specializzate,
si
possono
acquistare
dei
CD-Rom
con
tutta
un’ottima
cartografia
russa
della
zona
interessata,
in scala
1:500.000.
Praticamente
sono
indispensabili
per
intraprendere
un
viaggio
del
genere
dato che
molte
volte si
può
procedere
solamente
dopo una
attenta
analisi
della
carta
topografica.
Queste
carte
russe si
possono
reperire
anche su
supporto
cartaceo
presso:
1.
SERGE
PARTSENIAK
Manager
Cartographics
Division
Four
Company
LDT. 523
Hamilton
Road
London
ON N5Z
153-Canada
Tel.
+5194331351
Fax
+5194335903.