|
4
settembre
2004.
Finalmente,
dopo
lunghi
preparativi,
il
nostro
viaggio
inizia
il
mattino
del 4
settembre
quando
con la
nostra
Focus
partiamo
alla
volta
dell’aeroporto
di
Malpensa.
Carichi
dei
nostri
strumenti
di
viaggio,
telecamera,
macchina
fotografica
digitale
con
svariate
memorie,
treppiedi
di vario
tipo,
contapassi,
cartine
etc….,
giungiamo
a
Malpensa.
Dopo
aver
lasciato
la
nostra
macchina
nel
parcheggio
convenzionato
con
Hotelplan,
ci
dirigiamo
a bordo
della
navetta
verso il
Terminal
1 e, una
volta
all’interno,
ci
apprestiamo
ad
effettuare
il
check-in.
Dopo
qualche
minuto
di
attesa
riusciamo,
alla
fine, ad
imbarcare
i nostri
bagagli,
destinazione
Aeroporto
Pearson
di
Toronto.
Dopo una
colazione
all’italiana,
con un
buon
caffè
che non
berremo
più sino
al
nostro
rientro,
ci
tuffiamo
nei
duty-free
alla
ricerca
di
riviste
e snack
che ci
accompagneranno
durante
il lungo
volo che
ci
porterà
nel
tanto
atteso
Canada.
Finalmente
si
avvicina
l’orario
dell’imbarco,
ma qui
iniziano
i “
nostri
primi
guai”.
Infatti,
per un
problema
di
Alitalia,
dopo
aver
iniziato
per ben
due
volte
l’imbarco
ci
troviamo
ad avere
il primo
ritardo.
Iniziano
le
tensioni,
in
particolare
da parte
mia,
perché
preoccupata
di
perdere
la
coincidenza
da
Londra
per
Toronto.
Alla
fine,
dopo due
ore di
ritardo,
è oramai
mezzogiorno,
ci
imbarchiamo
con
destinazione
London
Eatrhow.
Dopo
circa
un’ora e
mezzo di
volo
atterriamo
in
aeroporto
e ci
dirigiamo
all’area
passeggeri
in
transito
per il
check-in
di Air
Canada.
Una
volta
disbrigate
tutte le
pratiche,
ancora
un tuffo
nel
bellissimo
duty-free
londinese……
peccato
che non
si
trattasse
del
ritorno
perché
avrei
sicuramente
trovato
alcuni
souvenir
da
portare
con me.
Dopo
un’attesa
di un
paio di
ore ci
dirigiamo
verso il
nostro
gate e
qui,
dopo una
svariata
serie di
controlli
( io
sono
stata
addirittura
perquisita
da un
donnone
canadese)
ci
imbarchiamo
sul
nostro
Airbus.
Tutto
pronto
per il
decollo
ed ecco
….
ancora
problemi.
Dopo
diverse
comunicazioni
piuttosto
vaghe da
parte
degli
assistenti
di volo
ci viene
riferito
che il
motivo
del
mancato
decollo
dipende
da un
problema
di
sicurezza
a bordo
del
nostro
aereo.
Lì per
lì un
momento
di
panico,
ma poi
dopo
circa
due ore
finalmente
il
nostro
aereo
decolla
alla
volta di
Toronto.
Per
tutti e
due è il
primo
volo
intercontinentale,
ma
l’esperienza
è stata
bella.
Dopo
otto ore
di volo,
diversi
spuntini
e le
risate
per
Shreck
2,
atteriamo
finalmente
all’aeroporto
di
Toronto.
Sono le
8.30
p.m. ,
ora
locale,
quando,
finalmente,
possiamo
dire di
essere
in
Canada.
Dopo il
visto
sui
passaporti
ci
rechiamo
per il
ritiro
dei
bagagli
con il
terrore
che
nello
sbarco
londinese
siano
andati
persi.
Passato
il
terrore
iniziale
le
nostre
valigie
compaiono
sul
nastro
trasportatore
e
possiamo
iniziare
la
ricerca
del
banco
Hertz,
dove ci
aspetta
la
nostra
auto a
noleggio.
Ci
vogliono
circa
quindici
minuti
prima
che
riusciamo
ad
arrivare
al banco
Hertz;
con
estrema
calma e
poco
interesse
la
hostess
ci
consegna
le
chiavi
di
quella
che per
due
settimane
sarà la
nostra
auto.
