E
arrivata
finalmente
la data
tanto
attesa,
è
arrivato
il 5 di
Novembre,
è
arrivato,
dopo 11
ore di
volo il
momento
di
toccare
Cuba.
Meta
ambita e
sognata
da
tempo,
affascinante
per la
sua
storia,
per le
sue
tradizioni,
per la
sua
cultura,
e per
l’essere
uno
degli
ultimi
baluardi
social-comunisti
al
mondo,
almeno
cosi
credevo…
Sbarcati
alle ore
22 circa
presso
il Jose
Marti
International
airport
dell’Havana,
siamo
inebriati
dall’afa
che ci
fa
dimenticare
i 15
gradi
romani
che
subivamo
solo
qualche
ora
prima,
il
pensiero
e
l’eccitamento
però
vengono
subito
surclassati
dall’estenuante
fila al
controllo
immigrazione,
organo
meticoloso
quanto
eccessivo,
ci si
dilunga
cosi,
inutilmente
allo
sportello
con un
addetto
che
guarda
la foto,
la
riguarda,
poi ci
scruta
con
attenzione,
poi
comincia
a
rivolgermi
un
caterva
di
inutili
domande
come:
“qual è
il suo
nome?”,
“dove
vive?”,
“perché
è a
Cuba?”,
“quanto
rimane?”,
“dove
dorme?”…
E meno
male che
il
Lonely
Placet
trova
questa
esperienza
“eccitante”,
io la
definirei
a dir
poco
ridicola…
Appena
fuori
troviamo
un taxi
che ci
porterà,
per ben
25 Euro
(ne
sarebbero
bastati
la metà,
ma la
“sola”
al
principio
è
d’obbligo,
e
purtroppo
non sarà
l’ultima)
alla
casa
particolar
che
abbiamo
riservato
tramite
mail gia
da
tempo, è
iniziata
la
nostra
avventura
cubana…
HAVANA
La prima
casa
particolar
situata
nella
zona
dell’Havana
Centro è
di una
signora
di nome
Martha,
gentile,
affabile,
perspicace.
Arriviamo
tardi e
rinunciamo
quindi a
sfruttare
la
notte,
preferendo
smaltire
le 6 ore
di fuso
che ci
dividono
dalla
madrepatria.
All’indomani
ci
armiamo
di
zaini,
macchina
fotografica
e acqua,
e
cartina
alla
mano
dedichiamo
la
giornata
a girare
per la
“capital
di todos
i
cubani”
come
recita
un
cartello
apposto
per le
strade.
Centro
Havana,
el
Malecon
(il
lungomare),
El
Capitolio,
l’Avana
Veja,
Plaza
veja,
plaza de
armas,
Plaza
del la
Catedral,
Chinatown
(che
occhio!
di
cinesi
non ne
ha
nemmeno
l’ombra
in
quanto
sono
tutti
andati
via con
l’avvento
del
socialismo
e
dell’impossibilità
di
sviluppare
attività
private).
L’Avana
si
rivela
un vero
e
proprio
monumento
a cielo
aperto,
tutto è
storico,
tutto è
bellissimo,
peccato
che, a
parte l’Havana
Veja, la
non
curanza
rende
baracche
abitazioni
che in
qualunque
paese
occidentale
sarebbero
valorizzate
come
musei e
renderebbero
onore a
questi
quartieri,
ora
abbandonati
ad
essere
poco più
che
periferie
sporche
e
malconce.
Per
tutto il
tragitto
siamo
bersaglio
del
fenomeno
definito
come “jineterismo”,
decine
di
persone
tentano
l’approccio,
amichevolmente
ma con
un
occhio
alla
nostra
tasca
ricca di
dollaroni
da
turista,
e
ovviamente
prima o
poi
cadiamo
nel
rete.
