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Ogni
viaggio
è un
pezzetto
della
nostra
anima
che
ricomponiamo,
alla
ricerca
dell’ultimo
tassello
che ci
sveli il
mistero
della
nostra
esistenza.
In ogni
viaggio
un
sottile
filo
guida i
nostri
passi,
si può
partire
con
l’intimo
desiderio
di una
meta da
raggiungere,
o ci si
può
aspettare
di
essere
travolti
lungo il
cammino,
con la
semplice
speranza
di non
rimanere
delusi.
Ad ogni
viaggio
cresce
la
nostra
ansia di
scoprire
nuove
meraviglie,
di
lasciarsi
incantare
da un
cielo
diverso
in ogni
luogo
eppure
sempre
lo
stesso,
lungo
sentieri
polverosi
percorsi
infinite
volte,
dentro
antiche
rovine
mute di
un
clamore
passato,
persi in
una
strada
del
mondo
affollata
di vita.
E per
quanti
viaggi
abbiate
intrapreso,
per
quanti
luoghi
visitato,
nulla vi
può
preparare
a questa
esperienza,
perché
il
viaggio
in Libia
può
divenire
il
percorso
per la
ricerca
del
significato
più
profondo
del
proprio
io. Soli
sulla
vetta di
un
monte,
immersi
nell’assordante
silenzio
d’un
infinito
accecante,
sferzati
dal
vento
come
spighe
dorate
in un
campo di
grano
maturo,
mentre
il lento
fluire
del
tempo
muta la
forma
della
vita
spostando
un
granello
di
sabbia
dopo
l’altro,
in un
mare che
di
giorno
risplende
al sole
e al
tramonto
si
accende
di tenui
sfumature
rosa
fino a
scomparire
nel buio
più
profondo,
lasciando
negli
occhi
solo un
ricordo
di
luce....Mai
come in
questo
viaggio
mi
riesce
difficile
dipanare
quel
filo
conduttore
che
segna il
ricordo
delle
emozioni
vissute,
tante
sono le
cose che
ancora
oggi
permeano
la mente
di
vivide
immagini
in un
indissolubile
intreccio….I
maestosi
resti
archeologici
lasciati
in
eredità
dai
greci,
dai
romani,
dai
bizantini,
un’autentica
epopea
storica
da
vivere
d’un
fiato
attraverso
tutti i
luoghi
di cui è
punteggiata
la costa
mediterranea,
senza
dubbio i
più
affascinanti
tra
quelli
che ho
avuto
modo di
visitare
nel Nord
Africa….Le
stupende
atmosfere
del
deserto,
in un
continuo
mutare
dall'alba
al
tramonto
di
paesaggi,
luci,
colori….L’arte
rupestre,
misteriosa
traccia
di quei
popoli
che
hanno
abitato
in
epoche
remote
il Jebel
Acacus,
testimone
muta dei
cambiamenti
climatici
che
hanno
trasformato
un’immensa
foresta
equatoriale,
percorsa
da
grandi
fiumi e
popolata
da una
miriade
di
animali,
in un
arido
deserto….La
scoperta
di un
popolo
ospitale
che ci
ha
sempre
manifestato,
in ogni
luogo
dove ci
siamo
recati,
il
piacere
di
poterci
incontrare….E
tra
tutto
questo,
il
sentimento
più
forte,
quella
sensazione
di
contatto
con la
parte
più
intima
di noi
stessi
che solo
la
solitudine
del
deserto
ti sa
regalare….Ho
visto lo
stupore
tramutarsi
in
gioia,
la gioia
farsi
lacrima,
la
lacrima
brillare
un solo
istante
prima di
morire
in un
caldo
abbraccio….Ho
visto
occhi
serrati
al mondo
spalancarsi
sull'infinitesimo,
alla
ricerca,
dentro
le
oscurità
dell'anima,
della
vera
ragione
del
nostro
esistere….”Gli
uomini
viaggiano
per
stupirsi
degli
oceani e
dei
monti,
dei
fiumi e
delle
stelle,
e
passano
accanto
a se
stessi
senza
meravigliarsi”
( Sant’Agostino
).
17
Maggio
2005
Genova -
Roma -
Bengasi
– Susa
Il
viaggio
ha
inizio
di buon
mattino
con il
volo di
trasferimento
che da
Genova
mi porta
a Roma,
dove
alle
13.00 è
previsto
il volo
di linea
della
Libyan
Aerlines,
la
compagnia
di
bandiera
nazionale,
per
Bengasi.
Il
nostro
programma,
organizzato
dal tour
operator
di Roma
Time-Out,
prevede
la
visita
della
Cirenaica,
con i
siti
archeologici
di
Cirene,
Apollonia,
Qasr
Libia e
Tolmeita,
quindi
il
trasferimento
con volo
interno
a
Tripoli
per
visitare
il
bellissimo
sito di
Leptis
Magna.
Successivamente
di nuovo
un volo
interno
verso la
città di
Sebha
alle
porte
del
Sahara,
da dove
ha
inizio
il tour
in 4x4
che ci
porterà
nel
Jebel
Acacus,
ad
ammirare
i
paesaggi
e le
antiche
incisioni
rupestri
custodite
nel
deserto.
Sulla
strada
del
ritorno
visita
dell'Erg
Ubari e
dei
laghi
della
zona,
quindi
il
ritorno
a
Tripoli,
sempre
in
aereo,
per
visitare
la città
ed il
sito di
Sabratha
prima
del
nostro
rientro
in
Italia.