Ed
eccola
la
nostra
macchinina…
una
enorme
Buick
argento
con
tanto di
cambio
automatico,
navigatore
satellitare.
Dopo
qualche
prova di
guida
nel
parcheggio,
ci
dirigiamo
verso
l’esterno
e qui
crisi di
panico:
non
riusciamo
bene a
capire
come
funzionano
il
cambio
automatico
ed il
navigatore
satellitare.
Un po’
impacciati
e
soprattutto
stanchi,
ci
dirigiamo
verso il
nostro
hotel il
Days Inn
in
Carlon
Street.
Eccoci
arrivati,
ma un
nuovo
problema
si
presenta.
Per
questa
notte
dobbiamo
trasferirci
in un
altro
hotel,
il Royal
York in
Front
Street.
Reimpostiamo
il
nostro
navigatore,
e via
alla
volta
del
nostro
hotel.
L’arrabbiatura
dovuta a
questo
disagio
si placa
quando
ci
troviamo
di
fronte a
questo
spettacolare
hotel.
Si
tratta
dell’hotel
più
antico
di
Toronto,
situato
fra
numerosi
grattacieli
che ha
dato
ospitalità
a
numerosi
personaggi
famosi.
È
mezzanotte
quando
entriamo
nella
nostra
camera
e, dopo
una
rapida
doccia,
finalmente
ci
addormentiamo
stanchi
ma
felici
di aver
iniziato
un nuovo
viaggio
alla
scoperta
del
mondo.
Dopo una
sana
dormita
inizia
il
nostro
primo
giorno
di
vacanza.
5
settembre
2004.
Dopo una
breve “
curiosata”
all’hotel,
usciamo
per la
nostra
prima
colazione
canadese.
Come poi
faremo
anche
gli
altri
giorni
entriamo
in una
di
quelle
catene (
Second
Cup, Tim
Horton
etc.)
dove con
pochi
dollari
è
possibile
prendere
un the
ed un
muffin.
La cosa
che ci
colpisce
subito è
che
questi
locali
sono
molto
attrezzati
per il
take-way:
il the è
servito
in
bicchieri
di
polistirolo
che
conservano
a lungo
il
calore.
Dopo
colazione,
ci
lanciamo
alla
scoperta
di
Toronto.
Siamo
nella
parte
più
moderna
piena di
palazzi
altissimi
avvolti
da una
leggera
nebbia.
Siamo
subito
colpiti
dall’alternanza
dell’architettura,
palazzi
“antichi”
che si
riflettono
in
luccicanti
palazzi
di vetro
di
svariata
altezza.
Seguendo
la
direzione
per
Harbourfront,
il
vecchio
porto di
Toronto,
passiamo
accanto
alla CN
Tower e
allo
Skydome.
Si
tratta
delle
due più
famose
attrazioni
di
Toronto.
La CN
Tower,
strumento
di
trasmissione
radiofonica
e
televisiva,
è alta
533 m ed
è meta
di
diversi
turisti.
Noi non
siamo
saliti
perché
questa
altezza
mi
terrorizza,
ma anche
vederla
dal
basso è
decisamente
spettacolare.
Di
fronte
alla
torre si
trova
l’altro
simbolo
della
città,
lo
Skydome,
stadio
della
città
con
tetto a
cupola.
Non
essendo
molto
appassionati
di sport
come il
baseball
o il
football
abbiamo
deciso
di non
visitarlo,
ma ci
hanno
colpito
le
statue
che sono
appese
all’esterno.
Si
tratta
di
imponenti
statue
che
rappresentano
il
pubblico
che
assiste
alle
diverse
partite.
Dopo
alcune
fotografie,
una
anche
alla
famosa “
Giubba
Rossa” ,
ci
dirigiamo
verso il
porto
dove i
magazzini
in
disuso
sono
stati
trasformati
in
locali
di vario
genere.
Il porto
è
veramente
immenso
tanto
che più
che su
un lago
sembra
di
essere
in riva
al mare.
La
nebbia
copre
ancora
lo
skyline
della
città e
le isole
all’orizzonte,
ma la
temperatura
ci
permette
di
passeggiare
sulla
riva.
