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Oued
Draa
Trek –
Alle
porte
del
deserto
È
impossibile
godere
appieno
dell’ozio
se non
si fa un
sacco di
fatica.
Jerome
K.
Jerome
Non è
solo per
poter
godere
pienamente
dell’ozio
che si
decide
di
partecipare
ad un
trekking
impegnativo
e
faticoso,
con il
sole
implacabile
che non
dà
tregua,
temperature
a 40˚ e
la
sabbia
che
sollevata
dal
vento si
insinua
da tutte
le
parti. È
anche
per
mettersi
alla
prova,
soprattutto
per
vedere
se è
ancora
possibile
realizzare
le
stesse
imprese
di 30
anni fa.
Essere
riuscito
a finire
il
trekking
con le
mie
gambe,
anche se
con
tanta
fatica,
è
sicuramente
motivo
di
soddisfazione;
è
tuttavia
un’altra
la
sorpresa
che mi
ha
positivamente
colpito:
l’affiatamento
che si è
formato,
non
soltanto
tra gli
otto
compagni
di
viaggio,
ma anche
con i
quattro
accompagnatori
berberi.
L’aver
condiviso
a tempo
pieno,
per
sette
giorni,
il cibo,
l’acqua
da bere,
il
giaciglio
su cui
dormire,
ma anche
la
fatica,
il sole
a picco,
il vento
e la
sabbia,
ed
ancora
le
splendide
serate
nel
deserto
attorno
al fuoco
allietate
dai
canti
berberi,
la
cottura
del pane
nella
sabbia,
il rito
del tè e
molto
altro,
porta ad
un
rapporto
tra i
compagni
che va
ben
oltre ad
una
semplice
amicizia
passeggera.
La
conferma
di ciò
si è
avuta al
momento
del
congedo
con la
mascotte
del
gruppo,
il
guardiano
dei
dromedari,
Mustafa,
che con
i suoi
16 anni
risultava
il più
giovane
dell’intero
gruppo.
La
mattina
dopo
l’ultima
notte
passata
nel
deserto,
in una
zona
raggiungibile
tramite
una
pista
sterrata,
un
pulmino
è venuto
a
prelevarci;
mentre
la guida
Mohammed
e altri
due
accompagnatori
berberi,
Brahim e
Salah,
salgono
con noi
sul
pulmino,
Mustafa
deve
ritornare
a piedi
solo
soletto
per
riaccompagnare
i sei
dromedari.
Nel
momento
di
salutarlo
la
commozione
prende
il
sopravvento,
Mustafa
scoppia
in
lacrime
contagiando
anche le
tre
fanciulle
del
gruppo.
Dal mio
diario
di
viaggio
Giovedì
18 marzo
All’aeroporto
di
Torino
Caselle
faccio
la
conoscenza
degli
altri
due
torinesi
del
gruppo:
Stefano
e
Loriana.
Il resto
del
gruppo
dovremmo
incontralo
a Roma,
ma il
destino
vuole
che
l’avventura
incominci
già
prima
della
partenza.
Mentre a
Torino
vi è un
sole
primaverile,
sembra
che a
Fiumicino
l’aeroporto
sia
rimasto
chiuso
tutta la
mattinata
per
nebbia.
Il caos
creatosi
ha fatto
sì che
il
nostro
volo sia
partito
con due
ore di
ritardo
e, di
conseguenza,
si sia
persa la
coincidenza
con
Casablanca.
Siamo
costretti
a
passare
la notte
a Roma.
Questo
ci
costringerà
a
viaggiare
la notte
successiva
per
raggiungere
gli
altri,
avvisati
telefonicamente
del
disguido,
a Zagora.
Venerdì
19 marzo
Atterriamo
all’aeroporto
di
Casablanca
alle 13;
siccome
il volo
per
Ourzazate
parte in
tarda
serata
ci
rimane
il tempo
per una
visita
alla
Medina
Vecchia,
bisogna
pur
guardare
il lato
positivo
della
medaglia!
La
Medina
vecchia
di
Casablanca
è
formata
da un
dedalo
di
stradine,
stretta
tra i
sobri e
pesanti
muraglioni
del XVI
secolo,
in cui
si può
trovare
di
tutto.