Lui si
chiama
Adrian,
24 anni,
dice di
lavorare
alla
fabbrica
di
sigari
che
oggi,
Domenica,
è
chiusa,
si offre
di
accompagnarci
in giro,
ci
mostra
posti
che soli
forse
non
avremmo
trovato,
è
gentile,
parla un
pò di
italiano,
è
disponibile
a
rispondere
alle mie
curiosità,
magari
davanti
ad un
mojto.
Ci
sediamo,
ne
ordiniamo
3, per
due
volte,
prezzo
finale
24 euro,
batosta!!
Decidiamo
di
mangiare
qualcosa,
ci porta
in una
paninoteca
piuttosto
squallida,
un tizio
tenta di
barattare
il suo
cappello
tipo “Chè”,
due
panini e
due
birre 11
euro,
azzo!!!
Non è
finita
per il
pomeriggio
si
mostra
disponibile
a farci
visitare
la Casa
della
musica,
il posto
è
affascinante,
la salsa
suonata
dal vivo
anche,
peccato
che si
presenta
con
consorte
al
seguito,
20 euro
complessivi
per
entrare
tutti,
la
mazzata
è
completa.
Torniamo
alla
nostra
abitazione
piuttosto
affranti,
Cuba
almeno
per ora
(ma
scopriremo
poi, per
tutto il
viaggio)
è
costosa
quanto
Roma.
Per la
sera non
ci
perdiamo
d’animo,
dalle
mie
ricerche
di mesi
su
internet
ho il
contatto
di un
autista
privato,
Ernesto
ci viene
a
prendere
sotto
casa e
ci porta
in un
locale
niente
male, Il
Caffe
cantante,
musica
dal
vivo,
salsa,
Raggaetone,
la piu
popolare
musica
tra i
giovani
cubani,
un mix
di
reggae e
salsa
suonati
elettronicamente,
è il
commerciale
che
avanza.
Il
secondo
giorno
all’Havana
è
all’insegna
del
mare,
con
Ernesto
andiamo
a Playa
dell’Este,
la piu
popolare
spiaggia
nei
pressi
della
capitale,
il mare
è
spettacoloso,
ci
ustioniamo
e
ascoltiamo
le
chiacchiere
di
troppi
italiani,
almeno
per i
miei
gusti…
Per la
sera ci
troviamo
un
ristorantino,
Chan li
Po, nel
quartiere
cinese,
aragosta
a 5
euro,
niente
male
davvero,
e per il
dopo
Ernesto
ci porta
in una
via
ricca di
locali
nella
zona del
Vedado,
la parte
moderna
dell’Havana,
quella
fatta di
grandi
hotel,
di
turismo
e dunque
di
discoteche
più
moderne.
L’Havana
ci
delude,
non per
l’aspetto
estetico,
ma per
quello
del caos
e dei
costi,
decidiamo
di
abbandonarla,
le
dedicheremo
ancora
l’ultima
giornata
prima di
partire,
ora è
tempo di
cambiare
costa,
prendiamo
un bus
Viazul
che ci
scorterà
verso il
sud,
verso
Cianfuegos…
CIANFUEGOS
Premetto,
sarò di
parte in
questo
paragrafo
perché
Cianfuegos
mi è
rimasta
nel
cuore,
bello il
posto,
la
città,
il mare
a due
passi,
la
montagna
altrettanto
vicina,
la gente
cordiale,
la
tranquillità
di una
città
non
troppo
battuta
dal
turismo,
mi viene
da
chiedere
il
perché?,
tutti
pronti a
correre
a
Varadero,
l’apoteosi
del
commerciale,
l’anti-Cuba,
e si
salta
secondo
me una
delle
mete più
belle
dell’isola,
mistero
del
turismo
di
massa…
Dal
fidato
Lonely
planet
scelgo
la prima
delle
case
particolar
segnalate,
Armando
y
Eleonor,
il posto
è
davvero
carino,
loro
sono due
persone
graziose
e
gentilissime,
devote
al
socialismo
da
quanto
appare
dalle
innumerevoli
foto del
lider
maximo
appese
ovunque,
avrò
modo di
fare due
chiacchiere
per
confermare
la
fiducia
in un
sistema
di
governo
che a
noi
appare
superato,
ma che
qualcuno
pare
gradisca
ancora,
e non
poco. La
sera per
fare due
salti
andiamo
al
vicino
“El
Benny”,
locale
al
chiuso,
c’è poca
gente, e
quindi
poco
divertimento.
