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Egittomania,
è forse
questo
il
termine
più
appropriato
per
classificare
il
rinnovato
interesse
verso
tutti i
temi che
riguardano
quest’antichissimo
paese,
con una
passione
che in
realtà
non è
mai
venuta
meno nel
tempo.
Iniziando
dai
Greci,
di cui
si
ricorda
una
celebre
dinastia
di
faraoni
quella
dei "Tolomei",
passando
per i
Romani,
i primi
ad
essere
irresistibilmente
contagiati
da tutto
quello
che era
egiziano
fino a
farne
una vera
e
propria
mania,
continuando
con la
conquista
di
Napoleone,
con cui
ha
inizio
la
moderna
ricerca
archeologica,
per
arrivare
infine
alle
innumerevoli
pubblicazioni
e
inchieste
televisive
dei
nostri
giorni,
ansiose
di
scoprire
e
svelare
i più
reconditi
segreti.
Per
tutto
questo
tempo si
è
continuato
a
scavare,
indagare,
ipotizzare,
in una
frenetica
ricerca
di
risposte
che
hanno
generato
miriadi
di
teorie
su tutto
ed il
contrario
di
tutto.
In che
anno è
stata
costruita
la
Sfinge e
chi
rappresenta,
a cosa
servivano
le
Piramidi
e come
sono
state
edificate,
da dove
venivano
le
raffinate
conoscenze
che gli
egizi
avevano
nel
campo
della
matematica,
dell'astronomia,
della
medicina.
A tutte
queste
domande
forse un
giorno
si
riuscirà
a
trovare
una
risposta
che
metta
tutti
d'accordo,
anche se
quello
che per
me più
d'ogni
altra
cosa
continua
ancor
oggi ad
affascinare
di
questo
popolo,
oltre
agli
stupendi
resti
archeologici
che ci
hanno
tramandato,
è
quell'incredibile
ansia di
conoscenza
che li
guidava
e che
accompagna
da
sempre
l'essere
umano
fin dal
giorno
in cui
ha preso
coscienza
di
esistere.
La
soluzione
alla
questione
che più
d'ogni
altra ha
sempre
tormentato
il
genere
umano, "
Esiste
una vita
dopo la
morte?
". Per
tutti i
millenni
in cui è
durata
la loro
civiltà
gli
egiziani
sembrano
essere
andati
incessantemente
alla
ricerca
di una
possibile
risposta.
L'avranno
trovata?
, io non
lo so,
ma certo
che se a
distanza
di
settemila
anni
siamo
ancora
qui a
parlarne
una
certa
immortalità
l'hanno
davvero
raggiunta. Il
nostro
viaggio,
che ha
luogo
nell'inverno
del '97,
inizia a
Luxor
(
l'antica
Tebe )
dopo un
volo di
circa 5
ore da
Milano.
All'arrivo
ci
imbarchiamo
sulla
motonave
che ci
accompagnerà
nella
nostra
avventura
sul
Nilo,
non
proprio
l'ultimissimo
modello
a dire
il vero,
ma con
il
pregio,
data la
sua
velocità
ridotta,
di
proiettarci
d'un
colpo in
una
dimensione
d'altri
tempi
come
novelli
viaggiatori
dell'ottocento
intenti
ad
ammirare
rapiti
il lento
trascorrere
della
vita sul
fiume.
Il tempo
di
lasciare
le
valigie
e subito
ne
ridiscendiamo
per
assistere
nel
tempio
di Luxor
allo
spettacolo
"Sons
et
Lumiere".
Un mix
di suoni
e luci
che
nella
penombra
della
sera,
accompagnati
da una
voce
narrante,
crea
degli
effetti
suggestivi
giocando
con i
profili
delle
antiche
vestigia.
Viene
rappresentato
in più
zone
archeologiche
( dicono
che
quello
più
suggestivo
si
svolga
alle
Piramidi
) ed è
senza
dubbio
un modo
interessante
per
iniziare
ad
immergersi
in
questo
mondo
affascinante
ascoltare
il
racconto
della
loro
storia.
La
mattina
successiva,
seguendo
la
corrente,
ridiscendiamo
brevemente
il Nilo
per
visitare
a
Dendera
(
l'antica
Tentyris
) il
tempio
della
dea
Hator.
E
qui per
la prima
volta
prendiamo
contatto
con una
realtà
che ci
accompagnerà
discretamente
per
tutto il
viaggio,
la
presenza
di una
scorta
armata
che
precede
e segue
i mezzi
dei
turisti
nei loro
spostamenti.
E'
purtroppo
un
accorgimento
necessario,
come
misura
deterrente,
a
scongiurare
possibili
attentati
da parte
di
gruppi
islamici
estremisti,
anche se
non
sempre si
è
rivelato
sufficiente
come
dimostrano
le
stragi
del
museo
del
Cairo e
della
spianata
del
tempio
di
Hatshepsut
avvenute
circa
sei mesi
dopo il
nostro
rientro
in
Italia,
fortunatamente
le
ultime
così
gravi
fino ad
oggi. A
questo
proposito,
a titolo
di nota,
si può
rilevare
come gli
egiziani
d’oggi
non
siano
tutti
discendenti
del
popolo
antico,
integratosi
a
partire
dal VI
secolo
d.C. con
i
conquistatori
arabi.
I
più
probabili
discendenti
diretti
si
possono
riconoscere
per il
fatto di
essere
di
religione
cristiano
copta (
storicamente
con
l'avvento
del
cristianesimo
quasi
l'intera
popolazione
si
convertì
), avere
un nome
non
arabo e
una
piccola
croce
tatuata
nella
parte
interna
del
polso
destro.