Arriviamo
a
Bengasi
in
orario
atterrando
su
quella
che mi
sembra
essere
l'unica
pista
del
piccolo
aeroporto.
Su un
lato
fanno
bella
mostra
di se
vecchie
carcasse
di aerei
militari
recitante
da
piccoli
muri
intonacati
di
fresco,
non si
capisce
bene se
come
forma di
sicurezza
o di
abbellimento.
Non c'è
traccia
di altri
aerei
oltre al
nostro e
a
piccoli
cargo di
compagnie
africane.
Siamo
alla
fine del
periodo
di
maggior
afflusso
turistico,
ora che
la Libia
ha
ufficialmente
riaperto
al
turismo
internazionale,
ma come
avremo
modo di
scoprire
più
avanti
questo
si
rileverà
un gran
bel
vantaggio
perché
ci
permetterà
di
girare
tranquillamente
nel
paese
senza
incontrare
praticamente
altri
gruppi
organizzati.
E di
godere
inoltre
di un
periodo
climatico
stupendo,
con
temperature
miti e
cielo
turchese
lungo la
costa
mediterranea,
dove
normalmente
in
inverno
e in
primavera
non è
difficile
incontrare
giornate
piovose,
con un
clima
asciutto
nel
deserto,
dove le
temperature
prossime
ai 40°
di
giorno
scenderanno
gradatamente
di sera
senza
provocare
però il
temuto
sbalzo
termico,
e senza
infine
dover
fare i
conti
con il
famigerato
ghibli,
che
quando
spazza
l’aria
con i
suoi
venti
può
procurare
più di
un
problema.
In
sostanza,
vista
l'esperienza
diretta,
è un
periodo
che mi
sento di
consigliare
vivamente.
All'arrivo,
ore
15.00
locali,
un'ora
avanti
rispetto
all'Italia,
la
stessa
quando
da noi
c'è
l'ora
legale, facciamo
conoscenza
con la
nostra
guida
locale
Ahmed,
un
ragazzo
molto
simpatico
e
gioviale
dalla
parlantina
sciolta
e
dall’italiano
fluente,
che ci
aiuta
subito
nel
disbrigo
delle
formalità
doganali
e che ci
accompagnerà
per
tutta la
durata
del
viaggio.
Insieme
a lui
c’è un
altro
ragazzo,
praticamente
il suo
alter
ego dato
che
mastica
poco
d’italiano
e non è
un gran
chiacchierone,
ma che
soprattutto,
come
scopriremo
in
seguito,
non è
una
guida
bensì un
poliziotto
incaricato
della
nostra
sicurezza.
Più
probabilmente
a mio
avviso,
vista
l'assenza
di
pericoli
evidenti,
per
controllare
che
qualcuno
del
gruppo
non
commetta
sciocchezze
infilandosi
in
qualche
guaio,
come
quei
turisti
tedeschi
sorpresi
anni fa
alla
partenza
con il
calco di
un'incisione
rupestre
come
souvenir
!! (ma
dico io
) Da
allora
non è
più
consentito
girare
da soli
per il
paese e
anche in
caso di
viaggiatori
indipendenti,
al di
fuori
dei tour
organizzati,
oltre al
visto è
richiesto
l'invito
di
un'agenzia
turistica
locale
che
faccia
da
garante.
Appena
fuori
dall'aeroporto
approfittiamo
della
presenza
di un
ufficio
cambi
per
acquistare
un po'
di
moneta
locale,
il
dinaro (
inutile
portarsi
dei
dollari
visto
che
ormai
l'euro è
normalmente
accettato
anche
qui ).
E'
difficile
dire
quanto
convenga
cambiare,
in Libia
attualmente
non
esistono
circuiti
internazionali
per
prelevare
con i
bancomat
e le
Carte di
Credito
sono
ancora
pressoché
sconosciute,
le spese
più
frequenti
le
incontrerete
per
approvvigionarvi
di acqua
da bere,
circa 5
dinari
al litro
nei bar
un po’
meno nei
piccoli
market,
( per il
deserto
normalmente
viene
fornita
dal tour
organizzatore
) e per
poter
usare la
macchina
fotografica
o la
telecamera,
5/10
dinari,
nei siti
archeologi
e nei
musei,
ma
considerate
anche,
come è
stato
per noi,
che
facilmente
il
vostro
accompagnatore
locale
sarà in
grado di
cambiarvi
della
moneta
allo
stesso
cambio
praticato
ufficialmente.
Ricordate
infine
che in
Italia
il
dinaro
vale
praticamente
come i
soldi
del
monopoli
e che
dovrete
necessariamente
riconvertirlo
prima
della
partenza,
per
sicurezza
tenete
la
ricevuta
di
cambio
perché
potrebbero
richiedervela.
Finalmente
saliamo
sul
pulmann
e
partiamo
alla
volta di
Susa,
una
piccola
città
fondata
nel 1897
da un
gruppo
di
profughi
mussulmani
in fuga
da
Creta,
che sarà
la
nostra
base per
l'esplorazione
della
Cirenaica.