Il
secondo
giorno
lo
dedichiamo
al mare,
Rancho
Luna
dista
solo 10
km, la
spiagge
è
incantevole,
sabbia
fina e
chiara,
mare con
innumerevoli
gradazioni,
fondale
bello,
ombrelloni
di
paglia
sotto i
quali
sdraiarsi,
è un
piccolo
paradiso.
La sera
cambiamo
locale,
andiamo
alla
disco
Alte,
finalmente
si
ragiona,
all’aperto,
ampia,
salsa
dal
vivo,
tantissimi
giovani,
ci si
diverte,
molto…
Per il
terzo
giorno
grazie
ad un
amico di
Eleonor
troviamo
un
autista
privato
che ci
porta
alla
vicina
Santa
Clara,
città
monumento
dedicata
al Chè.
Il
viaggio
è un
calvario,
stipati
in una
127 che
ogni
buca
arranca
e si
spegne,
è una
situazione
non rara
a Cuba,
dove il
regime
impone
una
macchina
per
tutta la
vita,
generando
quel
grande
museo
d’auto
d’epoca,
in
particolare
Crysler
che si
vede
girare
ogni
giorno
per le
strade.
In
qualche
modo
arriviamo,
visitiamo
il
mausoleo
dedicato
al Chè,
la
tomba, e
poi un
giro
nella
piazza
centrale,
Plaza
Vidal.
Alle 15
circa
siamo a
casa di
nuovo,
ne
approfitto
per una
passeggiata
fino a
punta
Gorda, 3
km ad
andare e
3 a
tornare,
è
estenuante
ma
bello, e
comunque
ho
passato
il
pomeriggio.
La sera
dopo
l’ennesima
cena
abbondante
ci
mettiamo
a letto
nell’ipotesi
di un
pisolino
pre-uscita,
ci
dimentichiamo
di
settare
la
sveglia,
e
ovviamente
cadiamo
in
letargo,
la notte
è
andata…
Siamo
ormai al
4°
giorno
qui,
l’ultimo
purtroppo,
probabilmente
un
record
dato che
il
turista
in media
ci si
sofferma
si e no
una
nottata,
dal
Lonely
Planet e
da
consiglio
di amici
decido
di fare
una gita
piuttosto
insolita,
per 50
euro da
dividere
per due
mi
faccio
portare
al
Nincho,
un lago
posizionato
sui
monti
centrali,
la
barchetta
ci
scorta
sull’immenso
specchio
d’acqua
dispiegato
per
lunghezza
tra
cascate
e fitta
vegetazione,
prima ci
fermiamo
ad una
bella
cascata
dove si
può fare
il
bagno,
poi alla
foce del
Rio
Negro e
poi
ancora
al vero
e
proprio
Nincho,
una
passeggiata
sui
colli,
tra
vegetazione
e
piccoli
villaggi
dove
veniamo
guardati
come
ufo,
fino a
giungere
ad
un'altra
cascata
ancora,
si può
optare
anche
per il
cavallo,
per chi
ovviamente
sa
condurlo,
consigliabile
del
resto a
causa
della
strada
particolarmente
dissestata
e la
lunghezza
del
tragitto.
Non
siamo
fortunati
con il
tempo, e
quando
il sole
si
copre, a
volte il
cielo
lascia
cadere
rapidi
ma
intessi
scrosci
di
pioggia,
e la
temperatura
afosa
crolla
rapidamente
costringendoci
alle
mantelline.