Ma
torniamo
al
nostro
viaggio
augurandoci
che
presto
l'uomo
possa
trovare
nella
diversità
un
motivo
d'unione
e non di
conflitto.
Il
complesso
monumentale
dedicato
alla dea
Hator è
molto
bello e
ben
conservato,
anche se
non
sempre è
inserito
come
tappa
dai Tour
Operator
nelle
crociere
sul
Nilo. In
pietra
arenaria,
esempio
di
tempio
Tolemaico
probabilmente
ultimato
sotto la
dominazione
romana,
è
orientato
in
maniera
perpendicolare
al Nilo
e
completamente
circondato
da una
possente
cinta
muraria.
Si
compone
di varie
sale,
cripte e
terrazze
adibite
principalmente
al culto
della
dea
Hator,
divinità
dell'amore,
della
musica e
della
gioia
rappresentata
sotto
forma di
vacca ed
associata
in
seguito
alla più
nota dea
Iside.
All'interno
del
tempio
sono
ancora
ben
visibili
gli
affreschi
che con
i loro
vivi
colori
lo
ornavano,
di
rilievo
in una
stanza
al piano
superiore
il
soffitto
decorato
con il
famoso
zodiaco,
ora solo
una
copia
essendo
l'originale
conservato
al museo
del
Louvre.
Sempre
su una
terrazza
in
un'apposita
cappella
detta
Tomba di
Osiride
veniva
conservata,
secondo
uno dei
miti più
importanti
dell'antico
Egitto,
una
delle 16
parti in
cui era
stato
smembrato
il corpo
della
divinità
sconfitta
dal
malvagio
fratello
Seth
nella
lotta
per il
controllo
del
regno.
Ma
l'amore,
che come
si sa
vince
sempre,
prosegue
nel suo
racconto
il mito,
operando
miracolosamente
per il
tramite
della
sua
sposa e
sorella
Iside,
la quale
riesce a
recuperare
tutte le
sue
membra
disperse,
lo
resuscita
a nuova
vita il
tempo
necessario
a
procreare
suo
figlio
Horus
che dopo
averlo
vendicato
gli
succederà
sul
trono.
Osiride
primo
signore
dell'Egitto è
il ponte
tra il
divino e
l'umano,
è la
divinità
che ha
trasmesso
la
conoscenza
al suo
popolo
condividendone
la morte
fisica
per
rinascere
in
eterno
come
stella
nel
firmamento,
tutti i
successivi
Faraoni
legittimeranno
il loro
potere
dichiarandosene
suoi
discendenti
diretti.
Appena
dopo
l'ingresso
del
tempio
si trova
il
Mammisi
di
Nectanebo
I (
o tempio
del
Parto ),
il più
antico
del
genere
conservato
in
Egitto,
in cui i
sacerdoti
ogni
mattina
celebravano
i riti
in
ricordo
del
momento
del
parto
della
divinità.
Al di
fuori
della
grande
cinta
muraria
c'è un
altro
Mammisi
più
recente
di
origine
romana,
probabilmente
iniziato
durante
il regno
di
Nerone. Tra
il
Mammisi
romano e
la cinta
muraria
del
tempio
di Hator
si
trovano
i resti
di
un'antica
chiesa
cristiano
copta in
parte
costruita
con
blocchi
asportati
dal
Mammisi
stesso. La
mattina
del
giorno
seguente,
dopo
essere
rientrati
a Luxor
per la
notte,
siamo
pronti
per
visitare
sulla
sponda
sinistra
del Nilo
la
famosa
necropoli
tebana,
meglio
conosciuta
come
la Valle
dei Re e
delle
Regine,
dove per
tutto il
periodo
in cui
Tebe
fu la
capitale
dell'Egitto
unificato
vennero
sepolti
i
faraoni
ed i
personaggi
più
influenti.
Le tombe
riportate
alla
luce
durante
le
innumerevoli
campagne
di scavo
sono
molte,
anche se
tutte
risultarono
poi gia
profanate
fin
dall'antichità
e per
questo
completamente
prive
dei loro
corredi
funerari.
L'unica
pervenuta
intatta
è quella
di
Tutankamon
il cui
arredo
fa ora
bella
mostra
di se al
Museo
del
Cairo.
Un
biglietto
cumulativo
vi
permetterà
di
visitarne
un certo
numero
(
portatevi
un 1000
ASA
perché
all'interno
c'è poca
luce ed
è
proibito
usare il
flash).
Ma
quella
che
assolutamente
non
dovete
mancare
di
visitare
è la
tomba
della
regina
Nefertari,
moglie
del
grande
Ramses
II.
Rimasta
chiusa
per anni
è ora
riaperta
al
pubblico
completamente
restaurata
(
secondo
le
moderne
concezioni
in
materia
di
restauro
archeologico
sono
state
utilizzate
tecniche
e colori
in uso
all'epoca
della
costruzione
) ed
appare
oggi nel
suo
antico
splendore
come se
i
millenni
non
fossero
mai
trascorsi
(
chiaramente
è
proibito
fare
fotografie
). Non è
tuttavia
facile
accedervi,
sia per
il costo
elevato
del
biglietto
( 100
Lire
Egiziane
nel 1997
corrispondenti
alle
vecchie
50.000
Lire ),
sia
perché
occorre
presentarsi
personalmente
davanti
ad una
biglietteria
appositamente
costituita,
ma
soprattutto
perché
gli
ingressi
sono
limitati
a poche
decine
di
visitatori
al
giorno
per
evitare
che
l'eccessiva
umidità
possa
danneggiare
i lavori
di
restauro.
