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"Messico
e
nuvole,
il tempo
passa
sull'America,
che
voglia
di
piangere
ho ...."
così
cantava
in un
famoso
brano di
qualche
anno fa
Enzo
Jannacci,
uno dei
pochi
luoghi
comuni
su
questo
paese
che non
dovrete
sfatare.
Quella
sottile
vena di
malinconia
che
attraversa
l'anima,
mentre
con lo
sguardo
ci
perdiamo
ad
inseguire
fantastiche
immagini
disegnate
da
nuvole
candide
che
giocano
a
rincorrersi
in un
orizzonte
blu
cobalto.
Perché
per il
resto
..., ma
i
messicani
non sono
soliti
fare la
siesta
quando
le
sottili
ombre si
dileguano
del
tutto
sotto un
sole a
picco
che
toglie
il
respiro?,
in
verità
non ne
abbiamo
incontrato
nemmeno
uno
intento
all’opera
e sembra
un'altra
di
quelle
fantasie
che
nascono
e
continuano
a vivere
di vita
propria
a fronte
di una
realtà
completamente
diversa.
O meglio
deve
essere
vero
come ci
ha
raccontato
la
nostra
guida,
la
stessa
che ha
accompagnato
in
Messico
anche la
troupe
di
"Turisti
per
Caso",
che è
una voce
nata
agli
inizio
del XIX
secolo
quando,
per
lamentarsi
dei
bassi
salari
pagati
da
alcuni
industriali
Inglesi,
gli
operai
messicani
escogitarono
una
singolare
forma di
protesta
mettendosi
tutti a
dormire
lungo i
muri
delle
fabbriche,
rifiutandosi
cosi di
entrare
a
lavorare.
E
proseguendo
nel
lungo
elenco
... i
messicani
non
portano
forse
tutti il
sombrero?,
si forse
ai tempi
di
Pancho
Villa
perché
oggi
viene
indossato
solo in
occasione
di
importanti
festività o
dai
gruppi
di
suonatori
ambulanti,
i
Mariachi,
che
rallegrano
le
piazze
con la
loro
musica
tipica.
Normalmente,
invece, chi
porta il
cappello
preferisce
il
classico
modello
da
CowBoy
americano
lasciando
ai
turisti
l'onere
di
portare
un così
grave
peso
sulla
testa.
E che
dire del
poncho?,
forse
che non
abbiamo
mai
visto un
così
repentino
cambio
di
costumi
locali
passando
da un
paesino
all'altro,
quasi
che si
dessero
la voce
che un
gruppo
di
turisti
era in
arrivo.
Beh sarà
almeno
vero che
i
messicani
sono uno
dei
popoli
più
cattolici
al
mondo?,
senz'altro
quelli
di
origine
spagnola,
ma degli
indios,
che come
ha ben
sintetizzato
la
nostra
guida "si
sono
convertiti,
sotto la
minaccia
di
vedersi
tagliata
la
testa,
solo dai
denti
alle
labbra
",
non ne
sarei
così
convinto
a
giudicare
anche
dai loro
particolari
riti
religiosi,
perfetto
sincretismo
tra
culto
cattolico
ed
antiche
credenze
pagane.
Ed
allora,
con una
realtà che
non
finirà
di
stupirvi
così
diversa
da come
potevate
immaginarla,
vi
servono
altri
motivi
per
lasciarvi
affascinare
da
questi
luoghi
incantati?
Stupendi
resti
archeologici,
testimoni
delle
antiche
civiltà
degli
Olmechi,
dei
Toltechi,
dei
Maya,
degli
Aztechi,
dei
Zapotechi,
deliziose
cittadine
coloniali
disegnate
con
un'intera
tavolozza
di
colori
pastello
in una
natura
sfolgorante
tra
giungle
verdi e
misteriose,
canyon e
cascate
azzurre,
con
fiori ed
animali
che
fanno a
gara tra
di loro
per
sfoggiare
tutti i
colori
dell'arcobaleno.
E gente,
infine,
sempre
pronta a
regalarti
un
sorriso
e che
sembra
non aver
mai
dimenticato
come la
vita
vada
presa
con la
giusta
calma,
magari
distesi
su
un’amaca
sotto
una
coperta
di
stelle,
infinitamente
lontani
dalle
nostre
nevrosi
di
eterni
insoddisfatti.
E allora
allacciate
le
cinture,
si parte
.......
21
Febbraio
2002
Milano -
Francoforte
- Città
del
Messico
Dopo
aver
volato
da mezza
Italia
ci
ritroviamo
tutti
all'aeroporto
di
Francoforte
( un
labirinto
di
corridoi
e gate
d'imbarco
) da
dove è
previsto
il volo
diretto
per
Mexico
City.
