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Nel
periodo
marzo-aprile
di ogni
anno, di
solito
ci
concediamo
un
viaggetto
per
evadere
dalla
routine
quotidiana.
La meta
non ha
importanza,
purche’
sia uno
dei
tanti
paradisi
tropicali
che
ancora
non
abbiamo
visitato,
l’importante
e’ che
si
riesca a
strappare
un
prezzaccio
prenotando
all’ultimissimo
minuto
come
ormai e’
nostra
abitudine.
A dir la
verita’,
una meta
di
preciso
in mente
l’avevamo,
ed erano
le
Mauritius,
ma la
Chickungunya
frenava
un po’
il
nostro
entusiasmo
a
recarci
da
quelle
parti.
Il
nostro
pensiero
e’ cosi’
passato
alla
zona
caraibica
ma qui
la
possibilita’
di
scelta
sulle
mete
ancora
da
visitare
iniziava
a
scarseggiare
a meno
che non
si
optasse
x mete
di élite
tipo
Isole
Vergini
o Turk &
Caicos
ma a
questo
punto
avremmo
dovuto
abbandonare
l’idea
del last
minute e
dell’offerta
con la O
maiuscola.
La mia
dolce
meta’
aveva
piacere
di
visitare
la
Jamaica,
nonostante
non sia
tra le
mete
piu’
economiche
dei
Caraibi,
e visto
che a me
le sfide
piacciono
mi sono
subito
messa
alla
ricerca
di un
buon
last
minute x
questa
destinazione.
Non
eravamo
molto
ottimisti
essendo
che tra
una cosa
e
l’altra
eravamo
giunti
ad
aprile,
e con
Pasqua e
i ponti
di mezzo
era
difficile
trovare
un
prezzo
allettante.
Abbiamo
inzialmente
trovato
una
tariffa
abbastanza
buona x
la
partenza
del 9
aprile,
ma
l’orario
del volo
ci
impediva
di
andare a
votare,
e,
siccome
noi lo
ritenevamo
importante,
abbiamo
rinunciato
consapevoli
che
forse ci
sarebbe
saltata
la
vacanza,
ma con
un
pizzico
di
speranza
che
l’offerta
uscisse
nuovamente.
Per
tutta la
settimana
successiva
alle
elezioni
non e’
uscito
nulla di
interessante
e,
sebbene
mio
marito
nutrisse
ancora
delle
speranze,
io in
realtà
avevo
quasi
gia’
buttato
l’ancora
ma …
giovedi’
13
aprile
mi e’
capitata
x le
mani
un’offerta
per il
Merril’s
Beach
Resort
con uno
sconto
del 52%
e non
potevo
di certo
farmela
scappare.
Naturalmente
la
partenza
era per
la
mattina
successiva,
cosi’ e’
iniziata
una
corsa
contro
il tempo
x
effettuare
le
prenotazioni
e il
pagamento
ma siamo
riusciti
a fare
tutto e
il 14
aprile
alle
8:30
eravamo
gia’ in
volo.
Il
viaggio
di
andata
non e’
stato
dei
migliori.
Le 13
ore non
sono
passate
cosi’
velocemente
come
pensavamo
e
l’assistenza
Livingston
non e’
stata il
massimo
paragonandola
ad altri
voli
effettuati
con
loro.
Fatto
sta che
arriviamo
abbastanza
stanchini
all’aeroporto
di
Montego
Bay ma
appena
scesi lo
spirito
vacanziero
ci ha
restituito
le
forze.
Il
nostro
pulmino
in
un’oretta
ci ha
accompagnati
al
nostro
hotel,
il
Merril’s
III, ed
essendo
arrivati
tra i
primi
abbiamo
sbrigato
abbastanza
in
fretta
le
operazioni
di check
in.
Ci hanno
assegnato
una
camera
molto
vicina
al mare
e
sebbene
fosse
decisamente
semplice
e
spartana
aveva
cio’ di
cui
avevamo
bisogno:
un bel
lettone
e un bel
bagno
pulito !
(Per
coloro i
quali
fossero
interessati,
nelle
camere
standard
non c’e’
il phon
ma e’
possibile
richiederlo
gratuitamente
alla
reception
assieme
a degli
adattatori
per la
corrente.
La
cassetta
di
sicurezza
inoltre
e’ a
pagamento
ma vi
consiglio
di
prenderla
visto
che la
spesa
non e’
esagerata.)
Piazzate
le
nostre
cose in
camera,
e
indossati
abiti un
po’ piu’
consoni
al
clima,
abbiamo
fatto
due
passi
fuori
dall’hotel
per
familiarizzare
col
posto e
poi una
lunga
passeggiata
in
spiaggia
fino al
tramonto.