Lasciata
Bengasi
ci
inoltriamo
nel
Jebel
Akhdar,
zona
delle
Montagne
Verdi,
la
catena
montuosa
più alta
della
Libia
settentrionale,
la quale
dopo una
prima
parte
arida,
ad onor
del
nome,
inizia a
presentarsi
con un
susseguirsi
di campi
coltivati
a grano,
piantagioni
di
olivi,
viti,
mandorli
e grandi
appezzamenti
di campi
verdi
dove
pascolano
tranquilli
greggi
di
pecore,
capre e
perfino
dromedari.
Nei
pressi
della
cittadina
di
Al-Bayda
la
strada
inizia a
salire.
Siamo in
vista
del
fiume
Wadi
al-Kuf
che in
questa
zona
crea una
serie
ininterrotta
di belle
gole e
ripidi
canyon,
teatro
negli
anni a
cavallo
tra il
1920 e
il 1930
di
accanite
battaglie
tra i
patrioti
libici,
guidati
dal
leggendario
Omar
al-Mukhtar,
e gli
occupanti
italiani
del
maresciallo
Badoglio.
Superato
un
moderno
ponte,
costruito
su un
affluente
del Wadi
al-Kuf,
la
strada
verso
Susa
inizia a
scendere
aprendosi
in una
bella
valle
con
magnifiche
vedute
della
costa. Sono
ormai le
19.30
quando
arriviamo
all' El
Manara,
un
moderno
e
confortevole
albergo
situato
proprio
nei
pressi
dell'ingresso
del sito
archeologico
di
Apollonia.
18
Maggio
2005
Cirene –
Apollonia
| Cenni Storici |
|
Il mito sulla fondazione della città, come quasi tutti i miti dell'epoca, vede gli dei ed i comuni mortali avvinti e travolti dalle stesse umane passioni. In questo, si narra del rapimento d'amore di cui rimane soggiogato il dio Apollo allorché il suo sguardo ha modo di posarsi sulla leggiadra figura di Cirene, una ninfa amante della caccia, assorbita in quel momento in un'accanita lotta con un leone. Apollo incantato dalla bellezza e dalla forza della ninfa la ghermisce, trascinandola in volo sul suo carro dorato. Nel punto esatto in cui i due amanti atterrano, sulle coste libiche appunto, verrà successivamente edificata l'antica colonia greca. Più prosaicamente la storia racconta che la fondazione della città si deve a un piccolo gruppo di cittadini fuoriusciti da Thera, l'odierna Santorini, che spinti da motivi politici e demografici abbandonarono la loro isola nativa per trovare nuove terre fertili da colonizzare. La scelta del luogo, già abitato da tribù locali, si rivelò ben presto felice e dall'anno della fondazione, nel 631 a.C., la città cresce e si sviluppa rapidamente tanto da attirare cosi altri coloni dalla madre patria. Cirene raggiunge il suo massimo splendore politico e culturale nel IV sec. a.C., quando insieme ad altre quattro colonie della zona da origine alla famosa federazione greca conosciuta come Pentapoli, di cui assume il ruolo guida. Nel 331 a.C. anche la Pentapoli greca in terra libica rimane soggiogata sotto l'espansione dell'impero di Alessandro Magno perdendo cosi il suo status indipendente, che riacquisterà solo per un breve periodo, alla caduta di quest'ultimo, prima di passare sotto la dominazione dei faraoni egiziani della dinastia dei Tolomei e dei romani in seguito, i quali la ricevono in eredità nel 96 a.C. dal faraone Tolomeo Apione insieme a tutta la Cirenaica. La storia della città, divenuta nel frattempo un importante centro del grande impero romano pur riuscendo a mantenere intatta la sua originalità ellenica, assurge nuovamente alle cronache in seguito alla furiosa rivolta della comunità ebraica che tra il 115 e il 117 a.C. la distrugge mettendola a ferro e fuoco. Ricostruita per volere dell'imperatore Adriano la città assume una connotazione più marcatamente romana, anche se il periodo di rinnovata vitalità ha vita breve perché il declino istituzionale ed economico di cui cade vittima l'impero finirà per travolgere anche Cirene stessa, già duramente provata nel breve volgere di un secolo da due devastanti terremoti ( 262 e 365 d .C. ). Durante la successiva occupazione bizantina Cirene diviene un centro cristiano di minore importanza, perdendo cosi il suo primato regionale a favore della vicina città di Tolmeita, prima di cadere nel 693 d.C. sotto la spinta dell'avanzata islamica in Nord Africa. |
Oggi
dedicheremo
la
giornata
alla
visita
della
Cirenaica,
iniziando
dal più
importante
sito
archeologico
della
zona,
l'antica
città
greca di
Cirene.
Lungo la
strada
che
dalla
costa
risale
dolcemente
la valle
si
incontrano
i resti
delle
antiche
necropoli
greche
scavate
direttamente
nella
roccia e
riutilizzate
in
seguito
anche in
epoca
romana e
bizantina.
Di
certune
rimangono
tracce
distinte
nella
specifica
peculiarità
della
moda e
dei
costumi
del
periodo
in cui
furono
realizzate,
alcune
sembrano
rappresentare
dei
templi
in
miniatura
ornati
con
piccole
colonne
scolpite
e
rappresentazioni
di
divinità,
altre
sono
caratterizzate
da
angusti
locali
attigui
privi di
decoro,
altre
infine
sono
semplici
sarcofagi
ricavati
direttamente
sul
luogo
della
sepoltura.