L'11
Settembre
americano
è ancora
vivo e
il
passaggio
ai vari
controlli
puntiglioso
e
accurato,
peccato
non si
possa
dire lo
stesso
del
servizio
a bordo
del
Boeing
Lufthansa
( mai
mangiato
così
male in
volo ),
ma
l'importante,
come si
dice, è
arrivare
ed è
anche
comprensibile
come ciò
sia il
naturale
riflesso
della
crisi
che
stanno
attraversando
le
compagnie
aeree
dopo che
gli
attentati
hanno
generato
una
diffusa
paura di
volare.
La
guida,
un
simpaticissimo
messicano
un po'
avanti
negli
anni, ci
dirà poi
in
seguito
che
siamo
uno dei
primi
gruppi a
riaprire
la
strada
al
turismo
e che
per
circa 6
mesi
dai
tragici
eventi
non
aveva
praticamente
più
lavorato.
Undici
ore di
volo e
sbarchiamo
a Mexico
City
2400 mt.
di
altitudine
e 20
milioni
di
abitanti,
"El
Monstruo"
come lo
chiamano
qui. La
prima
impressione
non è
male,
l'aria è
fresca e
della
temuta
cappa di
smog non
sembra
di
riscontrarne
traccia
( me ne
accorgerò
però
durante
il
secondo
atterraggio,
quando
di
ritorno
dal
Guatemala
sotto un
cielo
terso apparve
all'improvviso
una
macchia
lattiginosa
che
faceva
da
corona
all'intera
circonferenza
del
centro
abitato
).
22
Febbraio
2002
Città
del
Messico
Primo
giorno
di tour
e via
con la
visita
dei
tradizionali
punti di
interesse
storico
culturale
di
Mexico
City. La
vita
della
città ci
scorre
accanto
mentre
"sfrecciamo"
a passo
d'uomo
nel
traffico,
che in
questo
non ha
nulla da
inviare
a
qualunque
città
europea,
gli
occhi
incollati
ai
finestrini
lungo
strade
piene di
contraddizioni,
ora
ricche
ed
opulente,
ora
modeste
o più
dimesse,
ma
sempre
cariche
di un
continuo
andirivieni
colorato
e
indaffarato.
E
arriviamo
cosi
fino al
cuore
della
città in
Plaza
de la
Constitucion,
meglio
conosciuta
come lo
Zocalo.
Sulla
piazza,
una
delle
più
grandi
del
mondo,
si
affacciano
in
rigoroso
stile
barocco,
eredità
della
dominazione
spagnola,
il
Palacio
Nacional
e la
Cattedrale
(
costruita
sopra un
antico
tempio
Atzeco,
i
vincitori
non
hanno
forse
sempre
cercato
di
cancellare
i
simboli
della
spiritualità
dei
vinti
per
assoggettarli
ancora
di più
?). Il
Palacio
Nacional,
eretto
dal
conquistatore
Cortés
nel
1524, è
oggi la
sede del
Presidente
della
Repubblica
che
tutti
gli
anni,
nella
ricorrenza
dell'
indipendenza
dalla
Spagna,
si
affaccia
dal
balcone
e lancia
il
famoso
grido "Que
viva
México !".
Proprio
sopra il
balcone
è posta
la
campana
che il
16
settembre
1810 fu utilizzata dal sacerdote Miguel
Hidalgo
per dare
simbolicamente
il
segnale
d'inizio
della
rivolta,
che
iniziata
come
rivalsa
contro
l'ingiusto
sfruttamento
dei
grandi
proprietari
terrieri
terminerà
nel 1821
con la
piena
indipendenza
dalla
casa
madre
spagnola.
All'interno
del
Palacio
Nacional
si
possono
ammirare
i
bellissimi
murales
del
famoso
artista
Diego
Rivera
che
illustrano
tutta la
storia
del
Messico
dalla
preistoria
ai
giorni
nostri,
immortalando
così gli
eventi e
i
personaggi
più
importanti
che via
via si
sono
succeduti.
Su un
lato
della
piazza
si trova
la
Cattedrale,
la più
grande
chiesa
cattolica
del
Messico,
iniziata
nel 1567
e
terminata
solo nel
1813. L'
edificio
sorge su
un sito
Atzeco,
esattamente
sullo
Tzompantli
luogo
rituale
dove
venivano
esposti
i teschi
dei
guerrieri
nemici
uccisi,
la sua
facciata
è in
stile
barocco
Churrigueresco
( stile
tardo-barocco
dal nome
dell'architetto
Josè
Benito
Churriguera
) mentre
notevole
è al suo
interno
l'Altar
de los
Reyes
( XVIII
sec. )
posto
dietro
l'altare
maggiore
e
realizzato
completamente
con
foglie
d'oro. Poco
distante
dal
Palazzo
Nactional
si
trovano
i resti
Atzechi
del Templo Mayor. Il sito
riportato
alla
luce
casualmente
nel 1978
non
lascia
neppure
presagire,
con le
sue
scarne
rovine,
le
bellezze
archeologiche
che
incontreremo
in
seguito,
ma è
comunque
testimone
delle
antiche
origine
della
città
che nel
suo
frenetico
sviluppo
moderno
ha ormai
completamente
seppellito
il suo
passato
precolombiano.
