|
Nota
dell’Autore
Il
resoconto
di
viaggio,
di
seguito
riportato,
è in
realtà
il
testo
scritto
per
la
traccia
audio
di
un
video
racconto
pubblicato
all’indirizzo
www.farwest.135.it
del
viaggio
fatto
nell’agosto
del
2005
negli
Stati
Uniti
d’America.
Lo
scritto
è
comunque
valido
per
chi
volesse
farsi
una
rapida
idea
del
itinerario,
se
invece
si
volesse
approfondire
la
conoscenza
del
viaggio,
godendo
anche
del
racconto
visivo,
ci
si
potrà
collegare
al
suddetto
indirizzo
dove
si
trova
anche
una
cartina
con
il
percorso
coperto.
INTRO
Partendo
dalle
coste
dell’oceano
Pacifico
ci
muoveremo
lungo
un
percorso
di
8000
km.
Attraverseremo
pianure,
deserti,
catene
montuose
ed
altipiani.
Gli
stessi
territori,
un
tempo
popolati
da
indiani
e
cowboy,
dove
si
svolse
la
famosa
epopea
del
West.
Toccheremo
6
stati
e
visiteremo
i
più
grandi
e
famosi
parchi
degli
Stati
Uniti
dell’ovest.
Scenari
maestosi
che
in
ere
molto
antiche
sono
stati
generati
da
eventi
geologici
a
volte
violenti
e
drammatici
a
volte
lenti
e
impercettibili.
DEATH
VALLEY
Lasciata
Los
Angeles
raggiungiamo
la
Death
Valley
situata
al
confine
tra
la
California
e il
Nevada.
Da
Zabriskie
Point
abbiamo
già
una
prima
vista
panoramica
su
questa
valle
della
morte:
è
uno
dei
luoghi
più
desolati
e
inadatti
alla
vita
umana
che
ci
siano
al
mondo.
Qui
in
estate
si
registrano
temperature
che
sfiorano
i 50
gradi.
Nonostante
ciò
incontriamo
un
temerario
che
si
cimenta
nella
corsa.
Il
fondo
valle,
ricoperto
da
una
spessa
crosta
di
sale,
è
una
vasta
zona
desertica
pianeggiante
che
si
estende
per
oltre
400
km
quadrati.
Questa
degrada
lentamente
fino
a
raggiungere
la
quota
di
quasi
86
metri
sotto
il
livello
del
mare.
Si
tratta
del
punto
più
basso
di
tutto
il
continente
americano.
ZION
National
Park
Dopo
una
notte
passata
a
Las
Vegas,
raggiungiamo
lo
Zion
National
Park.
Il
parco
è
caratterizzato
da
un
canyon
con
pareti
rocciose
tra
le
più
alte
d’america:
dalla
sommità
alla
base
queste
misurano
oltre
600
metri.
Il
fiume
North
fork
of
the
virgin
river
nel
corso
di
13
milioni
di
anni
ha
scavato
questo
canyon
dai
suggestivi
colori
che
vanno
dal
rosso
all’arancio.
Una
bella
passeggiata
ci
porta
fino
alle
Narrows,
da
qui
parte
un
percorso
di
oltre
25
km.
che
si
snoda
tra
le
strette
pareti
del
canyon.
Per
lunghi
tratti
la
via
è
percorribile
solo
guadando
il
fiume.
Ci
allontaniamo
dal
parco
seguendo
una
bella
strada
panoramica.
Vediamo
il
Great
Arch:
un
arco
cieco
scavato
in
una
parete
verticale.
Poco
più
avanti
incontriamo
la
Checkerboard
Mesa
un’altra
scultura
in
arenaria
della
natura.
BRYCE
CANYON
Lasciamo
un
canyon
per
raggiungerne
un
altro.
Siamo
al
Bryce
canyon
dove
restiamo
in
attesa
delle
prime
luci
del
giorno.
A
poco
a
poco
appare
sotto
i
nostri
occhi
uno
degli
scenari
naturali
più
belli
di
tutto
il
viaggio.
Più
che
un
canyon,
il
Bryce,
è
un’ampia
scarpata
a
forma
di
anfiteatro
caratterizzata
da
torrioni,
guglie
e
pinnacoli
modellati
dall’acqua
in
milioni
di
anni.
Una
trasformazione
che
continua
ancora
oggi:
le
rocce
si
sgretolano
e
cambiano
lentamente
il
loro
aspetto.
Anche
i
colori
di
queste
formazioni
di
calcare
ed
arenaria
cambiano
continuamente
in
base
alla
luce
del
giorno.