Prima di
entrare
nel sito
archeologico
ci
fermiamo
ad
ammirare
dall'alto
il
tempio
di
Apollo,
edificato
come
racconta
la
leggenda
nel
punto
esatto
in cui
il dio e
la ninfa
approdarono
in terra
di
Libia.
E' una
giornata
limpida
con un
cielo
terso e
turchese
come
solo
queste
latitudine
sanno
rendere,
la
temperatura
è già
discretamente
alta, ma
grazie
all'aria
secca ed
asciutta
quasi
non ci
si fa
caso.
Appena
varcato
l'ingresso
del sito
archeologico,
la cui
visita
richiede
non meno
di 3 h
circa,
si
incontra
il
grande
Gymnasium
costruito
dai
greci
nel II
sec.
a.C. ed
utilizzato
come
principale
centro
sportivo
della
città.
La
grande
palestra
centrale
all'aperto
era
circondata
su ogni
lato da
una fila
di
colonne
doriche
che
delimitavano
un
corridoio
coperto
e chiuso
su un
lato da
un alto
muro. In
epoca
romana
l'area
fu
trasformata
in un
Foro
dedicato
alle
discussioni
politiche
ed
all'amministrazione
della
giustizia
con
annesso
un
tribunale.
Il
maestoso
ingresso,
ben
visibile
ancora
oggi,
era
formato
da
quattro
colonne
doriche
a
sorreggere
l'architrave
del
tetto. Subito
dietro
il
Gymnasium
si trova
un
piccolo
Odeon
dedicato
al dio
Apollo,
costruito
con
granito
di
Assuan e
marmo di
Baros in
Grecia,
utilizzato
nel
periodo
ellenico
per le
rappresentazioni
teatrali.
A fianco
una
pista di
atletica,
lo
Xystos,
sfruttata
dagli
atleti
per i
loro
allenamenti
quotidiani.
Sul lato
sud-occidentale
del
Gymnasium
si trova
invece
la
Skyrota,
la via
principale
della
città di
Cirene,
ornata
in un
primo
tratto
denominato
Portico
delle
Erme
da
grandi
statue
raffiguranti
le
Cariatidi,
immagini
dei
semidei
Ercole
ed
Ermete.
Successivamente
i romani
prolungarono
la
strada
fino a
raggiungere
l'Agora,
trasformandola
cosi in
un viale
cerimoniale.
Lungo la
Skyrota
si
trovano
dapprima
un altro
piccolo
Teatro
costruito
per gli
spettacoli
musicali
e
successivamente
l'imponente
casa di
Claudio
Tiberio
Giasone
Magno,
personaggio
influente
e gran
sacerdote
del dio
Apollo,
risalente
al II
sec.
d.C.
L'ingresso
della
casa era
costituito
da un
grande
cortile
aperto
che si
apriva
direttamente
sulla
via
principale.
Utilizzato
come
empluvium
per la
raccolta
dell'acqua
piovana
era
decorato
con
mosaici
raffiguranti
tra
l'altro
Arianna
e
Dionisio
(
attualmente
asportati
per una
migliore
conservazione).
Sull'ingresso
si
aprivano
varie
stanze
interne
tra cui
una sala
da
pranzo
estiva
con il
pavimento
in
marmo,
da cui
l'ospite
ed i
suoi
commensali
potevano
godere
di una
magnifica
veduta
sulla
vallata
mentre
banchettavano.
Accanto
a questa
sala si
trova la
stanza
denominata
della
Quattro
Stagioni,
cosi
denominata
per via
del
grande
mosaico
sul
pavimento
in cui
una
fanciulla
viene
rappresentata
ai
quattro
angoli
abbigliata
con i
costumi
tipici
delle
stagioni
dell'anno.
Tra i
resti
archeologici,
qui come
in altri
punti
del
sito, si
trovano
le
stilizzazioni
scolpite
di
un'antica
pianta
oggi
scomparsa,
il
silphium,
simile
all'odierno
finocchio
selvatico
che
all’epoca
nasceva
spontanea
nella
zona.
Molto
ricercata
ed
apprezzata
nell’antichità
per le
sue
virtù
curative,
speziali
e
afrodisiache,
contribuì
in
maniera
determinate
alle
fortune
di
Cirene.
Proseguendo
lungo la
Skyrota
arriviamo
all'Agorà,
la
grande
piazza
pubblica
vero
fulcro
della
vita
cittadina.
Circondata
da
templi
ed altri
edifici
adibiti
a
funzioni
civili
poteva
trasformarsi
da
semplice
mercato
a luogo
di
ritrovo
per
assistere
a
cerimonie
religiose
e
politiche.
Sulla
destra
si trova
un
Monumento
Navale,
restaurato
di
recente,
edificato
dai
Tolomei
nel III
sec.
a.C. per
celebrare
una
vittoriosa
battaglia.
La
statua
rappresenta
una
Vittoria
protesa
sulla
poppa di
una nave
alla
base
della
quale
sono
raffigurati
due
delfini
e i
tritoni
di
Nettuno.
In fondo
alla
piazza
si
trovano
i resti
del
Santuario
di
Demetra
e Kore,
realizzato
in una
non
comune
forma
circolare
ed
abbellito
con
statue
di
divinità
femminili
della
fertilità
sedute
ed in
piedi,
quest'ultime
aggiunte
nel
periodo
romano.
Ogni
anno vi
si
svolgeva
un festa
molto
importante
a cui
partecipavano
solo le
donne e
che
rievocava
il mito
di
Demetra.