Al
ritorno
a casa
siamo
esausti,
è
pomeriggio
inoltrato,
facciamo
la
conoscenza
le
ennesime
coinquiline
della
casa
particolar,
dopo due
italiani,
due
francesi,
due
inglesi,
Hanna e
Dotty
sono
olandesi,
è il
ritrovo
dell’Unione
europea.
In ogni
caso
rimaniamo
simpatici
gli uni
agli
altri,
la sera
andiamo
insieme
al “Cotè
d’Azur”
dove si
esibiscono
ballerini
in
tipici
balli
caraibici,
e ci
accordiamo
con le
girl per
un
passaggio
all’indomani
nella
loro
auto
affittata,
destinazione
Trinidad.
TRINIDAD
Arriviamo
a
Trinidad
nel
pomeriggio,
troviamo
una casa
tutti e
4
insieme,
e
decidiamo
di
visitare
subito
una
delle
mete più
ambite
dal
turismo
mondiale,
e
capisco
presto
il
perché.
Se
cercate
una
tipica
cittadina
in stile
colonia
spagnola,
perfettamente
conservata,
affascinante
e
conturbante,
siete
nel
posto
giusto,
Trinidad
ti
cattura,
le sue
stradine
in
continua
salita e
discesa
lambiscono
scenari
davvero
caratteristici,
le case
sono ben
conservate
nella
parte
centrale,
colorite
e
vivaci,
e la
gente è
particolarmente
cordiale,
disponibile
ad un
sorriso,
una foto
o perché
no una
chiacchierata.
La casa
della
musica
di
Trinidad
per la
sera è
dislocata
credo in
una
delle
più
suggestive
locazione
che
abbia
mai
visto,
il
fascino
del
posto,
con il
sottofondo
dei
ritmi
della
Trova
(tipica
musica
cubana),
richiama
alla
pari, o
quasi le
emozioni
che
potrebbe
suscitare
la
scalinata
di
Trinità
dei
monti in
una
serata
capitolina,
e per
dirlo un
romano
d.o.c.
come me
vuol
dire che
c’è da
fidarsi.
Il
giorno
dopo
Hanna e
Dotty ci
lasciano,
il loro
tempo a
Cuba è
concluso,
io e
Alessio
ne
approfittiamo
per un
rapido
giro pro
shopping
in
città,
acquistiamo
una
bandiera
dell’Isla
Grande,
una
macchina
fotografica
usa e
getta,
l’arte
del
baratto
mi porta
a
scambiare
due
maglie e
un
costume
per una
scatola
di
Coibha
siglo 6
da 25
sigari,
e 3
scatole
di Romeo
Y
Giuliet
da 5,
forse ho
fatto un
affare o
forse
no, non
sono
esperto
di
sigari,
ma la
confezione
in cui
si
presentano
è bella,
farà
arredamento
e sarà
un
ottimo
regalo
al
ritorno,
e poi
Trinidad
è la
capitale
della
produzione
dei
tradizionali
sigari
cubani,
quindi
dove se
non qui
per
acquistare.
La
giornata
procede
con il
mare,
Playa
Ancon è
piuttosto
vicina,
il mare
è
bellissimo,
ma il
posto
molto
turistico,
il che
si
traduce
in
costoso,
un acqua
piccola
1,50
euro… La
sera
offre
probabilmente
uno dei
locali
più
suggestivi
e
particolari
che
abbia
mai
visto,
il posto
si
chiama
“disco
Ayala”
ma è
conosciuto
da tutti
come “la
Cueva”
(la
grotta),
il nome
non è un
caso, la
disco si
trova a
circa 30
metri
sotto
terra,
in una
vera
grotta
naturale,
dove
l’afa è
eccessiva
ma
vedere
qualcosa
di
simile
in giro
è più
unico
che
raro.