Gli
Atzechi
spinti
dalle
profezie
della
loro
divinità
solare e
guidati
dal
famoso
sacerdote
Tenoch
fondarono
l'antica
Città
del
Messico
sugli
isolotti
del lago
Texcoco
posto al
centro
del un
grande
altopiano
dove
sorge
ora la
città
moderna.
La
leggenda
narra
che la
scelta
del
luogo fu
determinata
dalla
vista di
un'aquila
che
appollaiata
su un
cactus
divorava
un
serpente,
la
visione
fu
interpretata
da
Tenoch
come il
compimento
della
profezia
che li
aveva
spinti
ad
emigrare
alla
ricerca
di una
nuova
patria
ed è
ancor
oggi il
simbolo
del
Messico
impresso
sulla
bandiera
nazionale.
La nuova
città, a
cui fu
posto il nome di Tenochtitlan in
onore
del
sacerdote
Tenoch,
prosperò
rapidamente
e
divenne
con
l'avvento
al trono
di
Moctezuma
II
la
splendida
capitale
del
regno
atzeco,
cosi
come la
scoprì
il
conquistatore
spagnolo
Cortès
l' 8
Novembre
1519. Lasciata
Plaza
della
Constituction
risaliamo
in
pullman
alla
volta
del
Museo
Nazionale
Antropologico,
la cui
visita
completa
richiede
almeno
mezza
giornata.
Il museo
è una
tappa
obbligata,
prima di
addentrarsi
nella
visita
dei siti
archeologici
veri e
propri,
per
iniziare
a fare
la
conoscenza
delle
varie
culture
che
hanno
popolato
il
Messico
prima
dell'avvento
degli
spagnoli.
Costruito
nel 1964
ospita
al suo
interno
la più
importante
raccolta
al mondo
di
reperti
precolombiani
che
attraverso
una
disposizione
cronologica
illustrano
il
succedersi
e
l'intreccio
delle
varie
civiltà.
Tra le
sale più
importanti
quella
dedicata
alla
cultura
Atzeca
dove
troneggia
il
famoso
Calendario
Atzeco,
una
pietra
circolare
del peso
di 24
tonnellate
per 3,60
m di
diametro
utilizzata
per il
computo
del
tempo.
La
visita
del
Museo (
preventivate
di
consumare
almeno
un
rullino
da 36 )
è stata
la prima
di una
lunga
serie di
splendide
emozioni,
peccato
solo che
la sala
Maya,
una
delle
più
importanti,
non
fosse
visitabile,
chiusa
al
momento
della
nostra
visita
da circa
due anni
per
inderogabili
lavori
di
restauro.
Fortuna
che
avevo
avuto
modo di
visitare
la
stupenda
mostra
sui Maya
che si è
tenuta
nel 2000
a
Palazzo
Grassi a
Venezia
in cui
la
maggioranza
dei
reperti
proveniva
dal
museo di
Città
del
Messico.
23
Febbraio
2002
Città
del
Messico
-
Teotihuacán
– Oaxaca
Ancora
una
giornata
a Città
del
Messico
con le
valigie
al
seguito
e pronti
a
partire
per la
seconda
tappa,
la città
di
Oaxaca.
Prima
però il
programma
odierno
che
prevede
la
visita
del
Santuario
de
Nuestra
Señora
de
Guadalupe,
forse il
più
importante
centro
di culto
cattolico
in
America,
e del
sito
archeologico
di
Teotihuacán
che con
le sue
famose
piramidi
è uno
dei più
spettacolari
e meglio
conservati
di tutto
il
Messico.
Dopo una
breve
sosta
lungo la
strada
per
vedere
la
famosa
Plaza
Garibaldi,
meta
notturna
di
turisti
in cerca
di un
po' di
"autentico"
folclore
(
ristoranti,
bar e
ritrovi
allietati
dal
sottofondo
della
musica
dei
Mariachi,
suonatori
ambulanti
di
musica
tradizionale
vestiti
di tutto
punto
come ai
tempi di
Pancho
Villa,
sombrero
compreso)
che
vista di
mattina,
mentre
sonnecchia
pigramente
in
attesa
di
essere
ripulita,
sembra
uno dei
nostri
mercati
rionali
pieni di
rifiuti
subito
dopo
l'ora di
chiusura,
ci
dirigiamo
verso la
periferia
Nord per
raggiungere
il Santuario. La storia narra che il
9
Dicembre
1533 la
Vergine
apparve
in un
bosco
nei
pressi
di
Tepeyac
ad un
indio di
nome
Juan
Diego
chiedendo
che li
le fosse
edificata
una
cappella,
ma dato
che le
alte
gerarchie
della
Chiesa
locale
dell'epoca
non
prestarono
orecchio,
la
Vergine
pensò
bene di
apparire
ancora,
imprimendo
questa
volta la
sua
immagine
sul
candido
mantello
bianco
dell'indio.