All'interno
e subito
intorno
all'Agorà
si
trovano
altri
edifici,
come il
Tempio
delle
Basi
Ottagonali
o la
Tomba di
Batto,
il capo
dei
coloni
greci
che
fondarono
la
colonia
di
Cirene,
ma il
loro
stato di
conservazione
non
ottimale
li rende
poco
interessanti
e di
difficile
individuazione.
Dietro
l'Agorà
una
strada
costruita
dai
Bizantini
scende
dalla
cima
della
collina
verso la
zona
sottostante
del sito
archeologico
caratterizzata
dal
grande
Santuario
di
Apollo. Lungo
la
discesa
si trovano
i resti
delle
antiche
Terme
di
Artemide
Diana
risalenti
al
periodo
greco,
scavate
interamente
nella
roccia
sono le
uniche
del
genere
mai
ritrovate.
Tra le
varie
stanze,
scarsamente
illuminate
da
un'apertura
praticata
in alto,
quella
che si è
conservata
meglio è
il
calidarium
dove si
notano
ancora
le
vasche
per
l'acqua
calda e
le
piccole
celle
scavate
nella
parete
che
fungevano
da
deposito
per gli
abiti. Alla
fine
della
discesa
si
arriva nei
pressi
della
Fontana
di
Apollo,
una
sorgente
naturale
utilizzata
in
passato
come
complesso
termale
conosciuto
con il
nome di
Bagni
di
Paride.
Il
Santuario
di
Apollo
nei
pressi è
un
insieme
di più
templi
ed
edifici
religiosi,
tra cui
il
Tempio
di
Apollo
vero e
proprio,
uno dei
più
antichi
della
colonia
di
Cirene.
Costruito
nel VI
sec.
a.C.
venne
successivamente
dotato
di file
di
colonne
sui
quattro
lati a
racchiudere
l'originale
spazio
aperto
che
fungeva
da area
sacra.
Ricostruito
nel IV
sec.
a.C.
subì la
completa
distruzione
durante
la
rivolta
ebraica,
i resti
visibili
oggi
risalgono
al più
recente
periodo
romano
del II
sec.
d.C. Di
fronte
al
tempio
si trova
un
grande
altare
monumentale
utilizzato
per i
sacrifici
dedicati
al dio e
un
bellissimo
Nymphaeum,
fontana
sacra,
con due
leoni ai
lati. Su
un lato
del
tempio
di
Apollo
si trova
il
Tempio
di
Artemide
ritenuto
più
antico
del
santuario
stesso.
Da qui
parte il
sentiero
che
conduce
al
grande
Teatro
di
Cirene,
edificato
dai
greci
nel VI
sec.
a.C. e
modificato
successivamente
dai
romani
che lo
trasformarono
in un
anfiteatro,
da qui
si gode
una
magnifica
vista
verso il
mare.
Purtroppo
oggi
appare
piuttosto
dimesso
e molti
dei
livelli
che un
tempo
potevano
ospitare
circa
mille
spettatori
sono
crollati
sotto il
peso del
tempo. Tornando
indietro
verso
l'uscita
settentrionale
del sito
archeologico
si
incontrano
le
antiche
Terme
Romane.
Costruite
nel I
sec.
d.C.
sotto
l'imperatore
Traiano
furono
successivamente
restaurate
dall'imperatore
Adriano,
come
ricorda
una
lapide
che si
trova in
quello
che era
il
frigidarium,
dopo i
danni
provocati
dalla
rivolta
della
comunità
giudaica
di
Cirene.
Quello
che
resta
del
complesso
termale,
decorato
con
mosaici
e
colonne
in marmo
cipollino,
comprende
altri
vani
come il
tiepidarium
ed il
calidarium,
ed uno
che
fungeva
da
spogliatoio
in cui
fu
rinvenuta
la
statua
delle
Tre
Grazie
conservata
ora nel
museo
della
Jamahiriya
di
Tripoli.
All'uscita
dal sito
ci
rechiamo
a pranzo
in un
vicino
complesso
chiamato
resort
Cirene,
dove
la
caratteristica
sala da
pranzo è
stata
ricavata
direttamente
nella
roccia,
un modo
per
creare
un
ambiente
isotermico
con una
temperatura
gradevole
rispetto
alla
calura
esterna.
Dopo il
pranzo
riprendiamo
il
pulmann
per
spostarci
più
velocemente
nella
parte
del
sito, in
cima
alla
collina,
che
ospita
il
maestoso
Tempio
di Zeus.
Il
tempio è
il
monumento
più
importante
dell'antica
Cirene,
dedicato
alla
principale
divinità
del
pantheon
greco
superava
in
dimensioni
lo
stesso
Partenone
di
Atene.
Lungo il
perimetro
esterno
era
circondato
da una
doppia
fila di
colonne
cosi
come
all'interno
del
santuario
vero e
proprio
dove
venivano
celebrati
i riti
in onore
del dio.
Distrutto
come
gran
parte
della
città
durante
la
rivolta
ebraica
venne
restaurato
dall'imperatore
Adriano
nel 120
d.C., ma
dovette
subire
un nuovo
rovescio
a causa,
questa
volta,
del
terremoto
che
colpì
tutta la
zona nel
365 d.C.
Quello
che è
possibile
ammirare
oggi si
deve
all'abile
opera di
restauro
condotta
dall'equipe
del
prof.