Passiamo
ancora
un
giornata
a
Trinidad,
decidiamo
di
cambiare
spiaggia,
ci
facciamo
portare
ad un
lembo di
sabbia
ritagliato
tra
chilometri
di
roccia,
il posto
si
chiama
“Diente
de Perro”,
l’avevo
scovato
in un
forum
durante
le mie
ricerche,
e devo
dire che
non ci
si
sbagliava.
E’
tranquillissimo,
al
massimo
saremo 7
su tutti
i 30
metri di
playa, i
fondali
sono
davvero
belli,
la
barriera
corallina
invita a
bagni
lunghi e
divertenti,
avvisto
anche
qualche
murena,
è il
miglior
posto
dove
fare
snorkelling
che mi
sia
capitato
finora.
Per la
serata
decidiamo
di
cercare
un
paladar,
quello
scelto
dal
Lonely è
chiuso
incappiamo
in un
altro,
losco e
imboscatissimo,
ma dove
probabilmente
mangio
il
miglior
pesce e
la
miglior
aragosta
di tutta
la
vacanza,
a volte
il fato
ci
aiuta…
Procediamo
con una
serata
tranquilla
ascoltando
salsa
alla
casa
della
musica e
poi a
letto,
il bus
all’indomani
parte
presto e
il
viaggio
sarà
lungo,
destinazione
Holguin.
HOLGUIN
6 ore
circa
per
giungere
a
destinazione,
Holguin
è
probabilmente
la città
che ho
conosciuto
meglio
di
tutte,
che mi
ha
accolto
volente
o
nolente
per ben
5
giorni,
dove
lascio
un
amico,
innumerevoli
conoscenze,
e che mi
ha fatto
assaporare
per
alcuni
aspetti
alcune
realtà
veramente
cubane.
La
ricchezza
di
parchi e
piazze è
la
caratteristica
centrale
di
questa
locazione
dell’est
cubano,
occupiamo
il primo
giorno a
visitarle
tutte,
parque
Cespedes,
parque
Callisto
Garcia,
parque
Marqueda
e
Peralta.
Girando
incappiamo
in
quello
che,
come
dicevo
pocansi,
diventerà
forse
una
delle
poche
persone
che
ricorderò
di
questo
viaggio.
Lui si
chiama
Jorge
Luis, ma
da tutti
è
chiamato
Padilla,
il suo
cognome,
ballerino,
28enne,
felice
di
vivere a
Cuba, la
sua
terra,
scontento
di un
regime
che non
gli
permette
di
esprimere
le sue
idee, di
viaggiare,
e perché
no di
vivere
un pò
più
degnamente.
Si
dichiara
da
subito
un
fanatico
degli
italiani
(soprattutto
della
Pausini,
poveri
noi!!)
ed in
quanto
tale ci
mostra
posti e
ci
spiega
modalità
tipicamente
cubane
che soli
non
avremmo
mai
capito,
mi dice
di
apprendere
il modo
di
vivere
cubano
perché
solo
cosi si
può
risparmiare
enormemente.
Proprio
su tale
scia del
risparmio
ci
mostra
un paio
di
paladar
dove si
paga in
pesos
cubani
(uno si
chiama
“la
Mandraguegna”
proprio
a
ridosso
di
Parque
Garcia,
la
piazza
centrale
della
città),
e la
storia
cambia,
mangiamo
in 3 con
130
pesos
(nemmeno
5 euro),
ci
insegna
l’arte
del
baratto,
la
possibilità
di
muoversi
con i
mezzi
che
usano
loro, i
bicitaxi,
i
calessi,
i
camion,
i bus
locali,
con un
risparmio
a dir
poco
vertiginoso.
Ci
invita
anche a
casa
sua, una
casa
animata
da tanti
amici
che
entrano
ed
escono a
piacimento,
in
perfetto
stile
cubano,
di
cordialità
e
allegria,
nella
casa si
balla,
si
canta,
si
ascolta
musica,
si
chiacchiera,
tutti ci
considerano
da
subito
amici,
compagni,
è una
situazione
strana,
diversa,
bella.