Consiglio
in ogni
caso di
non
perdersi
uno
spettacolo
veramente
unico,
organizzatevi
con la
vostra
guida,
anticipate
la
sveglia,
preparatevi
a
qualche
ora di
coda e
sarete
ampiamente
ricompensati. Terminata
la
visita
delle
Tombe
nella
Valle
dei Re e
delle
Regine (
impossibile
vederle
tutte )
ci
trasferiamo
nella
vicina
Deir
el-Bahri
per
ammirare
il
maestoso
tempio
di
Hatshepsut.
Il
tempio
della
regina
Hatshepsut,
proclamatasi
faraone
alla
morte
del
marito
Thutmosi
II
in
reggenza
del
figliastro
divenuto
poi
Thutmosi
III
, fu
edificato
dal
famoso
architetto
Senmut
di cui
si dice
fosse
amante.
La
costruzione,
incastonata
in un
costone
roccioso,
sorprende
per la
bellezza
e
l'armonia
delle
sue
forme,
una
serie di
rampe
conduce
a tre
livelli
sovrapposti
che si
susseguono
disposti
su ampie
terrazze
prima di
giungere
al
sacrario
principale.
Sulla
terza
terrazza
si
aprono
gli
ambienti
dedicati
al culto
tra cui
la
cappella
di
Thutmosi
I (
suo
padre )
e quella
di
Hatshepsut
stessa. Appena
al di
fuori
del
complesso
è stata
ritrovata
la tomba
dell'architetto
Senmut
che ha
così
voluto
essere
vicino
alla sua
amata
anche
dopo
la
morte.
Proseguendo
nel
nostro
programma
giornaliero
ci
spostiamo
nei
pressi
di
Sheikh
Abd
el-Qurna
per
visitare
il
Ramesseum,
il
Tempio
funerario
di
Ramses
II. Costruzione
imponente
che
anche se
in
evidente
stato di
degrado
rende
comunque
bene
l'idea
della
potenza
del
faraone,
si
compone
di due
grandi
cortili,
ognuno
con
ingresso
monumentale,
circondati
da mura
possenti
su cui
sono
incise
le
memorie
delle
vittoriose
imprese
di
Ramses
II, tra
cui
spicca
la
celebre
battaglia
di
Qadesh.
La
giornata
si
conclude
con la
visita ,
nei
pressi
di
Medinet
Habu,
dei
colossi
di
Memnone,
due
gigantesche
sculture
ricavate
da
blocchi
di
quarzite
che un
tempo
ornavano
l'ingresso
del
tempio
funerario
di
Amenofi
III.
Alte da
terra
più di
18 mt.
rappresentano
entrambe
il
faraone
seduto
nella
posa
tradizionale.
Esiste
una
leggenda
sui
colossi
che ha
origine
in
seguito
ad un
terremoto
avvenuto
nel 27
a.C. e
che
provocò
una
fenditura
nel
colosso
più a
nord.
Questo
ha fatto
si che
all'alba
si
generi
un
fenomeno
di
vibrazione
nella
pietra,
dovuto
all'umidità
notturna
che
inizia
ad
asciugarsi,
che si
manifesta
con
l'emissione
di un
suono.
Per
questo
motivo
gli
antichi
Greci lo
identificarono
con il
loro dio
Memnone
ritenendo
che
salutasse
cosi sua
madre
l'Aurora.
La
crociera
sul Nilo
ha in se
un
fascino
unico ed
è
piacevole
starsene
rilassati
ad
osservare
il
panorama
che
scorre
lasciandosi
trasportare
dentro
un'atmosfera
d'altri
tempi.
Seguire
le
feluche
che
scivolano
sull'acqua
sospinte
dalle
vele
candide,
perdere
lo
sguardo
in un
orizzonte
di
sabbia
dorata
che
racchiude
due
sottili
strisce
di verde
rubato
al
deserto
e sul
finire
del
giorno
incantarsi
ad
inseguire
il volo
degli
uccelli
in un
tramonto
che
illumina
il cielo
con
mille
sfumature
di
porpora.
Dopo la
giornata
trascorsa
a Luxor
riprendiamo
la
navigazione
risalendo
la
corrente
verso
Sud in
direzione
di
Assuan,
mentre
ci
avviciniamo
alla
nostra
meta
sostiamo
per due
visite a
Edfu
ed a
Kom-Ombo,
normali
tappe di
ogni
crociera
sul
Nilo. Ad
Edfu
sorge il
Tempio
dedicato
ad
Horus,
il dio
raffigurato
come
falco.
Il
tempio
ha la
caratteristica,
comune a
molte
costruzione
del
genere,
di
restringersi
procedendo
verso
l'interno.
Quest'accorgimento
aveva lo
scopo di
creare
un
effetto
cannocchiale
che
permetteva
ai
sacerdoti,
dediti
nell'interno
più
riposto
del
tempio
ai riti
sacri in
onore
della
divinità,
di poter
comodamente
osservare
cosa
succedeva
all'esterno
al
riparo
da
sguardi
indiscreti.
Di epoca
tolemaica,
ornato
con
decorazioni
a
carattere
religioso
e
mitologico,
sorge
sopra un
sacrario
di epoca
più
antica
attribuito
al
celebre
architetto
Imhotep
costruttore
della
famosa
piramide
a
gradoni
di
Zoser
a
Saqqara. A
Kom-Ombo
sorge
invece
il
Tempio
dedicato
alle
divinità
del Nilo
Sobek
(identificato
con il
coccodrillo)
ed
Haroeris.