Decidiamo
di
dirigerci
verso la
City
Hall, il
municipio
di
Toronto
considerato
un
importante
esempio
di
architettura
moderna.
Si
tratta
di un
edificio
a tre
corpi,
due
torri
gemelle
a
conchiglia
ed in
basso un
edificio
a forma
di disco
volante;
a mio
parare
niente
di
sensazionale.
Molto
belli e
di
notevole
effetto,
invece,
i grandi
palazzi
in vetro
di tutto
il
quartiere
che ci
hanno
permesso
di fare
le
cosiddette
“fotografie
artistiche”.
Una
visita
al Eaton
Centre,
il più
grosso
centro
commerciale
della
città, e
poi
proseguiamo
la
nostra
visita
che
riserva
diverse
sorprese.
Il sole
inizia a
fare
capolino
fra la
nebbia
ed il
clima
inizia a
surriscaldarsi.
Continuiamo
a
girovagare
scoprendo
angoli
particolari
come le
chiese
nascoste
fra i
grattacieli
o le
fontane
colorate.
Verso
sera
torniamo,
guidati
dal
nostro
navigatore,
al Days
Inn e
dopo una
doccia
ristoratrice
usciamo
per la
nostra
prima
cena in
Canada.
Troviamo
un posto
in Yong
Street,
una fra
le vie
principali
della
città di
Toronto,
dove
ceniamo
a base
di
pollo
cucinato
in modo
strano,
ma
appetitoso.
Dopo
alcune
fotografie
in
notturna
ritorniamo
verso il
nostro
hotel
per una
lunga
dormita,
anche
perché
domani
ci
aspettano
le
Cascate
del
Niagara.
6
settembre
2004.
Dopo la
solita
colazione
a base
di
muffin,
recuperiamo
la
nostra
auto nel
parcheggio
( a
pagamento
come
ovviamente
in tutti
gli
hotel
canadesi)
dell’hotel
e,
impostato
il
navigatore,
partiamo
alla
volta di
Niagara
Falls,
le
famose
cascate.
Sono
circa
150 i
chilometri
che
separano
Toronto
dalle
famose
cascate,
e sulla
strada
decidiamo
di fare
tappa a
Niagara
on the
lake,
località
che la
nostra
guida (
Lonely
Planet)
consiglia
vivamente.
Dopo
circa
due ore
di
viaggio
su una
mega
autostrada
a
quattro
corsie,
il
limite
massimo
è però
100 Km
orari,
giungiamo
in
questa
splendida
cittadina
ottocentesca,
ricca di
edifici
in stile
vittoriano
e di
giardini
fioriti.
Terminata
la
visita
ad
alcuni
negozietti
caratteristici,
fra cui
uno
interamente
dedicato
al
Natale,
riprendiamo
il
nostro
viaggio
verso
Niagara
Falls.
Dopo una
breve
sosta
per il
pranzo,
al
solito
Mc
Donald’s,
proseguiamo
per una
ventina
di
chilometri
sempre
guidati
dal
nostro
compagno
di
viaggio.
E,
finalmente,
eccoci
arrivati.
Parcheggiata
la
Buick,
ci
dirigiamo
verso
quello
che a
nostro
parere è
il
centro e
improvvisamente
davanti
a noi
compaiono
le
famosissime
cascate.
Lo
stupore
è tanto
e
velocemente
percorriamo
il parco
che ci
separa
dal
marciapiede
con
vista
direttamente
sulle
cascate.
Proprio
di
fronte a
noi
troviamo
le
cascate
americane,
meno
imponenti
delle
canadesi,
ma
ugualmente
spettacolari.
Girandoci
verso la
nostra
destra,
ecco le
superbe
cascate
canadesi
con la
forma di
ferro di
cavallo.
Devo
ammettere
che da
parte
mia
l’emozione
è stata
tanta;mai
avrei,
in
passato,
immaginato
di
trovarmi
di
fronte a
questo
superbo
spettacolo
della
natura.
Abbiamo
osservato
le
cascate
da
qualsiasi
angolazione
possibile,
tanto
che
abbiamo
scattato
tantissime
fotografie.
Sono
numerose
le
offerte
turistiche
per
ammirare
le
cascate,
dalle
gallerie
sotterranee,
alle
terrazze
panoramiche
sulle
varie
torri
sino
alla
Maid of
the
Mist, la
barca
che
porta i
turisti
proprio
sotto le
cascate
canadesi.