Da quel
momento
e di
fronte
all'evidenza
la
Chiesa
dovette
riconoscere
il
miracolo
dando
così
inizio
alla
venerazione
pubblica
della
Madonna
India. Certo
è
difficile
oggi
immaginare
come
siano
andate
effettivamente
le cose,
ma
quello
che si
può
sottolineare
è che se
l'evento
contribuì
da un
lato a
diffondere
la nuova
religione
tra le
popolazioni
locali,
dall'altro
segna il
pieno
riconoscimento
degli
indios
nel
consesso
dei
Figli di
Dio
all'interno
della Chiesa
e per
quel
periodo
non era
un
significato
da poco.
La prima
cappella
venne
edificata
nei
pressi
del
luogo
dell'apparizione
e solo
nel 1709
fu
costruito
il primo
grande
Santuario
più
vicino
alla
città.
Successivamente
nel
1976, in
seguito
alle
lesioni
provocate
da
scosse
telluriche,
il culto
della
Vergine
e della
preziosa
immagine
impressa
sul
mantello
si
spostò
nella
Basilica
moderna
( di
gusto
piuttosto
discutibile
) eretta
sulla
spianata
del
vecchio
Santuario.
Tra i
rituali
di
devozione,
a cui
abbiamo
avuto
modo di
assistere,
quello
più
ricorrente
e
caratteristico
consiste
nel
percorrere
un
tratto
di
strada
inginocchiati prima
di
entrare
nel
santuario,
mentre
in
quello
più
singolare
il
devoto
fa
esplodere
sul
piazzale
dei
mortaretti,
che
saettando
verso il
cielo
rischiano
normalmente
di
ricadere
sulla
testa di
qualcun'altro.
Terminata
la
visita
del
santuario
riprendiamo
la
strada
verso
nord-est
imboccando
una
delle
tante
tangenziali
che
circondano
e
attraversano
El
Mostro,
per
quasi
un'ora
la sua
immensa
periferia
continua
ad
accompagnarci,
quasi
non
volesse
lasciarci
andare.
Il
nastro
di
asfalto
si snoda
tortuoso
tra
ininterrotti
quartieri
popolari
brulicanti
di
piccole
case
colorate
addossate
l'una
sull'altra
su
piccole
colline
come
tanti
tentacoli
della
grande
città
piovra,
eppure
l'immagine
che
trasmettono
è quella
di
un'esistenza
dignitosa,
lontana
dalla
disperata
situazione
delle
tante
favelas
Sud-Americane
e non
facciamo
in tempo
ad
accorgerci
di aver
lasciato
la città
che
siamo
arrivati.
Sotto un
cielo
appena
velato,
ma con
un'arietta
frizzante,
entriamo
nel sito
archeologico
di
Teotihuacán
posto a
2300 mt.
di
altitudine,
uno
spettacolo
unico di
ingegneria
architettonica
che con
le sue
maestose
Piramidi
lascia
ben
intravedere
come
doveva
presentarsi
nel
periodo
di
massimo
splendore.
Fondata
nel 150
a.C.
dalla
cultura
omonima
divenne
in breve
tempo,
grazie
anche
alla sua
posizione
strategica,
un
importante
centro
politico
e
religioso
come
attestano
le
magnifiche
costruzioni
che ci
ha
tramandato.
Subito
ci
accoglie
una
cittadella
fortificata
racchiusa
dentro
un alto
muro di
cinta,
che
aveva lo
scopo,
prima
ancora
che di
difesa,
di
separare
la vasta
area
cultuale
riservata
all'aristocrazia
dal
resto
della
città.
Al suo
interno
si
trovano
varie
piattaforme
utilizzate
per
scopi
religiosi
e in
particolare
il
Tempio
di
Quetzalcóatl,
una
delle
divinità
più
importanti,
raffigurata
con
sembianze
di
serpente
piumato,
di cui
numerose
teste
scolpite
ornano
le
scalinate
del
tempio
stesso.
Sulla
sinistra
della
cittadella
parte la
Grande
Via
Sacra
chiamata
anche
Avenida
de los
Muertos
,
contornata
per
tutta la
sua
lunghezza
da
numerose
piattaforme
cultuali.
La
Grande
Via
Sacra
termina
con la
Piramide
della Luna ( 46 m. per 112
gradini
),
mentre
quella
più
grande
detta
Piramide
del Sole
(63 m.
per 365
gradini
) è
posizionata
a circa
metà del
percorso
sul lato
destro.
Inevitabile
sobbarcarsi
la
scalata
delle
due
Piramidi
( non
particolarmente
faticosa
se presa
con
calma )
sulla
cui
sommità,
oltre a
godere
di una
vista
d'insieme
stupenda,
è
possibile
raccogliere
attraverso
i raggi
del Sole
i
benefici
influssi
di una
energia
primordiale,
almeno
così
affermano
gli
esperti
della
cultura
New Age
che non
di rado
è
possibile
vedere,
sfere di
cristallo
alla
mano,
come
novelli
rabdomanti.