Anche
questo
tempio,
costruito
sul sito
di uno
più
antico,
è di
origine
tolemaica,
situato
in
posizione
leggermente
rialzata
rispetto
alla
riva del
Nilo
ricorda
quasi
nell'aspetto
le
acropoli
greche.
All'interno
del
Tempio,
nella
prima
sala, i
soffitti
sono
decorati
con
scene
astronomiche,
mentre
le
pareti
sono
splendidamente
decorate
con
scene di
offerte
alle
divinità.
Nei
sacrari
più
interni
si trova
una
dedica
che reca
il
cartiglio
di
Cleopatra
così
come
nelle
piccole
sale
adiacenti
si
trovano
quelli
di
numerosi
faraoni
tolemaici
e di
personaggi
greci e
romani.
Particolarmente
interessante
sulla
facciata
interna
di uno
dei due
muri che
circonda
il
Tempio
la
rappresentazione
di un
set di
strumenti
chirurgici
dell'epoca,
in cui è
facile
riconoscere
la
sagoma
dei
bisturi
in uso
ancora
oggi, a
testimonianza
dell'elevato
grado
raggiunto
dalla
medicina
egiziana.
Il
giorno
seguente
visitiamo
la diga
di
Assuan,
imponente
opera
dell'uomo
che
sbarrando
il corso
del
Nilo
forma un
bacino
artificiale
, il
lago
Nasser
,
secondo
al mondo
per
dimensioni.
La
costruzione
della
diga,
lunga
3,6 Km
ed alta
111
metri,
fu
iniziata
nel '60
terminando
4 anni
più
tardi.
E' una
soluzione
escogitata
per
regolare
le piene
del Nilo
e poter
disporre
durante
tutto
l'anno
di acqua
per
l'irrigazione
dei
campi
coltivati
oltre
che una
fonte
per la
produzione
di
energia
idroelettrica.
Ma
accanto
a questi
effetti
benefici
sono
sorti
nel
tempo
diversi
problemi
legati
in
particolare
alla
modificazione
delle
condizioni
climatiche
soprattutto
nella
zona del
delta.
Terminata
la
visita
della
diga, di
cui
quando
si è
sopra
non si
ha la
percezione
dell'enorme
dimensione,
ci
rechiamo
a
visitare
il
grande
obelisco
incompiuto,
abbandonato
in
seguito
a
diverse
spaccature
prodottesi
nel
granito
(sarebbe
divenuto
il più
grande
conosciuto).
Una
breve
traversata
in barca
e ci
troviamo
sull'isola
di
Agilkia
per
visitare
il
complesso
monumentale
di
File
, uno
tra i
più
belli.
La
storia
recente
di
questo
luogo
ricorda
l'impegno
internazione
che
venne
profuso
per
evitare
che
venisse
inghiottito
dalle
acque
del
nascente
lago
Nasser,
dopo che
già la
costruzione
di una
diga
precedente
(la diga
Vecchia)
aveva
semisommerso
le
costruzioni
rendendone
cosi
molto
problematica
la
visita
che
poteva
avvenire
solo nei
mesi di
Agosto e
Settembre
in
concomitanza
con lo
svuotamento
del
vecchio
bacino
idrico.
Avvenne
così,
sotto
l'egida
e la
supervisione
dell'Unesco,
che
l'intero
gruppo
di
edifici
fu
smontato
e
spostato
sulla
vicina
isola di
Agilkia
in
posizione
più
rialzata
rispetto
al
livello
delle
acque.
L'operazione
durò
parecchi
anni e
vide
prodigarsi
anche
alcune
ditte
specializzate
italiane.
I
monumenti
del
complesso
risalgono
alla XXX
dinastia
che
riutilizzo
in parte
costruzioni
di epoca
saitica.
All'ingresso
si trova
un
portico
di 14
colonne
con
capitello
di tipo
hatorico
che
racchiude
su un
lato il
padiglione
di
Nectanebo
I.
Superati
due
Piloni
(ingressi
monumentali)
istoriati
con
scene
che
riportano
le gesta
vittoriose
di
Tolomeo
XII si
giunge
al
Tempio
dedicato
alla dea
Iside.
All'interno
del
perimetro
del
complesso
monumentale
si
trovano
anche un
Tempio
dedicato
ad Hator
ed il
padiglione
dell'imperatore
Traiano,
testimone
di come
anche in
epoca
romana
proseguisse
la moda
dei
potenti
di
edificare
qualcosa
di
proprio.
Il tempo
di
addormentarsi
dopo un'
intensa
giornata
ed ecco
suonare
la
sveglia,
partenza
a notte
fonda
per
Abu
Simbel.
280 Km
di
strada
che si
snoda in
pieno
deserto
con il
buio
squarciato
a tratti
dalle
deboli
luci dei
rari
mezzi
che
procedono
in
direzione
opposta,
perché
normalmente
qui di
notte
guidano
con le
sole
luci di
posizione
accese,
inserendo
gli
anabbaglianti
solo per
salutarsi.
Questa,
anche se
scomoda,
è la
soluzione
più
economica
per
raggiungere
Abu
Simbel
da
Assuan (
altrimenti
è
possibile
andare
in aereo
), ma
che
consente
oltremodo
di poter
ammirare
il
sorgere
del sole
nel
deserto,
se ce la
fate a
tenere
gli
occhi
aperti e
vi siete
prima
abbondantemente
coperti.
Il
Viaggio
dura
parecchie
ore e
dopo un
breve
tratto
in cui
si viene
scortati
dalla
polizia
la lunga
carovana
di
pulmann
dei tour
organizzati,
formatasi
ad
Assuan,
procede
tranquilla
verso la
meta
senza
intoppi
di
sorta.