Il
contrasto
con la
città
nuova è
sorprendente.
Non
risulta
prudente
andarci
di
notte,
il posto
è
pericoloso
e,
d'altra
parte,
tutti i
negozi
sono
chiusi.
Poco
prima di
mezzanotte
atterriamo
a
Ourzazate
dove un
taxi,
avvisato
dai
nostri
compagni,
ci
aspetta.
Subito
si parte
per
Zagora,
a circa
160 Km,
dove ci
attende
il resto
del
gruppo.
Con una
veloce
corsa si
supera
il
valico
di Tizi
n’Tinififft
(1680 m)
e, alle
2.30
della
notte,
raggiungiamo
gli
altri
che
dormono
beatamente
tutti
assieme
in una
tenda
berbera,
le
nostre
peripezie
non gli
hanno
guastato
il
sonno;
qualcuno,
sentendoci
arrivare,
si
sveglia
ma
rimandiamo
al
mattino
dopo le
presentazioni.
Sabato
20 marzo
Incuranti
del
fatto
che i
tre
poveri
torinesi
si siano
coricati
alle 3,
alle 7
viene
data la
sveglia.
Finalmente
il
gruppo è
tutto
riunito!
Dopo la
colazione
si parte
con un
pulmino
che ci
deve
condurre
a Faija,
un luogo
sperduto
alle
porte
del
Sahara a
20 Km da
Zagora,
assieme
alla
guida e
agli
accompagnatori
berberi.
A Faija
ci
attendono
i 6
dromedari
che ci
accompagneranno
per
tutta la
durata
del
trekking.
Caricati
sui
dromedari
i
viveri,
l’acqua,
le
tende,
gli
zaini e
quant’altro
necessario
per
sopravvivere
7 giorni
nel
deserto,
partiamo.
Si
cammina
per
circa 20
Km su di
un
terreno
totalmente
pianeggiante,
a
ridosso
di un
gruppo
di
montagne,
il Jebel
Bami.
Siamo
alle
porte
del
deserto,
vi sono
molti
pozzi
d’acqua
che
consentono
di
coltivare
e di
irrigare
il
terreno;
camminiamo
in mezzo
a
coltivazioni
di grano
e di
ortaggi.
Verso le
18 si
arriva
alla
base del
Jebel
Bami e
si
montano
le
tende;
per la
verità
io
chiedo
ospitalità
ai
nostri
accompagnatori
berberi
che
dormono
nella
grossa
tenda
comune,
visto
che il
posto
non
manca
perché
devo
montarmi
la
tenda?
Passiamo
la
nostra
prima
sera nel
deserto
ammirando
un cielo
ricchissimo
di
stelle e
bevendo
tè alla
menta.
Domenica
21 marzo
Si parte
alle 9
per la
seconda
tappa su
di un
sentiero
che
subito
si
inerpica
verso il
Col de
Fam,
valico
nella
catena
del
Jebel
Bami,
superando
un
dislivello
di circa
350
metri.
Dal
colle si
può
ammirare
tutta la
pianura
percorsa
ieri. La
lunga ma
non
ripida
discesa
sull’altro
versante
del
passo ci
conduce
in una
bella
valle
che
ricorda
i
paesaggi
americani
immortalati
nei film
western.
Seguiamo
il corso
di un
fiume
semi-asciutto
circondato
da
formazioni
montuose
dove non
meraviglierebbe,
visto il
paesaggio,
veder
spuntare
gli
indiani.
Dal
punto di
vista
paesaggistico
la tappa
è
certamente
più
interessante
di
quella
di ieri,
anche se
il caldo
incomincia
a farsi
sentire;
ieri un
delizioso
venticello
mitigava
la
temperatura.
Dopo un
rinfrescante
pediluvio,
fatto in
una
pozza
d’acqua
incontrata
sul
percorso,
la
marcia
continua
lunghissima,
sembra
non
debba
terminare
mai.
Finalmente
raggiungiamo
il luogo
dove
piazzare
il
secondo
campo.
La valle
è ampia,
circondata
dalle
solite
alture
tipo
Monument
Valley;
nelle
vicinanze
vi è
un’altra
pozza
d’acqua
che ha
resistito
alla
siccità
del
fiume.