Alcuni
percorsi
permettono
di
visitare
l’interno
del
canyon,
caminando
attraverso
l’intrigata
struttura
rocciosa
che
assume
forme
sempre
diverse.
ANTELOPE
CANYON
Un
nuovo
spostamento
ci
porta
al
Lake
Powell:
un
lago
artificiale
lungo
300
km.
Questo
si è
formato
con
la
costruzione
di
una
diga
sul
fiume
Colorado.
Piantiamo
le
nostre
tende
a
poche
decine
di
metri
dalla
riva
del
lago.
Da
qui
ci
muoveremo
per
visitare
un
canyon
molto
particolare.
L’Antelope
Canyon,
situato
nelle
vicinanze
della
cittadina
di
Page,
ricade
in
territorio
degli
indiani
Navajo:
sono
proprio
questi
che
lo
gestiscono
e ne
organizzano
la
visita.
Con
i
loro
stessi
mezzi
ci
conducono,
lungo
un
percorso
sterrato
e
molto
polveroso,
fino
all’ingresso
di
questo
canyon
a
“fessura”.
Il
fondo
del
canyon
è
ricoperto
di
sabbia
e le
pareti
sono
levigatissime
e
ondulate.
Alcune
aperture
in
alto
lasciano
passare
i
raggi
del
sole
generando
bellissimi
giochi
di
luci
ed
ombre
che
esaltano
il
rosso
della
roccia.
Finita
la
visita
del
canyon,
gli
indiani
ci
riportano
indietro
sempre
con
i
loro
mezzi.
Riprese
le
nostre
auto
ci
mettiamo
“on
the
road
again”
ed
attraversiamo
ancora
fantastici
territori
desertici.
GRAND
CANYON
Stiamo
per
raggiungere
il
più
maestoso
di
tutti
i
canyon
… è
il
Grand
Canyon:
un
vero
monumento
della
natura!
Con
un
faticoso
trekking
arriveremo
ad
punto
panoramico,
da
dove
potremo
godere
di
una
meravigliosa
vista
sul
Colorado.
Il
percorso
è
lungo
9 km
e
mezzo
e
scende
di
quota
di
quasi
mille
metri.
Per
evitare
gravi
malori
non
è
consigliato
arrivare
fino
al
fiume
e
risalire
entro
lo
stesso
giorno.
Per
nostra
fortuna
quest’oggi
il
cielo
è
leggermente
coperto,
permettendoci
così
di
non
soffrire
il
sole
cocente.
Lungo
il
tragitto
incontriamo
un
gruppo
di
escursionisti
che
a
dorso
di
mulo
copriranno
lo
stesso
percorso
che
noi
faremo
a
piedi.
Man
mano
che
scendiamo,
le
pareti
del
canyon
si
fanno
sempre
più
alte
ed
imponenti.
I
muli
ci
distanziano
ben
presto,
ma
la
nostra
andatura
lenta
ci
permette
di
fare
nuove
amicizie.
Il
sentiero
a
tornanti
è
piuttosto
comodo,
ma
quello
che
ci
preoccupa
è il
pensiero
di
doverlo
rifare
al
ritorno
in
salita,
quando
saremo
già
abbastanza
stanchi.
Dopo
3
ore
di
cammino
la
discesa
è
finita
e da
questo
punto
in
poi
il
sentiero
è
alquanto
pianeggiante.
Siamo
all’Indian
Garden
dove
si
trova
la
casa
del
ranger.
Quando
ci
manca
ancora
un’ora
di
cammino
per
raggiungere
la
meta
incontriamo
gli
escursionisti
con
i
muli
che
già
stanno
tornando
indietro.
Eccoci
finalmente
al
Plateau
Point.
Ancora
pochi
passi
e ci
troviamo
improvvisamente
davanti
ad
uno
spettacolo
mozzafiato.
Il
Colorado
è
lì,
adagiato
sul
fondo
del
canyon
che
egli
stesso
ha
scavato
in
milioni
di
anni,
in
modo
lento
ma
inesorabile.
Sembra
assurdo
ma
dopo
tanta
fatica
possiamo
concederci
solo
un
quarto
d’ora
di
riposo.
Ci
aspetta
una
lunga
e
stancante
risalita.
Il
giorno
dopo,
protagonista
del
nostro
viaggio
è
ancora
il
Grand
Canyon.
Questa
volta
lo
sorvoleremo
comodamente
in
elicottero.
