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Io e
Marco
abbiamo
da
sempre
avuto un
sogno
nel
cassetto:
fare un
viaggio
di nozze
che
fosse
veramente
indimenticabile
e unico,
qualcosa
che non
avremmo
potuto
fare in
altri
viaggi e
altre
occasioni,
qualcosa
che
racchiudesse
un po’ i
nostri
miti.
Ebbene,
possiamo
dire di
avercela
fatta e
di aver
realizzato
i nostri
desideri
trascorrendo
quasi
due mesi
a zonzo
tra gli
USA, le
Hawaii e
la
Polinesia
Francese.
Il 27
agosto
alle 16
ci siamo
sposati.
Purtroppo
la
giornata
non e’
andata
come
avevamo
previsto
xche’ ha
piovuto,
ma e’
stata
ugualmente
una
piacevole
festa e
si e’
protratta
fino a
tardi.
Abbiamo
toccato
il letto
verso le
4 della
mattina
e alle
6:45 e’
suonata
la
sveglia.
Le
valigie
erano
pronte
da un
paio di
giorni
quindi
giusto
il tempo
di
prepararsi
e
caricare
i
bagagli
e alle
7:30
eravamo
gia’ in
macchina.
I nostri
cari
amici
Douglas
e
Giorgia,
che
condividono
con noi
la
maggior
parte
delle
nostre
avventure,
questa
volta ci
hanno
lasciati
soli ma
hanno
percorso
con noi
un
pezzettino
di
questo
viaggio
memorabile
accompagnandoci
gentilmente
all’aeroporto
di
Malpensa
prima di
tornare
a casa
in quel
di
Modena
(noi
siamo di
Genova
!).
Con una
lacrimuccia
ci siamo
salutati
e
assieme
a quelle
che loro
definiscono
“le
nostre
case
viaggianti”,
ovvero
le
valigie
dalla
dimensione
un po’
voluminosa,
ci siamo
allontanati
consapevoli
che
comunque
con il
pensiero
ci
avrebbero
accompagnato
da casa
nelle
varie
tappe
del
nostro
viaggio.
Abbiamo
sbrigato
velocemente
le
pratiche
di check
in e
dopo un
po’ di
attesa
finalmente
siamo
saliti
sul volo
che ci
ha
portati
in
America.
Gli
Stati
Uniti mi
hanno
sempre
affascinato
da
quando
son
bambina
ma,
nonostante
io abbia
dei
parenti
vicino a
S.
Francisco,
non sono
mai
voluta
andare a
trovarli
xche’ da
sempre
ho
immaginato
di
andarci
in
viaggio
di nozze
e,
grazie a
mio
marito
che
fortunatamente
condivide
sempre i
miei
desideri,
ho
potuto
realizzare
anche
questo
sogno.
Potete
quindi
immaginare
l’emozione
che ho
provato
quando
vi ci
abbiamo
messo
piede.
Dopo
aver
ritirato
i
bagagli
con
grande
ansia di
Marco
che ha
sempre
il
terrore
che se
li
perdano
x strada
(in
effetti
abbiamo
sentito
veramente
tantissimi
casi), e
aver
superato
i vari
controlli,
ci siamo
diretti
verso la
navetta
della
National
che ci
ha
portati
a
ritirare
la
macchina
noleggiata
dall’Italia.
La prima
sorpresa
c’e’
stata
quando
l’addetto
National,
una
volta
controllata
la
nostra
prenotazione
e
inseriti
i dati
al
computer,
ci ha
invitato
ad
andare a
scegliere
la
macchina.
Io
pensavo
che
venisse
assegnata
d’ufficio
e non
che
bisognasse
sceglierla,
quindi
sono
rimasta
un po’
stupita
e ho
chiesto
di
ripetere
la frase
almeno
tre
volte
prima di
capire
cosa
intendesse.
E’
iniziata
cosi’ la
ricerca
del
bolide
che ha
portato
i nostri
sederoni
a spasso
per 5
stati,
percorrendo
5380
miglia
in 26
giorni
indimenticabili.
Il
nostro
problema
era
farci
stare le
nostre
case
viaggianti,
ed anche
se le
macchine
americane
sono
famose
per il
bagagliaio
molto
capiente
eravamo
comunque
preoccupati
(chi ha
una
Roncato
Shuttle
da 115
litri
puo’
capire.