Di
comune
accordo
abbiamo
deciso
che la
Maid of
the mist
non era
l’attrazione
adatta a
noi e
allora,
presa la
funicolare
che
porta
nella
parte
più alta
della
città,
ci siamo
diretti
verso la
Skylon
Tower.
Dopo una
visita
all’interno
dello
spettacolare
nuovo
casinò,
dal
quale
peraltro
si gode
una
bella
vista
sulle
cascate,
ci siamo
diretti
verso la
torre.
La
Skylon
Tower (a
pagamento
ovviamente)
è una
torre
grigia
con
ascensori
esterni
alta 250
m che
dalla
sua
terrazza
panoramica
offre
una
splendida
vista su
entrambe
le
cascate.
Dopo
un’altra
serie di
fotografie
e di
riprese
ed un
piccolo
tour nel
negozio
di
souvenir
dove ho
acquistato
la
pallina
in vetro
per la
mia
collezione,
siamo
scesi a
terra.
Abbiamo
proseguito
verso
Clifton
Hill, la
zona
turistica
della
città
considerata
la
patria
di tutti
i
divertimenti.
Dopo
aver
girovagato
nei vari
negozi
“a tema”
( per
esempio
dedicato
al
Wrestling,
alla
Metro
Gold
Mayer o
alla
Disney)
e aver
visitato
anche il
vecchio
casinò
abbiamo
deciso
di
cenare a
Niagara
Falls
per
ammirare
le
cascate
alla
sera,
come
consigliato
dalla
nostra
guida.
Per cena
abbiamo
scelto
sempre
la zona
di
Clifton
Hill
piena di
locali
di
diverso
tipo
dove
abbiamo
gustato
un
piatto
“tipicamente
americano”
con
bistecca,
patatine
fritte
ed
insalata.
Dopo
cena
siamo
tornati
verso le
cascate.
Devo
dire che
ne è
valsa
veramente
la pena,
perché
lo
spettacolo
delle
cascate
illuminate
è
splendido.
Dei
grossi
fari di
colori
differenti,
illuminano
entrambe
le
cascate
creando
una
atmosfera
bellissima.
Stanchi
ma
felici
per la
splendida
giornata,
siamo
tornati
a
Toronto
guidati
sempre
dal
nostro
navigatore.
7
settembre
2004.
La
giornata
non è
delle
migliori
ed il
cielo
grigio
promette
delle
piogge.
Decidiamo
per
prima
cosa di
visitare
l’ AGO,
la Art
Gallery
of
Ontario.
Mentre
aspettiamo
che la
galleria
apra i
battenti
(alle
ore 11
per
l’esattezza)
sotto
una
leggera
pioggerella
visitiamo
due
quartieri
che
tutte le
guide
consigliano.
Il primo
è
Kensington
Market,
quartiere
con un
famoso
mercato
e con
costruzioni
in stile
vittoriano.
In
realtà
il
mercato
non è
nulla di
particolare
e le
case
sarebbero
bellissime
se solo
fossero
conservate
meglio;
infatti,
i
piccoli
giardini
delle
case
sono
pieni di
sterpaglie
e poco
curati.
Il
secondo
quartiere
è
Chinatown,
particolare
nell’architettura
e nello
stile,
ovviamente
cinese.
Due sono
le cose
che mi
hanno
colpito
maggiormente:
tutto
rispecchia
la
mentalità
cinese,
scritte,
abiti e
cineserie,
ma
soprattutto
la
sporcizia
che
contraddistingue
questo
quartiere.
Dopo
questa
passeggiata
piacevole,
ma allo
stesso
tempo
deludente
siamo
tornati
verso
l’AGO.
Anche
qui
un’altra
piccola
delusione.
La guida
descriveva
questa
galleria
come un
punto
essenziale
nella
visita
di
Toronto,
ma in
realtà,
invece,
non
abbiamo
visto
niente
di
particolare.
L’unica
cosa
interessante
è stata
la
visita,
compresa
nel
prezzo
d’ingresso
alla
Grange,
una
dimora
dell’epoca
georgiana.
Accolti
da
personale
in
costume
abbiamo
visitato
alcune
delle
stanze
che ci
hanno
permesso
di
comprendere
come si
viveva
in una
dimora
signorile
dell’epoca.