Per la
seconda
volta
nella
giornata
si può
assaporare
il
piacere
di un
pediluvio
e di una
rinfrescata
generale.
Lunedì
22 marzo
Si parte
in un
paesaggio
fantasmagorico,
composto
da rocce
di
colore
rosso
scuro e
nere. Si
cammina
prevalentemente
seguendo
il letto
del “Fiume
di
pietra”,
lo
stesso
seguito
ieri.
Dopo ½
ora di
cammino
sostiamo
ai
margini
di un
bellissimo
laghetto
ove è
possibile
fare un
tuffo.
La
temperatura
sale ed
il sole
picchia
implacabile
su di
noi.
Oggi
sarà una
tappa
infuocata.
Dopo la
sosta
per il
pranzo
il
gruppo
riparte
senza il
suo
capitano
che,
cucinato
a
dovere,
sale in
groppa
al fido
dromedario
Toumbou
che
dovrà
sopportarlo
anche
per
qualche
tratto
nei
giorni
seguenti.
Il sole
continua
a
martellare
senza
tregua e
la
temperatura
rimane
sui 40˚,
si
attenua
solo
dopo le
18. In
lontananza
si
scorge
la
grande
duna di
Chegaga
ai piedi
della
quale
piazzeremo
il terzo
campo.
Il
paesaggio
è
cambiato
drasticamente
nel
finale
di
questa
tappa:
zone
pianeggianti
ricche
di
vegetazione
si
alternano
in
continuazione
a gruppi
di
piccole
dune.
Solo la
bellezza
del
posto ci
dà la
forza di
proseguire
ed
arrivare
a
destinazione
verso le
19,
quando
il sole
è già
calato.
Nel
silenzio
e nel
buio
della
sera tre
fuoristrada,
sbucati
all’improvviso,
gettano
lo
scompiglio
nel
nostro
campo:
lo
avevano
scambiato
per
quello
di un
altro
gruppo e
per poco
non
abbattevano
la tenda
di Doris
e
Barbara.
Martedì
23 marzo
Tappa
molto
bella
nella
parte
iniziale
e finale
perché
si
attraversano
molte
dune
intervallate
da zone
piane,
con
vegetazione
che
forma un
magnifico
contrasto
di
colori
con la
sabbia;
nella
parte
centrale
si
attraversa
una
grande
pianura
dal
suolo
riarso
ed il
cammino
risulta
piuttosto
monotono
anche se
più
agevole
in
quanto
camminare
sui
sassi è
meno
faticoso
che
arrancare
sulla
sabbia.
Mercoledì
24 marzo
Si
inizia
il
cammino
con un
saliscendi
su
piccole
dune
che,
come
ieri,
sono
intervallate
da campi
verdi
che
rendono
spettacolare
il
paesaggio.
Dopo
circa 1
ora di
cammino
si
raggiunge
una zona
gremita
di
fossili
che
raccogliamo,
appesantendo
i poveri
dromedari.
Il sole
è
leggermente
offuscato,
non più
implacabile
come nei
giorni
scorsi;
anche la
temperatura
è
leggermente
diminuita,
abbiamo
solo
più 35˚.
Durante
il
cammino
si
incontrano
diverse
femmine
di
dromedari
con i
piccoli
che,
secondo
la
nostra
guida
Mohammed,
dovrebbero
avere 6
o 7
mesi.
Vicino
alla
zona
dove
piazziamo
il campo
vi è un
pozzo
con dei
pannelli
solari
che
creano
l’energia
sufficiente
ad
azionare
le pompe
per
riempire
un
grosso
serbatoio
d’acqua.
L’illusione
di poter
fare una
doccia
svanisce
presto,
l’acqua
fuoriesce
da un
tubo a
non più
di 50
centimetri
da terra
quindi
soltanto
una
lavatina,
tanto
per
toglierci
di dosso
la
polvere.
Alle 18
arriva
improvvisa
la
bufera:
tempesta
di
sabbia e
pioggia.
Per
fortuna
la
violenza
della
tempesta
dura
poco, ma
è stata
sufficiente
a far
crollare
la
grande
tenda
bianca
comune
intrappolando
Dario ed
il
sottoscritto.