Abu
Simbel,
situato
nella
bassa
Nubia
sulle
sponde
del lago
Nasser,
è uno
dei siti
archeologi
più
visitati
in
Egitto e
la sua
fama non
è certo
usurpata.
Qui si
sono
dovuti
affrontare
gli
stessi
problemi
di File
per
scongiurare
il
pericolo
che i
Templi
fossero
inghiottiti
dalle
acque
del
bacino
artificiale.
Il
Tempio
di Abu
Simbel,
fatto
costruire
da
Ramses
II per
celebrare
la sua
potenza
ai
confini
meridionali
del
regno,
era
interamente
scavato
dentro
un
costone
roccioso
( 33 m.
di
altezza
per 36
di
larghezza
) a cui
vennero
aggiunti,
come
ornamento
della
facciata,
quattro
colossi
raffiguranti
il
faraone
stesso
seduto
con le
mani
poggiate
in
grembo.
Le
espressioni
del
volto,
diverse
per ogni
colosso,
stupiscono
per la
loro
naturalezza
a
testimonianza
dell'elevata
sensibilità
raggiunta
nella
scultura
dai
maestri
dell'epoca.
Accanto
ad ogni
colosso
si
trovano
figure
più
piccole
che
rappresentano
la
moglie
Nefertari,
la madre
Tuy e
alcuni
dei suoi
numerosi
figli (
storicamente
Ramses è
accreditato
di un
vita
molto
lunga
rallegrata
da
innumerevoli
figli ).
Nel 1963
iniziarono
i
lavori,
proseguiti
fino al
1972,
per
salvare
il
complesso
dall'inondazione
che
sarebbe
avvenuta
di li a
poco in
seguito
alla
costruzione
della
Grande
Diga di
Assuan.
Tra le
varie
soluzioni
ipotizzate
si
decise
di
'smontare'
e
ricomporre
i Templi
in un
luogo
più
alto,
per fare
ciò il
complesso
venne
tagliato
in 1036
blocchi
(di
circa 30
tonnellate
ciascuno)
successivamente
catalogati
e
riposti
in
attesa
di
essere
riassemblati,
così
come
possiamo
ammirarli
ancora
oggi, su
una
struttura
artificiale
in
cemento
ricoperta
al
termine
con
strati
di
roccia
tale da
rendere
il più
possibile
l'ambientazione
naturale.
Particolare
accuratezza
venne
adottata
per il
mantenimento
dell'originale
orientamento
del sito
studiato
dagli
architetti
imperiali
per
permettere
ai raggi
del
sole,
nel
giorno
del
genetliaco
di
Ramses
II, di
penetrare
nell'interno
del
Tempio
fino al
sacrario
più
riposto
ed
accarezzare
con i
suoi
raggi la
statua
del
faraone
divinizzato
posta
accanto
a quelle
delle
divinità
Harmakhis,
Amon-Ra
e
Path. Gli
sforzi
ebbero
buon
esito e
a cose
fatte lo
scarto
risulto
di pochi
centimetri.
Il
soffitto
della
sala
interna
( 18 m.
per
quasi
17) è
sorretto
da 8
pilastri
a cui si
appoggiano
altrettanti
colossi
di
Ramses
II
raffigurato
nelle
vesti
del dio
Osiride,
sulle
pareti
laterali
scene di
guerra
esaltano
le
numerose
vittorie
del
faraone.
Nel
sacrario
interno
dietro
un
altare
sono
poste
sedute
le
quattro
divinità
gia
menzionate.
A poca
distanza
si trova
il
Tempio
di
Hathor,
fatto
costruire
da
Ramses
II in
onore di
sua
moglie
Nefertari.
Anche
questo
tempio è
scavato
nella
roccia
ed è
ornato
nella
facciata
da
cinque
colossi
di cui
tre
rappresentano
Ramses
II e due
sua
moglie
Nefertari
raffigurata
come la
dea
Hathor.
Le
statue
in piedi
sono
contornate
da
sculture
più
piccole
che
rappresentano
i loro
figli
maschi e
femmine. Nella
sala
interna
su sei
colonne
di tipo
hathorico
sono
incise
le
storie
di
Ramses
II e
Nefertari
mentre
sulle
pareti
laterali
sono
raffigurate
scene di
offerte
a varie
divinità. Rientrati
ad
Assuan
invertiamo
la rotta
e
lasciandoci
guidare
dalla
corrente
ridiscendiamo
il Nilo
verso la
foce per
l'ultima
tappa
della
nostra
crociera,
la
visita a
Luxor
dei
Templi
di
Luxor
e
Karnak.
Situati
sulla
riva
destra
del Nilo
nella
cosiddetta
"Tebe
dei
vivi"
rappresentano
uno dei
momenti
più
splendidi
dell'architettura
religiosa,
testimoni
muti
della
potenza
raggiunta
dall'Egitto
nel
periodo
del
Nuovo
Regno. I
faraoni
di
queste
dinastie
dopo
aver
sconfitto
a Nord
gli
invasori
Hyksos
riunificarono
il paese
ponendo
la
capitale
a Tebe
(l'odierna
Luxor)
che
inizia
così a
godere
di un
periodo
di
grande
prosperità
e
sviluppo. Il
Tempio
di
Luxor,
che
dipendeva
per
importanza
da
quello
di
Karnak,
dev’essere
ancora
completamente
recuperato
perché
parte
del
primo
cortile
interno
è
occupato
dalla
moschea
di
Abu
el-Haggag
costruita
su un
terrapieno
in epoca
moderna
quando
il
Tempio
stesso
non era
ancora
stato
scoperto.