Dopo
aver
consumato
uno
spuntino
nel
self-service
del
museo e
visto il
ritorno
del bel
tempo
abbiamo
deciso
di
dirigerci
verso
Casa
Loma,
altra
dimora
storica
della
città,
posizionata
però più
in
periferia.
Raggiungere
questa
meta è
stato un
disastro
una vera
e
propria
impresa.
Abbiamo
preso il
metro e
qui
un’altra
stranezza
della
città: i
biglietti
non si
acquistano
nelle
edicole
come da
noi, ma
è
possibile
pagare
il
biglietto
direttamente
al
controllore.
Purtroppo
abbiamo
sbagliato
la
fermata
della
metropolitana
e
abbiamo
camminato
quasi
un’ora
prima di
capire
che
stavamo
andando
nella
direzione
sbagliata.
Dopo
aver
preso un
tram che
ci ha
riportato
nuovamente
alla
fermata
della
metropolitana
abbiamo,
finalmente,
trovato
Spadina
Ave, la
via di
Casa
Loma.
Dopo
aver
camminato
ancora
un po’,
eccoci
finalmente
a
destinazione.
Si
tratta
di una
casa, o
meglio
dire un
castello,
costruito
nei
primi
del 900
da un
ricco
uomo
d’affari
ed è
possibile
visitare
numerose
stanze
appartenute
a questa
facoltosa
famiglia.
Dalle
torri
della
dimora
si gode
uno
splendido
panorama
dello
skyline
della
città di
Toronto.
Dopo la
solita
docci
ausciamo
per la
cena. La
nostra
destinazione
è il
vecchio
porto
dove
possiamo
assaggiare
un
piatto
di
pasta,
non
buono
come in
Italia,
ma
comunque
mangiabile.
E, dopo
un’ultima
notte,
finisce
il
nostro
soggiorno
a
Toronto.
8
settembre
2004.
Dopo la
solita
colazione
ed il
saldo (
purtroppo
poco
economico!!)
del
parcheggio,
partiamo
alla
volta di
Ottawa,
capitale
del
Canada
lontana
circa
500 Km.
A metà
strada
decidiamo
di fare
una
sosta a
Kingston,
attraente
cittadina
fondata
alla
confluenza
fra il
lago
Ontario
e il
fiume
San
Lorenzo.
Kingston
è una
cittadina
con
numerosi
palazzi
del
secolo
scorso e
tanti
negozietti
particolari,
che non
abbiamo
mancato
di
visitare.
Peccato
perché
non ho
trovato
la mia
pallina.
Dopo una
pausa
per il
pranzo
nel
solito
Mc
Donald’s
abbiamo
proseguito
il
viaggio
verso
Ottawa.
Nel
primo
pomeriggio
arriviamo
al
nostro
hotel,
l’
Aristocratic
Suite,
in
Cooper
Street.
Lasciamo
la
nostra
auto in
un
parcheggio
con
parchimetro
proprio
di
fronte
all’hotel
e
saliamo
nella
nostra
stanza,
se così
si può
chiamare.
Si
tratta
di un
vero e
proprio
appartamento
con
tanto di
salotto
ed
angolo
cottura
con una
meravigliosa
vista
sulla
città di
Ottawa.
Sono
passati
pochi
minuti e
quando
scendiamo
per
portare
le
macchina
nel
parcheggio
a
pagamento
dell’hotel
ecco una
sorpresa:
una
multa
causa
parchimetro
scaduto
di 25
dollari
canadesi.
Dopo
l’arrabbiatura
non ci
resta
che
recarci
nel
vicino
municipio
e pagare
la
multa.
Nonostante
l’inizio
non sia
stato
dei
migliori,
la città
è
veramente
splendida.
A pochi
minuti
dal
nostro
hotel ci
troviamo
in
Parlament
Hill,
l’enorme
piazza
in cui
si
trovano
i
maestosi
edifici
del
Parlamento
canadese.
Si
tratta
di ben
tre
edifici
in stile
vittoriano
che
richiamano
lo stile
della
torre
del Big
Ben
londinese.
Dalla
piazza è
possibile
ammirare
diversi
scorci
di
Ottawa.