Un'altra
conoscenza
merita
l’attenzione
del
pomeriggio,
seduti
tranquillamente
in un
bar mi
trovo
coinvolto
nella
conversazione
con un
tedesco,
e presto
capisco
fin
troppo
bene le
sue
intenzioni,
si
chiama
Tito, 45
anni
almeno,
benestante,
ama
sostare
qui per
5 o 6
mesi
l’anno,
inizia
dicendomi
che con
le donne
non è un
problema
per i
turisti,
ma che
il vero
PROBLEMA,
è che da
qualche
anno a
questa
parte
se,
“sfortunatamente”,
ci si fa
beccare
con una
minorenne,
quindici
o sedici
anni, se
non più
piccole,
si
rischia
grosso,
addirittura
la
galera,
mi
sembra
di
essere
nel
video
della
trasmissione
le Iene
vista
qualche
tempo
prima,
che
smascherava
due
pedofili
nel
Sud-Est
asiatico,
sarei
propenso
a
spaccargli
una
sedia in
testa,
ma mi
freno e
decido
di
andare
via, ne
ho viste
parecchie
di scene
del
genere
sino a
qui,
convincendomi
che il
dio
denaro
non può
essere
battuto,
e che la
gente
infame
come
questa è
esistita,
esiste e
esisterà
sempre,
purtroppo…
E’ ormai
tardo
pomeriggio
decidiamo
di
staccare
un
attimo
la
spina,
ritornare
a casa e
riverderci
con il
nostro
nuovo
compagno
di li a
qualche
ora per
la
serata
in
disco.
La disco
per
l’appunto
si
chiama “Cristal”,
non è
male,
anche se
troppo
occidentale,
la gente
balla,
canta,
beve e
si
conosce…
Per la
seconda
giornata
Padilla
ci porta
ad una
spiaggia,
playa
blanca,
per
cubani
nei
pressi
della
vicina
Guardalavaca,
altro
santuario
del
turismo
mondiale,
e
tornando
ci
mostra
la festa
rionale
di Freye
in onore
di Santa
Lucia,
le
giostre
a dir
poco
anteguerra
suscitano
la
nostra
ilarità,
i
sistemi
di
sicurezza
sono in
pratica
nulli,
ne
approfittiamo
per
spizzicare
in tutti
i
banchetti
dove la
pizza,
dove
panini
con il
maiale,
dove
noccioline…
Siamo
gia
pronti a
ripartire,
domani
bus per
Santiago,
credevamo
di
lasciare
definitivamente
Holguin
ed
invece
non
sappiamo
che ci
torneremo
ancora
due
giorni,
per
stare
con i
nostri
nuovi
amici, e
perché
in fondo
arrivati
a
Santiago
non c’è
più
nulla di
davvero
rilevante
da
conoscere
di Cuba.
SANTIAGO
Se
chiedete
ad un
havanero
cosa
pensa di
Santiago,
vi
rispondere
il
peggio o
quasi,
se
chiedete
ad un
santiaguero
che
pensa
dell’Havana
farà lo
stesso;
insomma
non
corre
buon
sangue
tra le
due
maggiori
città
cubane,
tra una
chiacchiera
e
l’altra
vengo a
scoprire
che la
rivalità
è non
solo
sportiva,
le due
squadre
di
baseball
più
importanti
sono di
queste
due
mete, ma
è
proprio
una
questione
di
prestigio
l’una
sull’altra.
Da come
me
l’avevano
dipinta
Santiago
doveva
essere,
e si è
rivelata
tale,
affascinante,
di
sicuro a
me è
piaciuta
più
della
capitale,
ma anche
pericolosa,
e su
questo
punto mi
sento di
sfatare
il mito,
non è ne
più ne
meno
rischiosa
delle
altre
città
dell’isola,
il
centro
brulica
di
polizia
il che
vuol
dire,
eccesso
di
tranquillità.