Finisce
qui
la
nostra
visita
al
Grand
canyon.
Le
emozioni
che
questo
luogo
suscita
non
potranno
mai
essere
rivissute
da
alcuna
immagine;
è
per
questo
che
siamo
felici
di
esserci
stati.
MONUMENT
VALLEY
La
Monument
Valley
sarà
la
prossima
meta
del
nostro
viaggio.
Ancora
una
volta
la
strada
che
percorriamo
è un
magnifico
paesaggio.
Attraversiamo
un
immenso
territorio
pianeggiante
e
desertico
che
di
tanto
in
tanto
ci
fa
pregustare
la
visione
di
cui
godremo
a
breve.
Eccoci
alla
Monument
Valley.
Ci
sentiamo
come
catapultati
dentro
un
film
western
e da
un
momento
all’altro
ci
aspettiamo
di
veder
apparire
John
Wayne.
Anche
in
questo
caso
i
monumenti
sono
stati
scolpiti
ad
arte
da
madre
natura,
impiegando
centinaia
di
milioni
di
anni
ed
utilizzando
principalmente
i
soliti
strumenti:
l’acqua
ed
il
vento.
Le
arenarie
e le
rocce
calcaree
conferiscono
allo
scenario
un
colore
rosso/arancio
che
tende
al
dorato
quando
il
sole
è
basso
all’orizzonte.
Al
mattino
ci
svegliamo
molto
presto
per
contare
i
danni
fatti
durante
la
notte
da
un
violentissimo
temporale.
Allo
stesso
tempo
godiamo
di
una
meravigliosa
alba
sullo
scenario
della
Monument
Valley.
Dopo
aver
smontato
il
campo
ci
rimettiamo
in
viaggio
alla
volta
del
prossimo
parco.
ARCHES
Arches
National
Park
è un
curioso
sito
che
si
contraddistingue
per
le
sue
monumentali
rocce
in
arenaria
dalle
forme
alquanto
bizzarre.
Percorriamo
la
scenografica
strada
che
attraversa
il
parco
per
raggiungere
i
punti
di
maggior
interesse.
Ci
fermiamo
per
vedere
un
enorme
masso
sorprendentemente
in
equilibrio
su
una
base
rocciosa
triangolare.
Le
maggiori
attrattive
che
fanno
di
Arches
un
posto
unico
sono
i
numerosi
archi
naturali,
che
ne
hanno
anche
suggerito
il
nome.
Con
la
vista
dell’arco
più
caratteristico
di
tutto
il
parco
concludiamo
la
visita
di
Arches.
TETON
Il
Teton
National
Park
ci
ricorda
decisamente
le
nostre
Alpi.
Il
parco
è
dominato
da
una
catena
montuosa
di
rocce
granitiche
con
tre
vette
intorno
ai
4000
metri
Nonostante
la
sua
bellezza,
il
Teton
è
spesso
considerato
come
un
luogo
di
transito
per
raggiungere
il
vicinissimo
parco
di
Yellowstone.
YELLOWSTONE
Un
bisonte
solitario
ci
da
il
benvenuto
al
parco.
Andiamo
subito
a
vedere
l’Old
Faithfull,
la
più
famosa
attrattiva
di
Yellowstone.
Come
noi,
molte
altre
persone,
sono
in
attesa
dello
spettacolo.
Puntualmente
all’ora
prevista
il
geyser
comincia
la
sua
eruzione.
Praticamente
ogni
76
minuti
una
colonna
d’acqua
si
erge
fino
a
quasi
55
metri
per
una
durata
che
va
dai
2 ai
5
minuti.
Ogni
eruzione
provoca
la
fuoriuscita
di
35.000
litri
d’acqua.
I
fenomeni
idrotermali,
largamente
diffusi
in
tutto
il
parco,
fanno
del
luogo
un
paesaggio
fantascientifico.
L’azione
combinata
dell’acqua
e
del
magma
presente
sotto
la
superficie
terrestre
generano
sorgenti
calde,
pozze
di
fango
ribollenti,
vapori
sulfurei
e
geyser.
Di
tutti
questi
fenomeni
durante
la
visita
del
parco
ne
vediamo
un’ampia
rassegna.
Una
delle
pozze
più
ampie
di
Yellowstone
assume
un
particolarissimo
colore
grazie
alla
presenza
di
minerali
e
microscopiche
creature
che
vivono
nell’acqua
calda.
Lasciamo
Yellowstone.