Innanzitutto
lo
splendido
panorama
del
canale
Rideau
che
divide
l’anglofona
Ottawa,
da Hull
di
chiara
atmosfera
francese.
Osservando
l’orizzonte
della
città si
possono
notare
la
National
Gallery
dietro
la quale
svetta
l’imponente
mole
della
chiesa
di Notre
Dame e
lo
Chateau
Laurier,
il più
lussuoso
hotel
della
capitale,
appartenente
alla
catena
Frontenac,
la
stessa
dell’hotel
Royal
York di
Toronto
dove
anche
noi
abbiamo
soggiornato
per una
notte.
Girovagando
fra le
vie
cittadine
ci
troviamo
di
fronte
ad una
escursione
che
attira
la
nostra
attenzione;
si
tratta
di un
tour
della
città
con un
mezzo
anfibio.
Il tour
è diviso
in due
parti:
una su
ruote ed
una nel
canale
Rideau.
La prima
ci
permette
di
vedere i
principali
luoghi
di
interesse
sia di
Ottawa
che di
Hull.
Una
volta
giunti
ad Hull,
tramite
un
imponente
ponte in
ferro,
entriamo
nel
canale
ed
osserviamo
le due
sponde
della
capitale.
Anche
qui,
fotografie
e
riprese
varie
per
testimoniare
la
strana
escursione
effettuata.
Dopo una
breve
visita
nell’ufficio
turistico
della
città,
ci
dirigiamo
verso il
nostro
hotel
per
rinfrescarci
e
riprenderci
prima
dell’uscita
serale.
Dalla
nostra
finestra
possiamo
ammirare
uno
splendido
tramonto
sulla
città e
ripartiamo
alla
ricerca
di un
posto
dove
cenare.
Decidiamo
di
fermarci
in un
pub
inglese
dove
prendiamo
un
piatto a
base di
pollo,
difficile
da
descrivere
ma
piuttosto
appetitoso,
anche se
abbastanza
piccante.
La
nostra
serata
si
conclude
sempre
di
fronte
agli
edifici
di
Parlament
Hill,
dove si
svolge
uno
spettacolo
gratuito
animato
da suoni
e luci
in cui
si
racconta
la
storia
dell’immigrazione
in
Canada.
9
settembre
2004.
La
mattinata
si
presenta
con una
bella
pioggia
torrenziale
che,
però,
non ci
impedisce
di
proseguire
la
nostra
scoperta
della
città.
Dopo una
colazione
nel
Rideau
Centre,
grosso
centro
commerciale
cittadino,
ci
dirigiamo
verso i
palazzi
del
Parlamento.
Praticamente
bagnati
fradici
entriamo
nel
palazzo
centrale
dove,
dopo i
soliti
controlli
della
sicurezza
(metal
detector
incluso),
ci
prenotiamo
per la
visita
guidata,
naturalmente
in
inglese.
In
attesa
dell’inizio
della
visita
saliamo
con un
ascensore
sulla
cima
della
Peace
Tower,
ma,
visto il
tempo,
il
panorama
non è
sicuramente
affascinante
come
dovrebbe
essere.
Inizia
dopo
poco
tempo la
nostra
visita
guidata,che
ci porta
alla
scoperta
di
angoli
incredibili
di
questo
palazzo.
È circa
mezzogiorno
quando
lasciamo
il
palazzo
e, visto
il
persistere
della
pioggia,
decidiamo
di
visitare
il
Rideau
Centre
dove,
oltre ad
un
pranzo
veloce,
ci
dedichiamo
ad un
po’ di
“sano”
shopping.
Dopo
essere
tornati
in
camera
per una
doccia
calda e
per il
cambio
degli
abiti
oramai
inzuppati,
decidiamo
di
recarci
a
visitare
la
National
Gallery,
in auto.
In pochi
minuti
raggiungiamo
il
parcheggio
sotterraneo
del
museo ed
entriamo
in
questa
galleria
che
alterna
capolavori
di
artisti
canadesi
ed
americani
fra cuo
Andy
Wharhol
ad opere
di
artisti
europei
fra cui
uno
degli
“Iris”
di
Vincent
Van
Gogh.
Per più
di due
ore
restiamo
all’interno
del
museo
mentre
fuori il
tempo
sembra
subire
un
leggero
miglioramento.