La
violenza
della
natura e
la
stanchezza
non sono
state
sufficienti
a far
diminuire
il
morale
del
gruppo
che
rimane
sempre
alto:
dopo la
cena
canti e
festeggiamenti
nella
tenda
comune
rimessa
in
piedi.
Desiderio
unanime:
una
birra
ghiacciata!
Giovedì
25 marzo
La poca
umidità
causata
dalla
pioggia
di ieri
sera
evapora
e fa
aumentare
la
sudorazione.
Fortunatamente
l’umidità
evapora
in
fretta
e, poco
dopo la
partenza,
rimane
il caldo
asciutto.
Attraversiamo
un vasto
territorio
di dune,
non
alte, ma
il
continuo
saliscendi
è
sfibrante.
Alle 11
riprende
il vento
che
solleva
la
sabbia;
tutta la
sesta
tappa
sarà
caratterizzata
da una
tempesta
di
sabbia,
non
molto
violenta
ma
asfissiante
con la
sabbia
che
entra
ovunque.
Fortunatamente
in poco
più di
4.30 ore
arriviamo
alla
meta e
ci
gettiamo
tutti
dentro
la
grande
tenda
berbera.
Non si
riesce a
montare
le
tende,
questa
notte
dormiremo
tutti
insieme
nella
tenda
comune.
I 4
amici
berberi
preferiscono
non
disturbarci
e, dopo
i canti
serali,
si
ritirano
nella
loro
tenda
cucina.
Il
giovane
Mustafa
dorme
fuori,
sulla
sabbia,
sotto
una
montagna
di
coperte.
Venerdì
26 marzo
Oggi è
l’ultimo
giorno
del
trekking.
Affrontiamo
l’ultima
tappa
sotto
una
violenta
tempesta
di
sabbia,
camminiamo
a testa
bassa
decisi
ad
arrivare
a Lehodi,
la
nostra
ultima
meta,
entro il
più
breve
tempo
possibile.
Una
veloce
sosta
sotto
un’acacia
alle 13
per uno
spuntino
a base
di
frutta e
di nuovo
tutti in
cammino.
Superata
l’ultima
duna ci
appare
all’improvviso
la
sontuosa
dimora-rifugio
che
accoglierà
tutti
noi per
la
serata e
per la
notte.
Proprio
così,
questa
sera non
si monta
nessuna
tenda ma
siamo
ospitati
in una
capanna
del
villaggio
di
Lehodi.
Si
comincia
a
sentire
l’odore
della
civiltà:
uno snow
board
per le
discese
sulle
dune,
una
bottiglia
di birra
vuota
abbandonata….Ma
la birra
arriva
veramente,
un
abitante
del
villaggio
si offre
per
andarla
a
prendere
col
motorino.
Siamo a
pochi Km
di
distanza
dalla
strada
asfaltata,
raggiungibile
tramite
una
pista
dissestata.
Dopo più
di due
ore
dalla
partenza
è di
ritorno
con 15
bottiglie
di
birra,
insieme
a banane
e frutta
fresca.
Così la
cena,
l’ultima
nel
deserto,
è
piacevolmente
allietata,
oltre
che
dalla
fragranza
dei cibi
e dai
sorrisi
dei
commensali,
dal
fresco
gorgoglio
della
birra.
Sabato
27 marzo
In
attesa
del
pulmino,
che deve
venire a
prelevarci,
qualcuno
di noi
esplora
i
dintorni
e, in
particolare,
sale
sulla
duna più
alta che
sovrasta
il
villaggio.
Dalla
sua cima
si ha
un’ampia
vista
del
deserto
che è
intorno
a noi,
si
vorrebbe
restare
delle
ore in
silenzio
a
contemplare
la
bellezza
del
paesaggio.
Purtroppo
bisogna
ridiscendere,
il
pulmino
sta
arrivando.
È giunto
il
momento
di
salutare
il
giovane
Mustafa
che
torna
solo
soletto
a piedi
per
accompagnare
i
dromedari.
Non
voglio
ripetermi
descrivendo
le
emozioni
provate
e già
descritte
all’inizio
di
questi
appunti,
dirò
solo che
è stato
uno dei
momenti
più
belli e
certamente
il più
commovente
dell’intero
viaggio.