Evidenti
motivi
religiosi
impediscono
il
completamento
dei
lavori
di
recupero
anche se
in
effetti,
a detta
della
nostra
guida,
non si
pensa
che
sotto si
possano
trovare
dei
reperti
particolarmente
significativi.
Il
tempio
misura
in
lunghezza
260 mt.
ed era
collegato
da un
viale
monumentale
con il
tempio
di
Karnak.
Del
viale
originale,
lungo
poco più
di 2 Km.
e
fiancheggiato
per
tutta la
sua
lunghezza
da
sfingi
raffigurate
con
testa di
montone
(animale
sacro al
dio
Khnum),
rimangono
oggi
solo
pochi
tratti
essendo
stato
inglobato
in epoca
moderna
nelle
costruzioni
della
città
nuova,
probabilmente
molte
sfingi
fanno
ora
bella
mostra
di se
nel
salotto
buono di
qualche
egiziano.
Il viale
era
utilizzato
dai
sacerdoti
del
Tempio
di
Karnak
che in
occasione
dell'anno
nuovo
portavano
in
processione
le
barche
sacre
con le
statue
delle
divinità.
La
porta
del
primo
pilone,
fatto
edificare
da
Ramses
II, era
ornata
da sei
colossi
di cui
rimangono
solo i
due che
ritraggono
il
faraone
seduto e
da due
obelischi
su cui
erano
incise
formule
di
ringraziamento
per le
opere e
le
vittorie
del re.
Uno dei
due
obelischi
fu
rimosso
nel 1831
e donato
dal
pascià
Alì al
re Luigi
Filippo
ed è
quello
che si
può
ammirare
oggi in
Place
della
Concorde
a
Parigi.
Superato
l'ingresso
si
accede
al primo
cortile,
occupato
in parte
dalla
famosa
moschea,
nel
quale si
trova
una
cappella
destinata
ad
accogliere
le
barche
sacre al
termine
della
processione.
Alla
fine del
cortile
di
Ramses
II si
trova
l'ingresso
monumentale
edificato
dal
faraone
Amenofi
III,
preludio
al
cortile
omonimo
al quale
era
collegato
mediante
un
colonnato
di due
file di
7
colonne
campaniformi
lungo 52
mt.. Al
termine
del
cortile
di
Amenofi
III la
sala
ipostila
immetteva
negli
ambienti
più
sacri
dedicati
alla
triade
divina
Amon,
Mut e
Khonsu.
A poca
distanza
da
Luxor,
di cui è
la
naturale
prosecuzione
sul lato
destro
del
Nilo, si
trova la
cittadina
di
Karnak.
Il resti
del
complesso
archeologico
sono
imponenti
e ben
conservati,
il corpo
centrale
è
racchiuso
all’interno
di una
cinta
muraria
fatta
interamente
di
mattoni
crudi
profonda
ben 8
mt. e
che si
sviluppa
per un
perimetro
di circa
2,5 km
nel
quale
sono
ricavate
8 porte
d'ingresso.
L'ingresso
ovest
immette
direttamente
nel
tempio
del dio
Amon da
cui
prende
il nome
anche la
cinta
muraria.
Il
tempio è
stato
più
volte
ingrandito
e
l'ultimo
pilone
aggiunto
è
rimasto
incompiuto,
superato
l'ingresso
ci si
immette
nel
grande
cortile
che
ospita
al
centro i
resti
del
grande
chiosco
di
Taharqa
destinato
ad
ospitare
la sacra
barca
processionale
utilizzata
durante
i riti e
due
templi
minori
dei
faraoni
Sethi II
e Ramses
III.
Superato
il
secondo
pilone
si
accede
ad
un'autentica
meraviglia
la
grande
sala
ipostila,
lunga 52
mt per
102 di
larghezza
ospita
un'autentica
selva di
ben 134
gigantesche
colonne,
le 12
che
costituiscono
la
navata
centrale
hanno
una
circonferenza
nel
capitello
superiore
di 15
mt.. Le
colonne
sostenevano
un
soffitto
di cui
non
rimane
traccia
e in
qualunque
punto
della
sala ci
si
posizioni
non si
riesce
ad
abbracciarne
completamente
l'intera
visuale.
Considerando
come
dovevano
essere
le
decorazioni
originali
agli
egiziani
dell'epoca
dovevano veramente
apparire
come
giganteschi
alberi
di una
foresta
senza
confini.
Continuando
verso
l'interno
del
tempio e
dopo
aver
superato
altri 4
piloni
costruiti
in
epoche
via via
più
remote
si
arriva
al
sacrario
vero e
proprio
che fa
parte,
insieme
ad altri
ambienti,
delle
cosiddette
sale
solari
dove
venivano
conservate
le
statue
delle
divinità
oggetto
ogni
giorno
di
particolari
riti da
parte
del
clero
tebano.
All'interno
della
grande
cinta
muraria
sul lato
destro e
sinistro
del
tempio
di Amon
si
trovano
numerosi
altri
edifici
di
notevole
interesse
tra cui
il
tempio
di Path,
un museo
all'aperto,
il
tempio
del dio
Khonsu,
il
tempio
di Opet
ed un
lago
sacro (
di cui
sono
stati
ricostruiti
i muri
che
facevano
da
sponde )
utilizzato
per le
navigazioni
delle
barche
sacre.