All’uscita
ci
dirigiamo
verso la
Cattedrale
di Notre
Dame
proprio
di
fronte
al
museo.
Purtroppo
possiamo
visitare
solo
velocemente
questa
chiesa,in
quanto
sta per
iniziare
una
funzione
religiosa.
Torniamo
in hotel
per
lasciare
la
nostra
auto e
proseguiamo
la
nostra
passeggiata
per
dirigerci
verso
Byward
Market,
piacevole
zona
commerciale
ricca di
ristoranti
di ogni
tipo.
Ceniamo
in un
ristorantino
francese
e con
calma
ritorniamo
al
nostro
hotel,
dove
trascorriamo
l’ultima
notte ad
Ottawa.
10
settembre
2004.
Lasciamo
Ottawa
alla
volta di
Quebec,
la
capitale
del
Quebec,
parte
francese
del
Canada.
Sono
circa
500 i Km
che
separano
le due
città e
dopo
alcune
ore di
viaggio,
giungiamo
alla
nostra
meta.
Grazie
al
navigatore,
riusciamo
abbastanza
agevolmente
a
raggiungere
il
nostro
hotel,
l’Hilton,
in rue
Rene
Levesque.
Dopo
aver
lasciato
la
nostra
Buick al
“valletto”,
che
provvederà
a
parcheggiarla
nel
garage
dell’hotel,
saliamo
nella
nostra
stanza
al
ventiduesimo
piano.
La
stanza
ha una
vista
magnifica
grazie
alla
splendida
vetrata
che
domina
parte
della
città..
Sistemati
i
bagagli,
usciamo
subito.
Già ad
un primo
sguardo
la città
appare
splendida
con i
suoi
vicoli e
le sue
splendide
case
colorate.
Innanzitutto
si deve
dire che
Quebec è
l’unica
città
fortificata
del Nord
America
con un
porto
molto
importante
sul
grande
fiume
San
Lorenzo.
La prima
cosa che
vogliamo
visitare
è lo
Chateau
Frontenac,
un hotel
costruito
nel
1893, e
considerato
l’hotel
più
fotografato
al
mondo.
Anche
noi,
come
tutti i
turisti,
lo
fotografiamo
da ogni
angolazione
possibile.
Passeggiamo,
poi,
sulla
Terrasse
Dufferin,
una
passeggiata
in legno
lunga
circa
600
metri a
picco
sul
fiume
San
Lorenzo.
Dopo una
breve
visita
all’ufficio
turistico
della
città
per
raccogliere
più
informazioni
possibili,
girovaghiamo
per i
vicoli
colorati
pieni di
gente e
di
negozi
di vario
tipo.
Verso le
diciotto
torniamo
in hotel
per una
doccia
e, poi,
usciamo
per la
cena
alla
ricerca
di un
locale
tipico.
Ceniamo
in un
piccolo
bistrò
francese
che
unisce
piatti
della
cucina
canadese
(
ovviamente
non
manca il
famoso
sciroppo
d’acero)
a quelli
francesi
ed, in
particolare,
della
Bretagna.
Terminata
la cena,
passeggiamo
ancora
sulla
Terrasse
Dufferin
e poi
torniamo
all’Hilton.
11
settembre
2004
Dopo la
solita
colazione
con tè e
muffin,un
classico
oramai,
decidiamo
di
dedicare
la
mattina
alla
visita
della
Città
Vecchia,
che si
trova
nella
parte
alta di
Quebec.
Oltre a
rivedere
il
maestoso
Chateau
Frontenac,
che
domina
incontrastato
sulla
città,
visitiamo
le varie
chiese
fra cui
l’ennesima
Notre
Dame e
le
chiese
delle
diverse
religioni.
Per
prima
cosa
osserviamo
il
panorama
della
città
bassa
dal Parc
Montmorency,
che per
altro ci
permette
una
ulteriore
sbirciata
al
Frontenac.
Poi
scendiamo
nella
città
bassa e,
subito,
restiamo
colpiti
da uno
splendido
affresco
che
rappresenta
il
passaggio
delle
stagioni
nel
Quebec e
raffigura
alcuni
dei
personaggi
che
hanno
reso
celebre
la città
di
Quebec
in tutto
il
Canada.