Ma anche
se vi
siete
dimenticati
a casa
la
classica
boccia
credo
che la
sola
vista vi
ripagherà
ampiamente
della
fatica
spesa. Prima
di
riprendere
la via
del
ritorno,
proprio
nei
pressi del nostro pullman, abbiamo avuto
la
possibilità
di
assistere
ad una
danza
molto
particolare,
replica
moderna
di
antichi
riti. La
danza
dei
Voladores
in cui 4
uomini,
legati
per i
piedi ad
una
piccola
piattaforma
posta
sulla
cima di
un alto
palo, si
lasciano
scivolare
nel
vuoto
compiendo,
a mano a
mano che
si
srotola
la fune
che li
sostiene,
12 giri
rituali
prima di
toccare
terra.
Il tutto
mentre
un
quinto
personaggio,
in
equilibrio
precario
, suona
e balla
sulla
sommità
della
piattaforma.
Questa
danza
che oggi
è
ripetuta
a favore
dei
turisti,
dietro
compenso
chiaramente,
era in
origine
una
danza
sacra.
Nel
tardo
pomeriggio
imbarco
sulla
Mexicana
Aerlines
e volo
per
Oaxaca.
24
Febbraio
2002
Oaxaca -
Mont
Alban
Oaxaca,
capitale
dello
stato
omonimo,
è una
città
coloniale
superbamente
conservata.
Il suo
centro
storico,
una
miniatura
di case
coloniali
dai
tenui
colori
inserite
in un
reticolo
di
strette
stradine
acciottolate
che si
aprono
all’improvviso
su
deliziosi
giardini
e
sagrati
di
piccole
chiese,
lascia
trasparire
un'
atmosfera
d'epoca
sorprendente.
Ma prima
di
addentrarci
nella
città ci
rechiamo,
a pochi
chilometri
di
distanza,
a
visitare
la perla
archeologica
della
regione
il sito
Zapoteco
di
Monte
Alban.
Per
l'occasione
ci
accompagna
una
simpatica
guida
locale
di
discendenze
zapoteche, nonché
perfetto
sosia di
Maradona,
che
oltre a
guidarci
nei
segreti
del sito
archeologico
ci
illustra
in
maniera
orgogliosa
il
livello
culturale
raggiunto
dai suoi
antenati,
in netto
contrasto
con
l'immagine
primitiva
che ne
avevano
riportato
i primi
conquistatori.
Certo
oggi con
una più
approfondita
conoscenza
questi
preconcetti
sono
caduti,
ma come
dargli
torto se
con
tanta
foga si
premura
di
sottolinearlo.
Il sito
archeologico
di Monte
Alban, o
perlomeno
ciò che
ne è
stato
portato
alla
luce, domina dalla sommità di una bassa
collinetta
l'
altopiano
circostante
contornato
da
spettacolari
rilievi
che si
stagliano
sulla
linea
dell'orizzonte.
Inutile
dire che
l'effetto
d'insieme
ci
lascia
ancora
una
volta a
bocca
aperta.
Centro
politico
e
cerimoniale
Monte
Alban
fu
fondato
nell'
800 a.C.
dagli
Olmechi,
a cui
nel
tempo
subentrarono
nell'insediamento
gli
Zapotechi
. Nel
950 d.C.
inizia
la
decadenza
della
città
che
viene in
breve
tempo
abbandonata,
non se
ne
conoscono
le cause
specifiche,
ma da
quel
momento
il sito
è
conosciuto
come
luogo di
sepoltura
di una
civiltà
successiva
i
Mixtechi.
Numerose
tombe
riccamente
adornate
sono
state
rinvenute
nella
zona ed
alcuni
reperti
sono
conservati
nel
piccolo
museo
che si
trova
all'ingresso
del sito
archeologico
e nel
più
importante
museo
regionale
ospitato
nella
chiesa
di San
Domenico
ad Oxaca.
Nel
punto
più
elevato
di Monte
Alban si
trova il
centro
cerimoniale,
una
grande
piazza
chiusa
da una
piattaforma
Settentrionale
ed una
Meridionale
e
contornata
da altre
piattaforme
cerimoniali
più
piccole
a
chiuderne
il
perimetro,
mentre
al
centro
si
trovano
altri
edifici
il cui
utilizzo
rimane
ancora
sconosciuto.
Nei
pressi
della
piattaforma
Meridionale
è
collocata
una
raccolta
di stele
scolpite
molto
interessanti,
tra cui
colpisce
quella
in cui è
raffigurato
un parto
podalico
ulteriore
dimostrazione
del
livello
di
conoscenze
raggiunto
da
queste
popolazioni.
Di
fianco
alla
piattaforma
Settentrionale,
sulla
strada
che
porta
verso
l'uscita,
si trova
il campo
del
gioco
della
palla,
elemento
ricorrente
in tutte
le
civiltà
mesoamericane,
più
piccolo
di altri
ma molto ben conservato. Terminata la
visita
del sito
di Monte
Alban
ritorniamo
a
Oaxaca
per
visitare
la città
ed
immergerci
nel suo
clima
coloniale.