Stucchi
dell'Università
di Roma
che ha
parzialmente
ricostruito
l'antico
tempio,
solo qui
abbiamo
la
ventura
di
imbatterci
in un
piccola
comitiva
di
turisti
francesi
dopo
aver
praticamente
visitato
il sito
di
Cirene
in
perfetta
solitudine.
Terminata
la
visita
dell'interessante
sito di
Cirene
ritorniamo
brevemente
in
albergo
in
attesa
di
visitare
il sito
archeologico
di
Apollonia,
il cui
ingresso
dista
appena
poche
decine
di
metri,
sviluppandosi
lungo un
tratto
di costa
direttamente
sul
mare.
| Cenni Storici |
|
La nascita di Apollonia avviene in un periodo successivo a quella di Cirene, con lo scopo dichiarato di dotare quest'ultima di un porto marittimo per favorirne gli scambi commerciali ed aumentarne cosi il prestigio e la prosperità. Apollonia rivesti questa funzione anche sotto il periodo della dominazione romana, fino a diventare per un breve periodo anche la sede del governatore della provincia. Il terribile terremoto che colpi la zona nel 365 d.C. causo gravissimi danni alla città ed al suo porto, che quasi scomparve inabissandosi nelle acque del mediterraneo, iniziando così a segnarne il declino nel periodo romano. Con l'avvento dei bizantini Apollonia recupero in parte la sua prosperità. I resti visibili oggi risalgono in maggioranza a quel periodo, V-VI sec. d.C., in cui vennero edificate cinque basiliche recuperando in parte marmi ed altri materiali dalla vicina Cirene, cosa che valse alla città l'appellativo di "città delle chiese". Con l'invasione islamica la città cade nuovamente in disgrazia e i suoi edifici spogliati sono utilizzati come materiale da costruzione per edificare, poco più a monte, una città per i profughi mussulmani in fuga dall'isola di Creta. |
 Appena
dopo
l'ingresso
del sito
archeologico
si
incontra
la
basilica
denominata
Chiesa
Occidentale
in cui
convivono
elementi
tipici
bizantini,
colonne
di marmo
bianco,
ed
elementi
greci
prelevati
da
Cirene,
colonne
di marmo
verde
cipollino.
Nei
pressi
si trova
un
battistero
tipico
dell'epoca,
realizzato
al
livello
del
pavimento
permetteva
al
battezzato,
scesi
alcuni
gradini,
di
immergersi
quasi
completamente
in una
vasca
colma
d'acqua
per
uscirne
poi
purificato
dal lato
opposto.
Questo
tipo di
battistero
era
comunemente
usato
nei
primi
periodi
del
cristianesimo
come
simbiosi
del
battesimo
di Gesù
nelle
acqua
del
Giordano.
Proseguendo
lungo un
sentiero
si
arriva
nella
più
grande e
meglio
conservata
Chiesa
Centrale,
probabilmente
edificata
in onore
di San
Marco.
Anche
questa
basilica
era
adornata
da
colonne
in marmo
verde
cipollino
sulle
quali
era
scolpita
una
croce
cristiana
che
sormonta
il globo
di
Atlante,
a
rappresentare
l'universalità
e il
dominio
del
nuovo
credo.
Poco
fuori
della
chiesa
si è
conservata
una
sedia in
pietra
utilizzata
dal
vescovo,
sembra
per
trovare
riposo
dopo
aver
presieduto
alle
funzioni
liturgiche.
Intorno
alla
chiesa
si
notano i
resti di
antiche
terme
del
periodo
romano e
bizantino,
mentre
più
discosto
si trova
l'edificio
che
ospitava
il
governatore
bizantino.
Proseguendo
lungo il
sentiero
si
arriva
ad un
quartiere
di case
bizantine
su cui
si
affaccia
la
Chiesa
Orientale
edificata
sui
resti di
un
tempio
greco,
qui il
marmo
cipollino
è
utilizzato
anche
per il
pavimento
ed i
rivestimenti
murali.
Edificata
nel V
sec.
d.C. era
la più
grande
della
Cirenaica,
con la
navata
centrale
separata
dalle
quelle
laterali
da due
file di
colonne.
Di li a
poco il
sentiero
si
affaccia
direttamente
sulla
spiaggia,
di
fronte
alla
quale si
trova
l'isola
di
Hammam,
che
prima
del
terremoto
del 365
a.C. era
unita
alla
costa
nel
punto in
cui si
trovava
l'antico
porto,
inabissatosi
in
seguito
al
disastro
naturale.
Lungo la
parete
rocciosa
si
trovano
alcune
grotte
utilizzate
nell'antichità
come
depositi
e
fornaci
per la
produzione
di
ceramiche
e
sfruttate
oggi da
gruppi
di
giovani,
rigorosamente
solo
uomini,
per
cuocere
spiedini
di carne
su braci
improvvisate.
Alla
fine del
sentiero
si
arriva
direttamente
sopra i
resti
del
grande
Teatro
Greco,
che dopo
il
terremoto,
come lo
è oggi,
è
scivolato
in
avanti
venendosi
a
trovare
proprio
a
ridosso
del
mare. Il
teatro
non
venne
mai
utilizzato
dai
bizantini
perché
ritenuto
un luogo
sacrilego,
che
sfruttarono
invece
la
collina
sovrastante
per
farne
una
necropoli,
come
testimoniano
diversi
sarcofagi.