Inutile
dire che
dopo
cena
siamo
caduti
stecchiti
dal
sonno.
La
mattina
seguente
ci siamo
svegliati
presto e
si puo’
dire che
sia
iniziata
la
nostra
vera e
propria
settimana
di
relax.
Visto
che
durante
il
nostro
ultimo
viaggio
eravamo
stati un
bel po’
in giro,
per
questo
invece
le
nostre
priorita’
vedevano
sole e
mare al
primo
posto.
Ci siamo
quindi
dedicati
all’ozio
completo
per
giorni,
bruciacchiandoci
al sole
che
talvolta
era
quasi
irresistibile
tanto da
obbligarmi
a
rimanere
in
camera
durante
le ore
piu’
calde
(cosa
molto
rara per
me che
di
solito
rimango
a
crogiolarmi
anche
quando
il sole
e’ a
picco).
L’acqua
del
mare,
piatta
come una
tavola
da surf,
era
calda al
punto
giusto
da
permettere
un
minimo
di
refrigerio
ma allo
stesso
tempo di
quel
tepore
ideale
per
stare
ammollo
ore e
ore.
Difatti,
e’ qui
che
abbiamo
trascorso
la
maggior
parte
del
nostro
tempo,
con un
succo
tropicale
in mano
e il
sedere a
bagno. E
i
pesciolini
che ogni
tanto
venivano
a
mordicchiarmi
i piedi
costringendomi
a
muovermi
da
quella
posizione
di
stravaccamento
totale.
Alternavamo
questi
momenti
di
frescura
ad
attimi
di
fornace
pura.
Il sole
picchiava
di
brutto e
il corpo
ci
metteva
pochissimo
ad
asciugarsi
con la
conseguenza
che,
dopo
qualche
minuto,
eravamo
gia’ in
piedi x
dirigerci
al bar
ad
ingurgitare
qualcosa
di
fresco
(l’All
Inclusive
e’ una
grande
invenzione
!!) x
essere
di nuovo
pronti
ad
affrontare
il caldo
sole
Jamaicano
finche’
non si
tornava
di nuovo
in acqua
a fare
il
bagno.
Essi’,
devo
dire che
e’ stata
una
faticaccia.
A questo
punto vi
chiederete:”Ma
siete
andati
fino in
Jamaica
solamente
x andare
a fare
la
“puccetta”
nell’acqua
?!!?”
Beh, la
risposta
e’: “SI
!”
Naturalmente
scherzo,
anche se
un
pizzico
di
verita’
c’e’.
Diciamo
che non
siamo
andati
dall’altra
parte
del
mondo
solo per
questo
ma
comunque
ci e’
piaciuto
tanto.
In
realtà,’
avremmo
voluto
vedere
molte
cose, ma
la
nostra
permanenza
ridotta
(una
settimana)
ci ha
imposto
di
scegliere
soltanto
alcune
delle
possibili
escursioni
che si
possono
fare
(chi ha
a
disposizione
due
settimane
sono
sicura
che
apprezzera’
la
Jamaica
molto
meglio
di noi).
Ci
sarebbe
piaciuto
andare a
vedere
le
cascate
di Ocho
Rios e
la tomba
di Bob
ma il
viaggio
era
troppo
lungo e
stancante
(3 ore
ad
andare e
altrettante
a
tornare).
Per non
parlare
poi di
Port
Antonio
di cui
abbiamo
sentito
parlare
cosi’
bene …
Invece
ci siamo
limitati
ad
andare
alle
Mayfield
Falls.
Abbiamo
cercato
di
rintracciare
Everald
(da
molti
consigliato
su
internet)
x farci
accompagnare,
ma lui
era
impegnato
cosi’ ci
ha
indicato
come
guida
affidabile
un suo
amico,
tale
Chini
Eye (x i
suoi
occhi a
mandorla
!), che
si e’
rivelato
un
ragazzo
davvero
gentile
e
disponibile
(x chi
volesse
posso
fornire
il
numero
di
telefono).
Abbiamo
organizzato
il tutto
con una
coppia
di
Milano
(Ray ed
Ele) e
assieme
siamo
partiti
alla
scoperta
di
queste
cascate.
Il
viaggio
in
macchina
di x se’
e’ stato
gia’
un’avventura,
visto
come
guidano
e le
strade
dissestate,
ma alla
fine
siamo
arrivati.
Ricordo
ancora
ora come
fosse
ieri la
mia
sorpresa
quando
la guida
rasta ci
ha
consigliato
di
spogliarci
e di
immagazzinare
tutte le
nostre
cose
negli
armadietti
a
disposizione.