Iniziamo
dalla
chiesa
di San
Domenico,
dall'imponente
facciata
barocca
prospiciente
su una
bella
piazza.
All'interno
si può
ammirare
tra
l’altro
l'albero
genealogico
del
santo
realizzato
in legno
massiccio.
Il
convento
attiguo
è ora
sede del
museo
regionale
in cui
sono
ospitati
interessanti
reperti,
come gli
stupendi
corredi
funerari
rinvenuti
nelle
aree
limitrofe,
in
particolare
quello
cosiddetto
della
tomba
numero
sette
che
spicca
per la
ricchezza
dei suoi
gioielli.
Nel
chiostro
del
convento
è
sistemato
un
ordinato
giardino
ricco di
piante
grasse e
tropicali.
Dirigendosi
verso
sud si
arriva
in breve
tempo
nel
centro
della
città,
lo
Zócalo,
una
bella
piazza fiorita contornata da portici
dove si
trovano
colorati
locali
che
contribuiscono
a farne
una meta
di
ritrovo.
Sui lati
della
piazza
si
trovano
il
Palacio
del
Gobierno
(primi
del
'900) e
la
Cattedrale
con la
classifica
facciata
barocca.
In città
si
trovano
numerosi
altri
luoghi
degni di
nota (
il
coloratissimo
mercato
locale,
deliziose
chiesette,
interessanti
musei
d'arte
), ma la
cosa più
piacevole
è senza
dubbio
girovagare
senza
meta
lungo le
sue
stradine
cariche
di
storia,
immersi
in un
caleidoscopico
mutare
di
colori e
sensazioni. Trascorsa
un'altra
splendida
giornata
al
rientro
in
albergo
veniamo
informati
di un
contrattempo
organizzativo
(che
viaggio
sarebbe
se ne
mancasse
almeno
uno). Il
volo
della
Mexicana
Aerlineas
per
Tuxla
Gutierrez
previsto
di buon
ora il
mattino
successivo
è
spostato
in tarda
mattinata
e così,
in barba
alle
tabelle
orarie e
sposando
lo
spirito
messicano
di
prendere
la vita
così
come
viene,
ci
organizziamo,
grazie
anche
alla
collaborazione
di "Maradona",
un'escursione
fuori
programma.
25
Febbraio
2002
Oaxaca -
El Tule
- Mitla
- Tuxla
Gutierrez
- Cañón
del
Sumidero
- San
Cristóbal
de las
Casas
In
Messico
non
mancano
certo
luoghi
interessanti
da
visitare
e i
dintorni
di
Oaxaca
non sono
da meno.
Così in
attesa
del volo
facciamo
una
rapida
puntata
ad El
Tule,
graziosa
cittadina
a poca
distanza
famosa
per
possedere
il più
grande
albero
del
mondo (
stando
al libro
dei
Guiness
). L'albero posto davanti alla chiesa
è un
cipresso
ahuehete,
misura
58 m di
circonferenza
per 42
di
altezza
e
dovrebbe
avere
più di
2000
anni .
Tutti
gli anni
in onore
dell'albero
(che per
riuscire
a
riprendere
nella
sua
interezza
necessita
di un
adeguata
distanza)
si
celebra
una
festa,
continuazione
di più
antichi
riti
precolombiani. Proseguiamo
per
Mitla
effettuando
prima
una
deviazione
attraverso
il
paesino
di
Teotitlán
del
Valle,
sede di
un
vivace
mercato
artigianale
di
tappeti
e
tessuti,
dove
veniamo
eruditi
sulla
preparazione
dei vari
colori
vegetali
che
vengono
qui
utilizzati
per
colorare
le
fibre.
E' un
classico
di tutti
i viaggi
non si
riesce
mai a
capire
dove
finiscono
le
commissioni
delle
guide e
dove
inizia
l'interesse
dei
viaggiatori,
ma se si
riesce a
non
farsi
contagiare
dalla
smania
di
comprare
tutto
visitare
questi
mercati
ed
assistere
alle
dimostrazioni
di
corredo
è
comunque
utile ad
approfondire
altri
aspetti delle tradizioni e degli usi
locali.
Finalmente
ci
incamminiamo
per
Mitla
capitale
locale
della
cultura
Mixteca,
la città
era
ancora
abita
all'epoca
della
conquista
spagnola
e deve
essere
apparsa
ai primi
europei
in tutto
il suo
splendore.
Dell'antico
insediamento
sono
visitabili
cinque
palazzi
realizzati
in bello
stile
architettonico
e che
conservano
ancora i
loro
colori
originali.
I muri
perimetrali
esterni
sono
decorati
con
motivi
geometrici
a
rilievo
realizzati
con
piccole
pietre
intagliate
di
diversa
forma
disposte
a
mosaico.
Le
stesse
decorazioni
si
ritrovano
anche
nelle
stanze
interne,
in una
accessibile
da una
piccola
porta e
priva di
luce
esterna
sono
state
posate
con
un'abilità
tale da
formare
linee
senza
soluzione
di
continuità
lungo
tutto il
suo
perimetro.