Caricato
il
pulmino
si parte
alla
volta di
Zagora,
non
senza
fare un
paio di
soste
per
visitare
i
villaggi
di
Tamegroute
e
Amazrou,
entrambi
sede di
laboratori
in cui
si
fabbricano
bellissimi
oggetti
di
artigianato
berbero.
Breve
sosta a
Zagora
per il
pranzo e
poi, nel
primo
pomeriggio,
salutati
con
sincera
commozione
gli
altri
tre
amici
berberi
con la
promessa
di
tenerci
in
contatto
via
E-Mail,
si parte
con due
taxi
alla
volta di
Ouarzazate
dove
arriviamo
in
serata.
Ripercorriamo
la valle
del Draa
sino al
passo
dopo il
quale vi
è
l’immensa
pianura
di
Ouarzazate.
Noi tre
torinesi,
che
all’andata
l’avevamo
percorsa
di
notte,
possiamo
finalmente
ammirare
la
bellezza
di
questa
valle
piena di
palme da
datteri,
di
piccoli
villaggi
e di
piantagioni
varie.
L’Hotel
Royal di
Ouarzazate
ci
aspettava,
prendiamo
possesso
delle
nostre
camere e
finalmente,
anche se
a turno,
possiamo
fare una
tanto
sospirata
doccia.
Concludiamo
la
giornata
con
l’ultima
cena del
nostro
viaggio
consumata
al
ristorante
La
Fibule.
Domani
si
ritorna
in
Italia.
Domenica
28 marzo
Sveglia
alle 4.
Alle
4.45 il
bus ci
trasporta
in
aeroporto
dove,
con un
volo
interno,
raggiungiamo
Casablanca.
Qui
salutiamo
il
nostro
prode
capitano
Gianni
che per
primo ci
lascia e
con un
volo
diretto
raggiunge
Milano.
Tutti
gli
altri si
salutano
a Roma
dove le
nostre
strade
si
dividono:
Milano,
Torino,
Palermo,
Bologna.
I saluti
non sono
un addio
ma un
arrivederci,
ci
scambiamo
la
promessa
di
rincontrarci.
Dove? Ma
naturalmente
in Val
di
Lanzo!!!!
Dovendo
tirare
le somme
del
nostro
sofferto
e
meraviglioso
trek
fatto
nel
silenzio
del
Sahara
in
compagnia
dei 4
amici
berberi,
sorge
spontanea
una
domanda:
è valsa
la pena
di fare
tanta
fatica?
Sono
convinto
che la
risposta
di tutti
è la
stessa:
SI.
Scheda
tecnica
del
trekking
|
N. tappa |
Località partenza/arrivo |
Ore di cammino |
Km percorsi |
|
1 |
Faija – Mlashar |
4.30 |
20 |
|
2 |
Mlashar – Col de Fam – Diebin |
5.30 |
20 |
|
3 |
Diebin – Chegaga |
6.30 |
25 |
|
4 |
Chegaga – Bogrin |
6 |
20 |
|
5 |
Bogrin – Oued Nam |
6 |
18 |
|
6 |
Oued Nam – Mozmo |
4.30 |
12 |
|
7 |
Mozmo - Lehodi |
5.30 |
23 |
NOTA: i
tempi
indicati
sono al
netto
delle
soste
Gli
stupendi
compagni
di
viaggio
(in
ordine
alfabetico)
·
Barbara
–
Vignola
(MO)
“La
vamp del
deserto”
·
Bruno –
Germagnano
(TO)
“Quello
delle
Valli di
Lanzo”
·
Claudio
–
Roma
“Il
cecchino”
·
Dario –
Palermo
“L’uomo
del sud”
·
Doris –
Adorno
Micca
(BI)
“Fatima”
·
Gianni –
Santarcangelo
(RN)
“Alì
Baba”
·
Loriana
–
Torino
“L’artista”
·
Stefano
-
Torino
“L’artigiano”
I 4
magnifici
accompagnatori
berberi
·
Mohammed
“La
guida”
·
Brahim
“Il
cuoco”
·
Salah
“Il
fornaio”
·
Mustafa
“La
mascotte”
|