Primo:
la
faccia
del
tizio mi
sembrava
un po’
troppo
furbetta
(la
reputazione
dei
jamaicani
non e’
delle
migliori).
Secondo:
mi
vedevo
gia’ li’
ad
imprecare
al
nostro
ritorno
quando
avrei
trovato
l’armadietto
bello
vuoto e
con un
biglietto
con
scritto
“Thank
you”
Terzo:
non mi
era ben
chiaro
il xche’
dovessimo
indossare
solamente
il
costume
da bagno
e nient
altro.
Da come
l’escursione
era
stata
descritta
in hotel
dall’assistente
Kuoni,
pensavo
si
trattasse
di una
risalita
del
fiume
tranquilla,
con un
piccolo
sentiero
che
affiancava
l’acqua
e
talvolta
dovendoci
camminare
dentro,
ma x
questo
avrei
potuto
tenere
sicuramente
la
maglietta
mentre
il
nostro
caro
Rasta
insisteva
che era
il caso
di
toglierla
e che
non
dovevamo
assolutamente
avere
niente
in
tasca.
Ho
iniziato
allora a
fantasticare
un giro
in
zattera,
credendo
di aver
confuso
le
escursioni,
e che
quindi
essendo
sull’acqua
avrei
potuto
bagnarmi
e x
questo
motivo
loro
giustamente
si
preoccupavano
che
fossi
con l’abbigliamenteo
adatto …
comunque
sia,
seguiamo
i
consigli
e
partiamo
con la
nostra
guida
Robin
(grande
fumatore
!!).
Superato
il ponte
di
bambu’
ho
finalmente
scoperto
cosa ci
aspettava.
Ero la
prima
della
fila e
Robin mi
ha
gentilmente
indicato
la via
da
percorrere.
Fin qui
tutto
bene,
peccato
che …
fosse
dentro
l’acqua
e … con
l’acqua
ad
altezza
pancia e
… per
acqua
intendo
dire un
cubetto
di
ghiaccio
!!!
Ci ho
messo un
po’ a
svegliarmi
difatti
credo
abbia
detto di
muovermi
almeno
due o
tre
volte
prima
che
riuscissi
ad
alzare
un piede
e ad
immergerlo
in quel
gelido
fiume.
Fatto
sta che
inizia
una
specie
di
canyoning
di 1 ora
e passa
prima di
arrivare
a queste
famigerate
cascate
che ci
hanno
decantato
come
curative
per le
punture
di
insetti
e le
scottature
da sole,
e x
quest’ultimo
motivo
ne
abbiamo
subito
approfittato.
Ci siamo
fatti
massaggiare
dall’acqua
mentre
Robin
divertito
si
sbizzarriva
a
scattarci
fotografie
tra …
una
canna e
l’altra
!
Il tempo
e’
trascorso
molto
velocemente
e
siccome
avevamo
in mente
sul
ritorno
di
fermarci
al
Rick’s
Cafe
abbiamo
deciso
di
tornare
via
“terra”
passando
x il
sentiero
che si
snoda in
mezzo
alla
giungla
jamaicana.
Contro
ogni
aspettativa,
al
nostro
ritorno
abbiamo
trovato
gli
armadietti
pieni e
senza
alcun
oggetto
mancante.
Siamo
quindi
saliti
nuovamente
sul
bolide
di Chine
Eye ma,
ahime’,
non in
tempo x
arrivare
al Ricks
all’ora
del
tramonto.
Abbiamo
quindi
rimandato
quest’esperienza
alla
sera
seguente,
potendo
cosi’
ammirare
anche le
abilita’
dei
tuffatori
che per
niente
intimoriti
si
lanciavano
da
altezze
di 25
metri,
il tutto
naturalmente
corredato
da
musica
Reggae,
Red
Stripe
(la
birra
locale)
e un
infuocato
tramonto.
Con gli
ultimi
bagni e
tanto di
scottatura
finale
per dare
il colpo
di
grazia
alla
tintarella
(provocando
l’invidia
di chi
le
vacanze
pasquali
le ha
trascorse
a casa)
i giorni
di
vacanza
si sono
esauriti
ed e’
giunto
il
momento
di
abbandonare
questo
splendido
posto
che
sicuramente
ci
ricorderemo
con
molto
piacere.
Pamela &
Marco
P.S.
Un’altra
esperienza
che ci
e’
piaciuta
molto e
che ci
siamo
dimenticati
di
raccontarvi
e’ stata
la messa
di
Pasqua
rigorosamente
gospel.
Se una
domenica
capitate
da
quelle
parti …
vi
consigliamo
di farci
un salto
xche’ ha
il suo
fascino. |