Terminata
la
visita
del sito
ne
approfittiamo
per fare
un bagno
nella
spiaggia
sottostante,
un tuffo
e via
data la
temperatura
dell'acqua
non
proprio
calda.
Dopo la
cena che
consumiamo
in
albergo,
per
inciso
non
aspettatevi
molto
dalla
cucina
libica
perché è
piuttosto
monotona
e
nemmeno
lontana
parente
di
quella
stupenda
marocchina,
usciamo
a fare
un
giro. Giro
che
termina
molto
velocemente
essendo
Susa una
piccola
cittadina
non
ancora
abituata
al
turismo
di
massa,
per
fortuna,
e che
come il
resto
del
paese
non
offre
molto
per
passare
la
serata.
Personalmente
spero
che
rimanga
cosi il
più a
lungo
possibile. Allora
per
chiudere
la
giornata
ci
ritroviamo
tutti
con la
nostra
guida
Ahmed a
bere un
tè alla
menta
nell'unico
bar
aperto,
proprio
dietro
l'hotel,
e a
chiacchierare
amabilmente,
non
senza
qualche
punta di
asprezza
quando
la
conversazione
scivola
sulla
condizione
delle
donne,
sulle
differenze
tra la
nostra
cultura
e la
loro.
19
Maggio
2005
Susa -
Qsar
Libia -
Tolmeita
-
Bengasi
–
Tripoli
Lasciamo
di buon
mattino
la
cittadina
di Susa
e
ripercorrendo
la
stessa
strada
dell'andata
ritorniamo
a
Bengasi,
dove ci
attende
un volo
interno
con cui
raggiungeremo
Tripoli.
Durante
il
tragitto
il
programma
prevede
due
soste
per
completare
la
visita
della
Cirenaica
nella
sua
parte
più
occidentale,
una per
ammirare
gli
stupefacenti
mosaici
bizantini
di Qsar
Libia ed
un'altra
per
visitare
il sito
archeologico
dell'antica
colonia
greca di
Tolmeita.
Qsar
Libia
è
una
piccola
cittadina
che
assurge
alla
ribalta
della
cronaca
nel
1957,
quando
in
seguito
ai
lavori
di scavo
di una
diga
vengono
riportati
alla
luce i
resti di
un’antica
basilica
bizantina.
Cosa
ancora
più
stupefacente
fu
ritrovare
il
pavimento
della
chiesa
in
ottimo
stato di
conservazione,
cesellato
finemente
da
eleganti
pannelli
a
mosaico
raffiguranti
soggetti
religiosi
e
mitologici.
Arriviamo
sul sito
dopo
aver
percorso
circa
un'ora
di
strada
da Susa,
nei
pressi
di
quello
che era
un
piccolo
forte di
presidio
del
periodo
turco,
successivamente
riutilizzato
anche
durante
l'occupazione
italiana.
Appena
dopo
l'ingresso
un
sentiero
si fa
largo
tra i
campi
verso
est per
arrivare
sul
luogo
dove
sorgeva
la
Chiesa
bizantina,
della
struttura
originale
rimane
traccia
nell'abside,
nella
navata
centrale
e nella
sala
posteriore
che
accoglieva
i fedeli
dove
sono
stati
rinvenuti
i
mosaici,
come si
intuisce
dagli
spazi
rimasti
desolatamente
vuoti
dopo che
quest'ultimi
sono
stati
asportati
per
collocarli
nel
vicino
museo
appositamente
costruito.
I resti
della
chiesa
non sono
stati
valorizzati
e gli
scavi
sembrano
ora
abbandonati
all'incuria
del
tempo
dopo
alcune
opere di
sistemazione
effettuate
da
archeologi
inglesi,
cosi
come
affermato
dalla
guida,
su cui
ci
sarebbe
più d’un
particolare
da
obbiettare.
Ma il
vero
tesoro
sono i
bellissimi
mosaici
custoditi
ora nel
piccolo
museo
del
sito,
proprio
di
fronte
all'ingresso
di
un'altra
chiesa
bizantina
utilizzata
dagli
italiani
come
alloggio
per le
truppe.
In un
miglior
stato di
conservazione,
ma nella
quale
non
furono
rinvenuti
mosaici
belli
come
nella
prima. I
50
pannelli
sono
della
dimensione
di circa
mezzo
metro
quadrato
e dopo
essere
stati
inseriti
in un
telaio
di
legno
sono
stati
appesi
alle
pareti
dell’unica
sala del
museo,
mentre
sul
pavimento
è
collocato
il
grande
mosaico
che
ricopriva
la
navata
settentrionale
della
chiesa.
I
soggetti
raffigurati
nei
pannelli
sono per
lo più
divinità
precristiane,
figure
mitologiche
e
animali
di tutte
le
specie,
tra i
più
significativi
il
pannello
n° 3 che
rappresenta
la città
di
Teodora
ed il 28
che
raffigura
una
basilica
con la
facciata
ornata
da
colonne.
Ma
il più
importante
da un
punto di
vista
storico
è il
pannello
n° 48 ,
una
delle
rarissime
rappresentazioni
del faro
di
Alessandria,
con la
figura
del dio
Elio
nudo che
in cima
al tetto
regge
nella
mano
destra
una
spada
con la
punta
rivolta
verso il
basso ed
appoggiata
sullo
specchio
di ferro
del
faro.