Il
significato
di un
così
complesso
lavoro
artistico
è
probabilmente
legato a
motivi
religiosi
e forse
veniva
utilizzato
dai
sacerdoti,
raccolti
in
meditazione,
come
guida
nella
recitazione
di una
qualche
orazione.
Nel
piazzale
del più
grande
dei
palazzi
sono
state
rinvenute
due
tombe.
Negli
ambienti
sotterranei
di una
di
queste,
bassi e
molto
umidi, è
stata
scolpita
nella
roccia
una
particolare
colonna
chiamata
"colonna
della
Vita". Sulla
strada
del
ritorno
in
direzione
dell'
aeroporto
un
blocco
stradale,
causato
da una
manifestazione
sindacale
indetta contro
la
cronica
mancanza
di
lavoro (
la "globalizzazione"
dei
problemi
), ci
blocca
il
passaggio.
Fortunatamente
e dopo
aver
trascorso
una
buona
mezzora
d'angoscia,
grazie
anche
alla
perizia
dell'autista
che è
riuscito
a
districarsi
con il
pullman
all’interno
del
centro
storico
come un
elefante
in
negozio
di
cristalli,
riusciamo
ad
arrivare
appena
in tempo
per
prendere
il volo
che ci
porterà
a Tuxla
Gutierrez.
Certo
che a
volte la
realtà
della
vita
supera
tutte le
fantasie
e quella
che è la
fortuna
di un
attimo
può
diventare
la
disgrazia
del
momento
dopo. L'aereo
inizia a
rullare
sulla
pista,
noi
siamo
tutti
seduti
ai
nostri
posti
con le
cinture
rigorosamente
allacciate
e i
tavolinetti
tirati
su (
quante
volte ho
sentito
ripetere
queste
raccomandazioni
), la
velocità
aumenta
ed in un
attimo
ci
stacchiamo
dal
suolo.
Con il
muso
puntato
verso
dritto
l'alto
l'aereo
inizia a
salire,
ma
trascorrono
pochi
secondi
e inizia
a
cambiare
assetto
virando
a
sinistra,
sotto di
noi il
paesaggio
è ancora
così
vicino
che
sembra
di
poterlo
toccare,
strano
penso
forse
vorrà
mettersi
subito
in rotta
prima di
continuare
a
salire.
La
virata
prosegue
ininterrotta,
stiamo
per
compiere
180
gradi e
una
sottile
forma di
preoccupazione
inizia a
serpeggiare,
dall'equipaggio
nessuna
notizia
mentre i
secondi
trascorrono
che
sembrano
ore
quando
all’improvviso
dall'altoparlante
un
messaggio
in
spagnolo
ripetuto
poi in
inglese
annuncia
"avvertiamo
i
signori
passeggeri
che si è
accesa
un luce
di
emergenza,
ma non
ci sono
problemi
possiamo
proseguire".
Ma
proseguire
per
dove? E
intanto
l'aereo
continua
a
virare,
tra poco
compiremo
360
gradi,
avete
idea di
quanto
tempo
impieghi
un aereo
di medie
dimensioni
per fare
una
manovra
del
genere?,
certo un
rosario
intero
non ci
sta, ma
qualche
veloce
preghiera
qualcuno
deve
averla
pur
mormorata.
Finalmente,
spezzando
l'ansia
che
montava,
il
pilota
ci
avverte
che
stiamo
rientrando
in
aeroporto
perché
un
portellone,
che
chiude
il vano
dove
normalmente
rientra
il
carrello
delle
ruote,
si è
bloccato
e per
sicurezza
atterriamo. Fortuna, fortuna dove ti eri
attardata?,
forse
bloccata
in
qualche
ingorgo
non
volevi
perdere
l'aereo
tanto da
farci
tornare
indietro
e
pensare
che nel
nostro
gruppo
c'era
anche
una
simpatica
signora
di Roma
che a
New York
aveva
visitato
le Torri
Gemelle
due
giorni
prima
dell'
attentato.
Stavolta,
dopo una
riparazione
record
di 15
minuti,
ripartiamo
regolarmente
ed
arriviamo
a Tuxla
Gutierrez
senza
altri
problemi. Ormai
la
giornata
volge al
termine
e tra
ritardi
e
contrattempi
rimangono
ancora
poche
ore di
luce. Ci
rimane
da
visitare,
per
completare
il
programma
giornaliero,
il
Cañón
del
Sumidero
dove ci
dirigiamo
dopo la
sosta
per il
pranzo.
Attrazione
naturale
della
zona
segue
per 32
km il
corso
del
Río
Grijalva
stretto
tra
pareti
scoscese
alte più
di 1000
m.
Peccato
purtroppo
che la
luce del
sole
stia
scemando
e non si
riesca
ad
apprezzarne
appieno
la
bellezza.
Terminato
il giro
in barca
sul
fiume
risaliamo
sul
pullman
per
raggiungere
San
Cristóbal
de las
Casas
dove
alloggeremo
per la
notte.
