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Queste pagine sono il diario di un’escursione che abbiamo fatto a Cayo Largo durante la nostra vacanza a Cuba nel febbraio 2005.
Cayo Largo è un’isola che si trova a circa 100 Km a sud di Cuba, in pieno Mar dei Carabi. E’ l’isola più grande di un arcipelago di origine corallina, formato da numerosissimi isolotti, alcuni poco più di un arenile sabbioso, per la maggior parte disabitati. Nell’arcipelago è permesso l’accesso solo ai turisti, gli unici cubani ammessi sono gli addetti ai servizi. All’isola si può accedere solo tramite le escursioni organizzate dall’agenzia turistica di stato.
Alle 5 di mattina eravamo già pronti fuori dell’hotel ad attendere un taxi che ci avrebbe portato nel luogo di raccolta. Da qui ci hanno portato in un aeroporto secondario a sud ovest della capitale. La partenza non è stata entusiasmante, il terminal era poco più di una baracca, con uno stanzino di 3 m3 che fungeva da bar. Superati i controlli meticolosi della polizia (pur essendo un volo interno è necessario il passaporto), ci hanno fatto salire in un vecchio quadrimotore ad elica. Il viaggio si è svolto comunque in modo perfetto, e dopo circa mezz’ora potevamo vedere dal finestrino l’arcipelago, che, pur non ancora in piena luce, mostrava già tutto il suo fascino. Una miriade di isolotti ricoperti da fitta vegetazione circondati da arenili di sabbia bianca.
Non erano ancora le nove quando siamo atterrati all’aeroporto di Cayo Largo. Il terminal, questa volta, aveva un aspetto degno del nome, moderno e ben organizzato. Già questo ci ha fatto capire che eravamo entrati in un altro mondo. Dal terminal ci hanno trasferito al porticciolo dell’isola dove erano ormeggiati diversi battelli turistici. Qui ci siamo imbarcati e siamo partiti per la nostra escursione in un mondo che finora avevamo solo fantasticato sulla base dei racconti che altre persone ci avevano fatto.
La partenza è avvenuta poco dopo le 9 di mattina, la luce non era ancor piena e il cielo appariva abbastanza velato, ma nel giro di pochissimo tempo il sole iniziava a salire all’orizzonte, la foschia spariva e il cielo si colorava di un azzurro sempre più intenso. Il mare, che alla luce iniziale ci era apparso di un colore grigio uniforme, ha iniziato a prendere la colorazione azzurro-verde, con una miriade di sfumature che risaltavano specialmente in vicinanza degli arenili di sabbia bianca. Dal tenue color celeste si passava al color azzurro cobalto, al verde smeraldo e a tutta quella miriade di sfaccettature verde-azzurre che è impossibile descrivere. Il battello ha iniziato a muoversi attraverso canaloni che si snodavano tra degli isolotti caratterizzati da arenili di sabbia bianca e rigogliose vegetazione di mangrovie. In alcuni punti gli arenili sparivano invasi da mangrovie le cui radici raggiungevano il mare. I fondali erano abbastanza bassi in alcuni punti la profondità era inferiore al metro. In queste zone l’acqua era di un tenue color celeste; qui qualche mangrovia era riuscita a crescere e spuntava isolata come una boa a segnalare il basso fondale. Per una buona mezz’ora non abbiamo avuto parole e siamo rimasti incantati ad ammirare questa esplosione di colore, chiedendoci se fosse un sogno o la realtà.
La prima fermata l’abbiamo fatto a Cayo Iguana: si tratta di un isolotto completamente diverso dagli altri, è infatti roccioso, senza arenili e con scarsa vegetazione. E’ abitato esclusivamente da iguana, da cui si giustifica l’origine del nome. Prima di tutto raccomandiamo di camminare nell’isolotto con scarpe adatte, possibilmente di gomma: l’isola è molto rocciosa e si scivola facilmente. Qui abbiamo ammirato dei pacifici iguana, che incuranti dei turisti si crogiolano al sole.
Abbiamo poi raggiunto una zona con fondali particolarmente bassi, dove in alcuni punti affioravano degli arenili. Il battello ha ormeggiato per permettere a chi lo voleva di fare il bagno. Ripartiti, in pochi minuti abbiamo raggiunto la barriera corallina, questa zona è un paradiso per i sub. Con gli occhiali e pinne ci siamo immersi e ci è apparso un mondo fantastico: siamo stati circondati da centinaia di pesci dalle forme più incredibili e da colori spettacolari, è stata una emozione indescrivibile.
Era passato mezzogiorno quando abbiamo raggiunto un’isola, dove vi erano attrezzature turistiche. Qui il battello ci ha sbarcati e abbiamo raggiunto un self-service dove abbiamo consumato un pasto più che decoroso. Siamo rimasti in questa isola per tutto il pomeriggio. L’isola era una lunga lingua di terra larga non più di 100 m, al centro dominavano le mangrovie, mentre l’altro lato rispetto al zona dove erano le attrezzature turistiche, era una lunghissima spiaggia di sabbia bianca delimitata da palme. Abbiamo scoperto che camminare su questo tipo di sabbia, quando è asciutta è molto faticoso in quanto si tende ad affondare, molto di più rispetto a quelle dei nostri mari. Camminando lungo l’isola abbiamo anche raccolto una bellissima stella marina, di colori e dimensioni notevolmente superiori a quelle a noi familiari. La tentazione di portarla via come ricordo è stata forte, ma sapendo che era proibito ci siamo limitati ad immortalata con una foto.
Siamo ripartiti dall’isola verso le quattro del pomeriggio, questa volta però siamo dovuti salire su un catamarano e l’imbarco ha creato qualche difficoltà in quanto per raggiungere lo scafo abbiamo dovuto improvvisarci equilibristi per poter camminare sulla rete. In più di mezz’ora siamo sbarcati a Cayo Largo ed eravamo nel terminal dell’aeroporto.
La partenza è stata caratterizzata da una serie di controlli meticolosi e pesanti sul bagaglio, passaporto e documenti oltre che il normale check-in, l’ultimo davanti alla scaletta prima di salire nell’aereo, dove ci hanno ispezionato con pignoleria i bagagli. Ma la gioia di aver vissuto queste emozione ci ha reso tutto sopportabile. |