Verso
sud da
una
delle
porte
ricavate
nella
cinta
muraria
parte un
viale
ornato
di
sfingi
che
porta ad
un altro
recinto
sacro
quello
di Mut
dove
oltre al
tempio
omonimo
si
trovano
altri
due
templi,
dei
faraoni
Ramses
III e
Amenofi
III, in
cattivo
stato di
conservazione.
Con la
visita
di
Karnak
termina
la
nostra
crociera
sul Nilo
ed il
giorno
successivo
il
gruppo
si
divide,
una
parte
rientra
direttamente
in
Italia
ed
un'altra,
tra cui
noi,
prosegue
verso
Hurgada
per una
settimana
di relax
al mare.
Hurgada
è una
località
balneare
che
negli
ultimi
anni ha
subito
un
notevole
sviluppo
turistico
soprattutto
per la
bellezza
del suo
mare e
della
sua
barriera
corallina
e spesso
viene
proposta
in
abbinamento
alla
crociera.
Peccato
che la
stagione
ideale
per
veleggiare
sul Nilo
ed
ammirare
i
magnifici
complessi
archeologici
( in
inverno
per
evitare
l'eccessiva
calura
estiva )
non
coincida
con
quella
ideale
per i
soggiorni
balneari
nel Mar
Rosso e
così ci
siamo
ritrovati
con
un'apprezzabile
temperatura
esterna
ma con
un'acqua
ghiacciata
e
sferzati
da un
fastidioso
vento,
che
dicono
sia
sempre
presente
a
Hurgada
più che
a Sharm
el-Sheikh.
In
effetti
però,
almeno
per noi,
il
soggiorno
a
Hurdaga
era solo
il
pretesto
per
poter
usufruire
( per
come era
congegnato
il
pacchetto
di
viaggio
) di
un'escursione
di due
giorni
al Cairo
per
visitare
la
città,
il museo
e
soprattutto
la piana
di Giza
con Le
Piramidi
e la
Sfinge,
il
naturale
completamento
di una
crociera
sul Nilo
che non
dovete
assolutamente
perdere.
Considerando
però i
tempi di
spostamento
( circa
5 ore da
Luxor ad
Urgada e
altre 5
da
Hurgada
per
raggiungere
il Cairo
) è
consigliabile
terminata
la
crociera
recarsi
direttamente
al Cairo
per
almeno
due o
tre
giorni
tralasciando
il
soggiorno
al mare.
In
attesa
dell'escursione
al Cairo
abbiamo
effettuato
una
simpatica
gita nel
deserto,
a bordo
di
quello
che
sembrava
una
specie
di
residuato
di
guerra,
per
raggiungere
una
tribù di
beduini
che vive
nel
deserto
isolata
dalle
moderne
comodità
per
condividere,
almeno
per
qualche
ora, il
loro
stile di
vita
tradizionale
andandocene
in giro
a dorso
di
dromedario
e
mangiando
i loro
piatti
tipici.
E
finalmente
si parte
per
Il Cairo,
sveglia
in piena
notte e
dopo 5
ore di
viaggio
alle
prime
luci
dell'alba
entriamo
nella
città
che
inizia a
ridestarsi.
E subito
ci
troviamo
immersi
in un
caotico
e
coloratissimo
movimento,
auto e
mezzi di
ogni
tipo che
sfrecciano
in ogni
dove al
di fuori
di
qualunque
norma di
circolazione
in una
città
che in
alcune
zone, le
più
povere,
sembra
essere
appena
uscita
da un
bombardamento
in un
susseguirsi
di
caseggiati
tirati
su alla
meno
peggio e
pieni di
crepe.
Fondata
agli
inizi
dell'anno
1000
dalla
dinastia
dei
califfi
Fatimidi
Il Cairo
(
El-Qahira
"la
vittoriosa"
) è oggi
una
città
moderna
che con
i suoi
circa 15
milioni
di
abitanti
coabita,
a
cavallo
del
Nilo,
con le
splendide
vestigia
del
passato
che ha
ormai
inglobato
nella
sua
immensa
periferia.
La prima
tappa è
la
visita
alla
Cittadella
del
Saladino,
residenza
fortificata
del
sultano
al di
fuori
del
nucleo
principale
della
città.
All'interno
della
Cittadella
si
trovano
due
grandi
moschee,
quella
che
normalmente
si
visita è
detta di
Muhammad
Ali ed è
anche la
più
grande e
spettacolare
con
ricchi
rivestimenti
di
albastro,
decorata
all'interno
con
splendidi
motivi
geometrici.
Nel
cortile
esterno
è
sistema
una
piccola
torre
con
orologio
( che
non ha
mai
funzionato
) che
il re
francese
Luigi
Filippo
donò in
cambio
dell'obelisco
di
Ramses
II ora
in Place
de la
Concorde
( capito
chi ci
ha
guadagnato
? ).
Lasciata
la
Cittadella
ci
rituffiamo
nel
traffico
alla
volta
del
museo
Egizio
il più
importante
al mondo
per la
vastità
di
reperti
archeologici
che
ospita.
Fondato
nella
metà
dell'
800
dall'archeologo
francese
Mariette
si è via
via
ampliato
fino a
comprendere
oggi più
di 100
sale
espositive
organizzate
in
maniera
cronologica,
con i
reperti
più
imponenti
situati
al piano
terra.
Ma le
sale
senza
dubbio
più
visitate
sono
quelle
del
primo
piano
dove è
ospitato
il
corredo
funerario
rinvenuto
pressoché
intatto
( caso
unico )
della
tomba
del
faraone
Tutankhamon.