L'albergo
Casa
Mexicana,
sistemato
in
un'antica
casa
coloniale
ristrutturata,
è
veramente
grazioso
e
meriterebbe
da solo
una
visita.
26
Febbraio
2002
San
Cristóbal
de las
Casas -
San Juan
Chamula
-
Zinacantán
- Agua
Azul –
Palenque
Il
programma
odierno
non
prevede
la
visita
della
città di
San
Cristóbal
de las
Casas
e così
decido
di
ritagliarmi
un po’
di tempo
per
visitarla
da solo.
Anticipo
la
sveglia
e quando
tutti
gli
altri
ancora
dormono
io sono
già
fuori.
Le prime
luci
dell'alba
rendono
più
sfumati
i tenui
colori
pastello
dei
palazzi,
mentre
la
pietra
nera che
lastrica
i vicoli
del
centro,
umida
per la
notte
appena
trascorsa,
brilla
per
contrasto
ancora
di più.
Su un
angolo
della
cattedrale
barocca
del 1528
(
ricostruita
poi nel
1696 ),
posta a
chiudere
un lato
dello
zocalo,
un
gruppo
di
contadini
indio
con i
loro
caratteristici poncho ha passato la notte
all'addiaccio,
in un
improvvisato
picchetto
di
protesta
per
rivendicare,
come ci
spiegherà
poi la
guida,
migliori
condizioni
di vita.
Siamo in
pieno
territorio
del
Chiapas,
stato
federale
a
maggioranza
india,
dove
sono
presenti
da anni
forti
tensioni
sociali
con il
governo
centrale.
Mentre
passo
fanno
colazione
bevendo
del
latte
messo a
scaldare
dalle
loro
donne su
fornelli
d'emergenza,
evito di
disturbali
e mi
dirigo a
Nord
verso il
Mercado
Municipal.
E' uno
dei
mercati
indio
tra i
più
interessanti
del
Messico
ed al
mattino
presto è
animato
da un
frenetico
andirivieni
di
contadini
che
arrivano
dai
paesi
vicini,
a bordo
di
minivan
giapponesi,
per
vendere
e
scambiare
i loro
prodotti.
Sono
l'unico
straniero
che si
aggira
tra i
banchetti
in
preparazione
e ho
quasi la
sensazione
di
arrecare
disturbo.
Ma
nessuno
sembra
curarsi
della
mia
presenza,
d'altra
parte
non mi
sento di
essere
li a
spiarli
nella
loro
intimità
e così
mi viene
naturale
non
scattare
foto
cercando
invece
di
familiarizzare
con
loro,
aiuto
anche
due
simpatiche
vecchiette
a
sistemare
il loro
pesante
bancone.
Lasciato
il
mercato
visito
poco
distante
la
chiesa
di San
Domenico
dove si
sta
celebrando
la messa
in
spagnolo.
Sulla
facciata
laterale
della
chiesa
slogan
inneggianti
alla
rivoluzione
zapatista,
che non
si vede
ma è
sempre
presente
nei
pensieri
di
questo
popolo.
Soddisfatto
del mio
piccolo
giro mi
riunisco
al
gruppo
appena
uscito
dal
ristorante
per la p rima colazione e tutti insieme
partiamo
per
visitare
due
caratteristici
paesini
indio
San Juan
Chamula
e
Zinacantán.
San
Juan
Chamula
è senza
dubbio
quello
più
sorprendente,
in
particolare
per
l'atmosfera
mistico
religiosa
che vi
si
respira.
Qui gli
indio
hanno
elaborato
delle
particolari
pratiche
di
culto,
unendo
in uno
straordinario
sincretismo
riti
cattolici
con
credenze
e
pratiche
mistiche
di più
antica
origine.
La
presenza
dei
preti
ufficiali
è
occasionale
ed a
malapena
tollerata,
mentre
la
chiesa
locale è
autonomamente
gestita,
in una
sorta di
collettivo,
dalla
popolazione
indigena.
Soprattutto
qui è
severamente
proibito
fotografare
direttamente
le
persone
( tra le
quali
resiste
l’antica
credenza
di poter
perdere
in
questo
modo
l'anima,
intrappolata
dentro
la foto
), oltre
ai riti
e alle
feste
religiose
che si
svolgono
dentro e
fuori
dalla
chiesetta,
pena il
sequestro
della
macchina
o
peggio.
Allo
scopo
vigila
una
particolare
milizia
locale,
armata
di un
corto
bastone
di legno
e
riconoscibile
per un
pellicciotto
di pelo
bianco
senza
maniche
indossato
sul
vestito,
che ha
anche il
compito
di
verificare
che sia
stata
pagata
un'apposita
tassa,
presso
il
locale
ufficio
del
turismo,
per
poter
fotografare
il
paese.
L'ambiente
dentro
la
chiesa è
quanto
di più
incredibile
si possa
immaginare.
Sul
pavimento,
completamente
ricoperto
di aghi
di pino
messi li
|