Proseguiamo,
poi,
verso
Place
Royale,
vecchia
di circa
400
anni,
magnifica
nei suoi
colori e
dominata
dalla
solita
chiesa
di Notre
Dame di
Bonsecours,
dedicata
dai
marinai
proprio
alla
Vergine.
Adocchiamo
una
“boulangerie”
e
decidiamo
di
prendere
dei
panini
per
pranzare
su una
panchina
al sole,
visto
che
tempo
molto
bello.
Dopo
aver
pranzato,
passeggiamo
sul
porto
vecchio
sulla
riva del
San
Lorenzo,
fino ad
arrivare
ad
un’area
dove si
trova un
mercato
molto
colorato
dove i
contadini
vendono
i loro
bellissimi
prodotti.
Verso
sera
torniamo
in
hotel.
Per cena
scegliamo
il
ristorante
“Parmesan”,
un
locale
molto
pubblicizzato
e
frequentato
della
città.
Il
locale
era
stracolmo
di gente
tanto
che i
tavolini
erano
praticamente
attaccati
fra loro
ed il
cibo,
anche se
spacciato
per
italiano,
non era
eccezionale.
Tra
l’altro,
abbiamo
fatto
conoscenza
con un
gruppo
di donne
( mezze
pazze)
agenti
immobiliari
che sono
rimaste
molto
stupite
quando
hanno
compreso
che
eravamo
italiani.
Finalmente,
terminata
la cena,
abbiamo
lasciato
il
locale,
a dire
il vero
troppo
caotico
per noi,
e
abbiamo
fatto
una
passeggiata
nella
città
bassa,
ammirando
così la
città
illuminata
da una
prospettiva
diversa.
Altra
cosa
particolare
di
Quebec è
che in
ogni
angolo è
possibile
trovare
artisti
di
strada
che
allietano
i
turisti.
Fra i
tanti
un’artista
che ci
ha molto
colpito
era una
vecchietta
che,
accompagnata
credo
dal
marito,
cantava,
con voce
stridula,
canzoni
francesi.
Verso le
undici
siamo
poi
tornati
verso
l’Hilton.
12
settembre
2004.
Colazione
e poi di
nuovo
alla
scoperta
di una
nuova
parte di
Quebec.
La
scelta
cade su
una
passeggiata
sulle
mura
fortificate
che
circondano
la città
vecchia
per
circa
4,6
chilometri.
Abbiamo
potuto
scoprire
angoli
nuovi
che non
avevamo
ancora
visto.
Dopo
aver
pranzato
ad un Mc
Donald’s
quebecoise,
visto il
peggiorare
delle
condizioni
climatiche,
decidiamo
di
recarci
a Ste
Anne de
Beauprè,
una
sorta di
parco a
tema
religioso,
consigliato
dalla
nostra
Lonely
Planet,
o, per
meglio
dire la
Lourdes
del
Canada.
Dopo
circa
venti
minuti
di auto,
sotto un
bel
diluvio,
giungiamo
a
destinazione.
Il tempo
sembra
migliorare
e
scendiamo
dalla
nostra
Buick.
Ci
dirigiamo
verso
questa
mastodontica
Basilica
in
pietra
bianca.
All’apparenza
sembra
una
Chiesa
simile
alle
nostre
ma al
suo
interno,
troviamo
alcuni
particolari
che ci
lasciano
abbastanza
perplessi.
La
chiesa è
veramente
bella,
in
particolare
i grandi
mosaici
che la
decorano.
In tutta
la
chiesa
sono
appesi
diversi
televisori
che
servono
a
trasmettere
informazioni
ed
immagini
delle
celebrazioni
religiose.
Scendendo
nella
cripta,
ecco
altre
particolarità.
Prima
cosa una
cappella
dedicata
alla
Messa
Televisiva,
mentre
nelle
altre
c’è una
sorta di
mercatino
in cui
vengono
venduti
libri di
vario
genere,
ma
sempre a
tema
religioso.
Usciti
dalla
chiesa
si trova
il
solito
negozio
di
souvenir
religiosi
e,
appena
di
fronte,
con una
grossa
scritta
luminosa,
è
indicato
“Blessing
Bureau”
(
cappella
delle
benedizioni).
Di
fronte
alla
Basilica
si trova
un hotel
per
accogliere
i
pellegrini.
La
particolarità
di
questo
hotel è
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