Prima
di
raggiungere
la
prossima
meta
ci
tocca
affrontare
uno
spostamento
di
oltre
1.500
km.
che
copriremo
in
due
giorni
toccando
anche
Reno:
città
del
Nevada,
che
come
Las
Vegas,
è
votata
al
gioco
d’azzardo.
YOSEMITE
Yosemite
copre
un’area
di
quasi
3.000
km
quadrati
della
Sierra
Nevada
californiana.
Al
suo
interno
sono
protette,
dall’istituzione
del
parco,
montagne,
valli,
foreste,
cascate
e
laghi
esplorabili
a
piedi,
in
mountain
bike
e a
cavallo.
Visitiamo
dapprima
la
cascata
del
“velo
da
sposa”,
così
chiamata
per
via
del
vento
che,
soffiando
sull’acqua,
trasforma
questa
in
migliaia
di
spruzzi.
El
Captain
è il
più
grande
monolito
di
granito
esistente
al
mondo.
Alto
oltre
1000
metri,
ha
una
parete
verticale
priva
di
qualsiasi
spaccatura.
Impieghiamo
mezza
giornata,
della
nostra
visita
di
Yosemite,
per
fare
una
bella
camminata
seguendo
uno
dei
tanti
sentieri
del
parco.
Lungo
il
percorso
incontriamo
la
Vernal
Fall.
La
cascata
è
caratterizzata
da
un
arcobaleno
che
si
forma
alla
sua
base.
Grazie
ad
una
ripida
scalinata,
che
supera
un
dislivello
di
circa
100
metri,
raggiungiamo
il
top
della
cascata.
Qui
scopriamo
l’Emerald
pool.
L’enorme
piscina
naturale
raccoglie
l’acqua
che,
precipitando
dallo
strapiombo,
genera
la
cascata.
Un
cervo
femmina
ci
da
il
benvenuto
a
Mariposa
Grove,
a
sud
di
Yosemite.
È
una
piccola
foresta
a
2000
metri
d’altitudine
dove
si
stagliano,
imponenti
verso
il
cielo,
le
sequoie
giganti:
sono
gli
organismi
viventi
più
longevi
sulla
faccia
della
terra.
Queste
sequoie
sono
solo
un’anteprima
di
quelle
ancora
più
grandi
che
vedremo
nella
prossima
meta
del
nostro
viaggio.
SEQUOIA
Il
Sequoia
National
Park
racchiude
esemplari
straordinari
di
sequoie
giganti.
General
Grant
è la
seconda
sequoia
più
grande
al
mondo,
ha
una
circonferenza
di
33
metri
ed
un’altezza
di
quasi
82
metri.
La
foresta
è
tutta
un
pullulare
di
questi
giganti,
seppur
di
qualche
metro
più
bassi
rispetto
al
record
d’altezza.
Finalmente,
quasi
sul
finire
del
nostro
viaggio,
proviamo
l’emozione
di
incontrare
un
orso
solitario.
Ma
non
ci
degna
più
di
tanto
e,
mostrandoci
il
posteriore,
si
allontana
lentamente
verso
l’interno
della
foresta.
Ecco
il
General
Sherman,
l’essere
vivente
più
grande
al
mondo.
Misura
un’altezza
di
84
metri
e
vanta
una
veneranda
età
di
circa
2500
anni.
L’unico
punto
debole
di
queste
sequoie
sono
le
radici
molto
superficiali.
Spesso,
a
causa
del
forte
vento,
queste
non
riescono
a
reggere
il
peso
degli
enormi
tronchi,
determinandone,
con
la
caduta,
la
loro
morte.
Per
il
resto
sono
esseri
molto
resistenti.
Nemmeno
il
fuoco,
come
gli
insetti
e le
malattie
riescono
ad
uccidere
molto
facilmente
questi
giganti
della
natura.
FINE
Lasciamo
così
l’ultimo
parco
in
programma
del
nostro
viaggio.
Abbiamo
visto
luoghi
maestosi
con
una
storia
molto
più
antica
di
quella
degli
esseri
umani.
Luoghi
che
continueranno
a
trasformarsi
per
via
degli
eventi
naturali
e
non
per
la
mano
dell’uomo.
Aree
protette
che
verranno
consegnate
intatte
alle
generazioni
future.
Yellowstone,
il
Grand
Canyon,
la
Monument
Valley
e
tutti
gli
altri
scenari,
d’ora
in
poi
avranno
un
posto
nella
nostra
mente
ma
soprattutto
nel
nostro
cuore.
Vedi
il
video
racconto
su
www.farwest.135.it |