Usciti
dalla
stazione
e
resistito
al primo
assalto
dei
procacciatori
d’affari,
tutti
con
disponibili
case
particolar
per ogni
gusto ed
esigenza
ci
affidiamo
per
forza di
cose ad
un
autista
privato,
un certo
Enrique,
scambiamo
due
chiacchiere
con
quello
che dice
di
essere
professore
di
matematica
all’università,
e che ci
porta
nella
casa
particular
di un
amica,
la
proprietaria,
la
signora
Maria è
molto
simpatica
e
disponibile,
con un
cagnetto
che non
fa altro
che
zompare
addosso
a tutti
in cerca
di
gioco,
decidiamo
di
restare.
Dedichiamo
la prima
giornata
a vagare
per il
centro,
Parque
Cespedes,
Plaza
Dolores,
Plaza
Marte,
Plaza
della
revolucion,
l’enorme
caserma
Moncada,
spizzichiamo
in giro
e la
sera
ceniamo
a casa.
Dopo
cena
pronti
ad
uscire
ci
vediamo
spuntare
Enrique
direttamente
con 3
ragazze,
dice sue
studentesse,
ha gia
organizzato
tutto,
ci
chiede
di
scegliere
quale ci
piace,
il tutto
ci
sembra a
dir poco
incredibile,
non
siamo
ancora
ben
entrati
nell’ottica
di Cuba,
ma qui
pare
proprio
normale
che il
turista
esplicitamente
si curi
del come
passare
la notte
al
meglio
delle
sue
possibilità,
soprattutto
economiche…
Ci porta
in un
piano
bar che
non
ricorderò
certo
per
divertimento
o
bellezza,
paghiamo
ovviamente
per
tutti,
compreso
professore
e quella
che
diventerà
la sua
consorte,
30 euro
piu
consumazioni,
ci siamo
ricascati…
Il
giorno
dopo
Enrique
dopo
aver
lasciato
le
fanciulle
nella
nostra
casa
alla
buon ora
con
l’intento
di
tornare
di li a
un
oretta
per
andare
al mare,
ci da
una
delle
buche
più
stratosferiche
della
storia,
ci
ritroviamo
a
giocare
a domino
con due
delle
ragazze,
assaporando
quello
che,
insieme
agli
scacchi
è uno
dei
passatempi
preferiti
dai
cubani.
Alle 16,
non ne
possiamo
più e
decidiamo
di fare
un giro,
replicando
in
pratica
le
strade
del
giorno
precedente.
La sera
girando
in
piazza
incontriamo
Padilla
e un
amica
che ci
sono
venuti a
trovare,
con
l’intento
di
riportarci
ad
Holguin,
passiamo
con loro
la
serata
al club
Irish,
pubbetto
con
tavolo
da
biliardo,
molto
tranquillo,
molto
cubano,
ci
convincono
a
tornare
qualche
giorno
appunto
ad
Holguin,
e
tornando
a casa,
ci
portano
a casa
di un
amica di
infanzia
del
nostro
amico.
Assaporiamo
il
sabato
dei veri
cubani,
casa,
musica,
platanito
fritto,
ospitalità
come mai
avevo
visto
prima e
rum,
rum,
rum…
HOLGUIN
Per il
viaggio
di
ritorno
ovviamente
optiamo
per i
mezzi
economici,
ormai
siamo
alla
fine,
anche
dei
fondi
disponibili,
prima un
camion
di
lamiera
che si
arroventa
sotto il
sole,
poi un
bus
locale
dove c’è
chi
vomita
dal
finestrino
a causa
di un
eccesso
di rum
mattutino,
chi
mangia
riso,
chi
scende e
acchiappa
una
zuppa al
volo da
una casa
sulla
strada,
dividendola
con
l’autista,
il tutto
ovviamente
mescolato
con le
innumerevoli
volte in
cui il
bus va
in tilt
e
bisogna
ripararlo,
è un
viaggio
di
inferno,
ma
raccontato
ora è
quello
che
davvero
rappresenta
la vita
dei
cubani,
ogni
giorno.