Uscendo
dal
museo si
può
salire
sulle
mura del
vecchio
forte da
cui si
gode una
bella
vista
sulla
pianura
circostante.
Lasciata
Qsar
Libia
riprendiamo
la
strada
per
Bengasi,
effettuando
una
deviazione
verso la
costa
per
visitare
il sito
dell'antica
colonia
greca di
Tolmeita
fondata
nel IV
sec.
a.C. La
città,
una di
quelle
che
formavano
la
famosa
Pentapoli
greca,
ebbe un
ruolo
rilevante
anche
durante
il
periodo
romano
prima di
iniziare
una
lenta
decadenza
con
l'avvento
delle
invasioni
arabe.
Il cielo
si è
improvvisamente
incupito
e per un
breve
momento
lascia
scivolare
verso di
noi una
leggera
pioggia,
quasi il
preludio
ad un
temporale
che non
arriverà
mai.
Dall'ingresso
del sito
archeologico,
i cui
reperti
più
interessanti
risalgono
al
periodo
che va
dal I al
II sec.
a.C., un
breve
sentiero
conduce
sul
luogo
dove
sorgevano
Tre
archi
romani,
il punto
d'incontro
tra il
primo
cardo e
il
decumano,
le
strade
che
attraversavano
la città
seguendo
la
direzione
dei
quattro
punti
cardinali
come in
tutti i
tipici
insediamenti
romani.
Proseguendo
lungo il
primo
cardo
incontriamo
dapprima
l'antico
Odeon
greco,
utilizzato
per
rappresentare
spettacoli
musicali
e
successivamente
trasformato
dai
romani
in una
piscina
all'aperto,
e poco
dopo, in
leggera
salita
sulla
collina,
arriviamo
nella
grande
piazza
dell'Agorà
greca,
divenuta
poi il
Foro
Romano,
le cui
fondamenta
fungevano
da
enorme
cisterna
per la
raccolta
dell'acqua,
come
testimoniano
le
numerose
aperture
che si
trovano
sulla
sua
superficie
e che
corrispondono
a pozzi
sotterranei.
In un
angolo
della
piazza
si trova
una
piccola
scala
che
scende
nelle
cisterne,
destinate
a
raccogliere
l'acqua
proveniente
da
sorgenti
montane
situate
nella
zona.
Passando
da una
stanza
ad
un'altra,
pur con
una
scarsa
illuminazione,
si
riesce a
percepire
la
dimensione
e
l'importanza
che
dovevano
avere
per la
vita
della
città.
Dall'agora
si
scendiamo
verso
l'uscita
del sito
passando
accanto
alla
bella
Villa
delle
Colonne,
costruita
da un
facoltoso
romano
sul
luogo
dove
sorgeva
una più
antica
costruzione
andata
distrutta
durante
la
rivolta
ebraica.
Sul
pavimento
di una
stanza,
sul lato
meridionale,
è
collocato
un bel
mosaico
con una
raffigurazione
di una
testa di
medusa,
mentre
nell'adiacente
stanza
da
pranzo
si
rilevano
ancora
le
tracce
dell’originale
rivestimento
delle
pareti,
realizzato
con
lastre
di
marmo.
La villa
disponeva
anche
di una
grande
piscina
rettangolare,
al cui
centro
era
posta
una
piccola
fontana
raffigurante
un
animale,
ora
conservata
nel
piccolo
museo
del
sito. Ed
è
proprio
nel
museo
che ci
rechiamo
dopo
aver
esplorato
i resti
del sito
che
comprendono
anche un
Teatro
greco ed
un'altra
costruzione
patrizia
denominata
Villa
delle
Quattro
Stagioni,
per via
del
grande
mosaico
che vi è
stato
rinvenuto
e che fa
ora
bella
mostra
di se
nella
sala
centrale
del
museo. Terminata
la
visita
del
museo,
in cui
sono
esposti
alcuni
reperti
interessanti,
riprendiamo
la
strada
per
Bengasi
salutando
cosi la
Cirenaica
e la sua
millenaria
storia.
Un volo
interno
ci
attende
per
portarci
a
Tripoli,
la
capitale.
Oltre al
nostro
gruppo
si
imbarcano
molte
altre
persone
dato che
questo è
il mezzo
più
veloce
per
spostarsi
in Libia
considerate
le
distanze,
a meno
di non
volersi
sobbarcare
molte
ore di
viaggio
in
pulmann,
i 1024
Km tra
Bengasi
e
Tripoli
vengono
percorsi
in circa
12 ore.
Il
risvolto
della
medaglia
è che i
voli
interni,
oltre a
essere
sempre
affollati,
vanno
prenotati
con
largo
anticipo,
potendo
subire
forti
ritardi,
se non
addirittura
cancellazioni
dell'ultimo
momento.
Tutto
questo
contribuisce
a
rendere
un
viaggio
in Libia
"un
tantino
elastico"
per le
nostre
brutte
consuetudini
da
occidentali,
abituati
a vivere
con
l'orologio
che
spacca
il
secondo
e in
perenne
rincorsa
contro
il
tempo,
che
dovrebbe
pur
sempre
rimanere
una
convenzione,
ma in
perfetta
armonia
con la
filosofia
araba
che
tutto fa
discendere
dalla
suprema
volontà
divina.
Per cui
più che
preoccuparsi
delle
piccole
disavventure
che
possono
verificarsi,
è meglio
godere
di
|