Il
tesoro
del
faraone,
morto in
giovane
età, ha
un
valore
inestimabile
sia dal
punto di
vista
artistico
che
archeologico
e da
solo
meriterebbe
una
visita
in
Egitto.
Tra i
vari
reperti
rivenuti
all'apertura
della
tomba
quello
che
rifulge
più di
tutti è
la
magnifica
maschera
funeraria
simbolo
da
sempre
della
antica
cultura
egiziana.
Al primo
piano si
trova
anche la
sala
dove
vengono
conservate
le
mummie
di
alcuni
faraoni
importanti
quali
Ramses
II. Per
visitarla
è
necessario
pagare
un
biglietto
supplementare,
ma a
parte il
costo la
curiosità,
a mio
avviso,
non vale
il
disturbo
arrecato
a quel
un sonno
millenario. Comunque
se
volete
farvi
una idea
e non
avete il
tempo
per
recarvi
in
Egitto
andate a
visitare
il museo
Egizio
di
Torino
il
secondo
o terzo
per
importanza
al
mondo.
Dopo un
veloce
tuffo
negli
stretti
vicoli
della
casbah,
per
riempirsi
manco a
dirlo di
ogni
sorta di
souvenir,
sul
finire
del
giorno
ci
avviciniamo
alla
Piana di
Giza
per
inebriarci
dell'ultima
meraviglia,
le
Piramidi,
che con
il loro
guardiano
La
Sfinge
sfidano
da
secoli
l'uomo a
risolvere
i
misteri
che le
circondano.
L'Ortodossia
archeologica
ha ormai
da tempo
accreditato
alle
piramidi
la
semplice
funzione
di tomba
per i
faraoni
che le
hanno
fatte
edificare,
Cheope,
Chefren
e
Micerino
dalla
più
grande
alla più
piccola.
E forse
questa è
la
teoria
più
corretta
se
consideriamo
l'evoluzione
delle
tombe di
quelle
antiche
dinastie
che
partendo
dalla
Mastaba
( tumulo
di
pietra
che
sovrastava
la
semplice
sepoltura
scavata
nella
roccia
più
anticamente
ricoperta
solo di
sabbia )
e
passando
per le
Piramidi
a
Gradoni
( primo
abbozzo
di
Piramide
realizzate
ingrandendo
le
mastabe
mediante
livelli
sovrapposti
che si
stringevano
verso
l'alto )
sono
arrivate
ad
edificare
monumenti
di
quelle
proporzioni
con un
rigore
geometrico
che
lascia
ancora
oggi
stupefatti.
Certo
viene da
chiedersi
perché
dedicare
così
tanto
tempo e
risorse
per
costruire
solo
delle
tombe e
perché
si sia
persa
tale
tecnica
visto
che i
faraoni
delle
dinastie
successive
costruirono
le loro
tombe
scavando
"semplicemente"
cunicoli
nella
roccia,
come
nella
Valle
dei Re e
delle
Regine
di
Luxor.
Per
rispondere
a queste
domande
sono
sorte e
continueranno
a farlo
in
futuro
miriadi
di
teorie
dalla
più
fantasiose
a quelle
dotate
di un
qualche
fondamento
scientifico.
Io non
sono un
esperto
in
materia,
ma
quello
che
ritengo
significativo
sottolineare
è che
per gli
egiziani
non era
importante
la vita
terrena
quanto
piuttosto
quella
dopo la
morte in
cui
l'uomo
avrebbe
dimorato
per
l'eternità
nel
firmamento
in
compagnia
degli
dei
diventando
lui
stesso
una
divinità,
certo
questo
in un
primo
periodo
era
riservato
solo al
faraone
e ai
suoi
congiunti,
ma in
epoche
successive
il
concetto
si
estese
ai
dignitari
ed al
popolo
comune.
Questo
potrebbe
spiegare
l'impegno
ed il
tempo
profuso
nella
realizzazione
di tombe
di
siffatte
dimensioni
quasi
che il
faraone
morto
potesse
trarne
un
giovamento
nella
sua
ascesa
al
cielo.
Rimane
poi da
spiegare
perché
non si
trovino
Piramidi
nelle
dinastie
del
Nuovo
regno
che
posero
Tebe
capitale
dell'Egitto,
ma per
questo
Vi
rimando
a tutta
la
voluminosa
letteratura
scritta
in
merito.
La
visita
alla
piana di
Giza con
la
Sfinge e
le
Piramidi,
le più
importanti
e meglio
conservate
di circa
80 che
se ne
contano
nella
zona, è
il
giusto
completamento
di un
viaggio
in
Egitto,
un
emozione
che non
si può
proprio
perdere.
Le
Piramidi,
a quanto
mi
risulta,
sono
aperte a
turno e
nel
periodo
in cui
sono
stato io
era
possibile
visitare
l'interno
della
più
piccola,
quella
di
Macerino,
che si
compone
sostanzialmente
di una
camera
funeraria,
dove era
conservato
il
sarcofago,
raggiungibile
percorrendo
in
discesa
uno
stretto
corridoio.
In
nessuna
Piramide
sono
state
trovate
iscrizioni
o
decorazioni
come
venne
poi in
uso per
le tombe
scavate
nella
roccia,
ma
occorre
considerare
che
erano
racchiuse
all'interno
di un
recinto
con
molte
altre
costruzioni
e templi
ad uso
funerario,
andati
in gran
parte
dispersi,
i quali
dovevano
probabilmente
presentare
un
aspetto
più
riccamente
decorato.
Dopo
averne
ammirato
da
vicino
le
gigantesche
proporzioni
spostatevi
su una
collina
adiacente
per
riuscire
ad
abbracciarne
completament |