Niente
di
particolarmente
rilevante
da
raccontare
su i due
giorni
in più
ad
Holguin,
semplicemente
sbagliando
i tempi
di
rientro
ci
limitiamo
la
possibilità
di
visitare
Camaguey,
che mi
dicono
sia
carina,
prendiamo
un bus
Viazul
che in
13 ore
ci porta
direttamente
all’Havana,
dove
arriviamo
alle 3
del
mattino
per
l’ultimo
giorno
cubano.
Cuba è
indubbiamente
bella,
affascinante,
ricca di
paesaggi
da
mozzare
il
fiato,
di città
caratteristiche,
di
contraddizioni
ai
limiti
dell’ironico,
di un
mare
incredibilmente
bello,
anche se
chi dice
il più
bello al
mondo
probabilmente
non ha
mai
visto la
costiera
amalfitana,
o alcuni
tratti
di costa
sarda,
Cuba ti
colpisce
con i
ritmi
salseri,
quelli
della
musica
Trova,
con le
signore
sedute
sulle
porte a
fumare
enormi
sigari,
con la
sua
tanta
speranza,
con
l’enorme
cordialità,
con un
ospitalità
senza
pari,
con la
sua arte
dell’arrangiarsi,
con le
sua case
diroccate
ma
colorate,
con le
sue auto
alla
Happy
days,
con i
suoi
innumerevoli
manifesti
che
richiamano
alla
rivoluzione,
agli
eroi
nazionali,
alla
patria,
al
patriottismo,
all’antiamericanismo,
alla
sopravvivenza
contro
l’embargo…
Ma Cuba
non mi è
arrivata
al
cuore,
no,
perché
Cuba è
anche
socialismo
relativo,
che mi
pare
tanto un
capitalismo
mascherato,
ma
viscerale
nei
costi
dei
servizi,
nei
macchinoni
e i
concessionari
Mercedes,
nei
quartieri
dei
ricchi
alla
faccia
del
livelamento
sociale
e della
parità
per
tutti,
dell’anti
americano
sbandierato
fuori ad
un
negozio
Adidas,
nei
locali
notturni
all’occidentale,
con
tanto di
selezione.
Cuba mi
ha
deluso
soprattutto
nella
gente,
gente
che
tende a
voler
ambiguamente
e direi
subdolamente,
approfittare
e
spremere
il
turista,
maschera
il
bisogno
di
denaro
da
amicizia,
traveste
la
truffa
dei
sigari
contraffatti
o nella
commissione
nel
portarti
in giro,
per
negozi e
ristoranti
da
simpatia.
Non sono
tutti
cosi
attenzione,
fare di
tutta
l’erba
un
fascio è
sempre
sbagliato,
ma la
mia
sensazione
dopo 21
giorni
era
quella
di dover
sempre
star
sull’allerta,
sul
chivalà,
sul non
potersi
fidare
di
nessuno,
sullo
stare
attenti
alla
mazzata
al
portafoglio
non
appena
il muro
di
sfiducia
e
distanza
veniva
solo un
attimo
abbassato
per
lasciar
spazio
ad una
conversazione
che
fosse
davvero
di
cordialità,
senza
doppi
fini,
doppi
giochi,
doppie
intenzioni.
Il tutto
a
generato
stress,
lo
stress
si è
trasformata
in
tensione,
la
tensione
in
avversione,
l’avversione
in un
limite
invalicabile
a godere
a pieno
di una
vacanza,
e di una
cordialità
che
fortunatamente
sopravvive
ancora,
come
baluardo,
in tante
persone
non
ancora
sottoposte
a quel
mito del
griffato
e del
sociale
strutturato
per
gradi da
risalire
che,
insieme
a
pedofili
e tristi
50enni
senz’anima
abbiamo
felicemente
esportato
alla
faccia
ed
insieme
agli
embarghi
americani…