Noi ne
avevamo
ben due
!!!).
Dopo
averne
provate
un paio,
finalmente
la
troviamo
…. e’
lei, la
nostra
Chevrolet
Impala
color
champagne
dove
riusciamo
a far
stare i
nostri
bagagli
ed un
altro
po’ di
roba
(compreso
poi la
borsa
frigo
per le
bibite e
zaini
vari).
Ovviamente
si mette
Marco
alla
guida
xche’ io
non
sarei
riuscita
ad
uscire
dal
parcheggio,
ma anche
x lui
era la
prima
volta
con il
cambio
automatico
quindi i
primi 5
minuti
abbiamo
rischiato
la
facciata
sul
cruscotto
un paio
di
volte.
Grazie
alla sua
abilita’,
e al suo
magico
senso di
orientamento,
usciamo
da li’ e
ci
dirigiamo
verso
l’hotel
Furama
(prenotato
via
internet
alcuni
giorni
prima
della
partenza)
dove
alloggeremo
durante
la
nostra
permanenza
a Los
Angeles.
E’ tardi
e non
abbiamo
neppure
fame
xche’ ci
hanno
dato da
mangiare
molto
sull’aereo.
La
stanchezza
post-matrimonio
e della
levataccia
mattutina,
assieme
a tutte
le ore
di volo,
si fanno
sentire
e non
faccio
in tempo
a
sedermi
sul
letto
che son
gia’
crollata.
La
mattina
seguente
siamo
svegli
di buon
ora.
Decidiamo
di
cominciare
la
nostra
visita
negli
States
con una
bella
colazione
americana
che per
l’abbondanza
ci ha
saziati
per
tutto il
giorno.
Chi si
reca a
Los
Angeles
lo fa
principalmente
per
visitare
tutto
cio’ che
e’
legato
al
cinema o
a quello
che
generalmente
si vede
in TV, e
anche
noi non
ci siamo
distinti
dalla
massa e
abbiamo
fatto le
solite
tappe:
la
scritta
Hollywood
sulla
collina,
Walk of
fame,
Beverly
Hills,
Rodeo
Drive,
S.
Monica,
Malibu’,
Venice,
Universal
Studios
e
Disneyland.
Durante
la
nostra
permanenza
a Los
Angeles
la mia
speranza
e’
sempre
stata
quella
di
assistere
a
qualche
ripresa
in
diretta
o di
incontrare
qualche
VIP ma
ahime’,
niente
Ben
Affleck
o
Jennifer
Lopez,
mi sono
dovuta
accontentare
di un
incontro
veloce
con Cuba
Gooding
Jr a
Disneyland
in
compagnia
del
figlio e
nessun
“Ciak –
Azione”
!
Pazienza,
vorra’
dire che
sara’ x
la
prossima
volta.
Intanto
ho
finalmente
visto
dal vivo
tutto
cio’ che
finora
avevo
visto
nelle
foto
scattate
da altri
e gia’
questa
e’ stata
una
grande
soddisfazione.
Questi
primi
giorni
sono
passati
senza
troppa
fretta e
ci hanno
permesso
di
abituarci
al way
of life
americano
quindi
adesso
eravamo
pronti
per la
parte on
the road
che
tanto
abbiamo
programmato
da casa.
Percorrere
le
strade
americane
con il
nostro
macchinone
e’ stato
per noi
molto
emozionante.
Lo
avevamo
immaginato
migliaia
di volte
ma
adesso
eravamo
li’ e lo
stavamo
facendo
davvero,
sembrava
quasi
incredibile.
Quegli
stradoni
dritti e
infiniti,
panorami
che
continuavano
a
cambiare
scenario,
la
musica
country
che ci
accompagnava
miglia
dopo
miglia
assieme
al
mitico
Cruise
Control
… non
potremo
mai
dimenticare
queste
sensazioni.
Abbiamo
iniziato
con la
citta’
fantasma
di
Calico
sotto un
caldo
assassino
e poi la
mitica
Route 66
con i
suoi
distributori
di
benzina
abbandonati
per
arrivare
al primo
grande
parco di
questo
viaggio,
il Grand
Canyon.
Prima di
partire
lo
abbiamo
visto e
rivisto
in foto
ma e’
indescrivibile
quello
che si
prova a
vederlo
dal
vivo. La
sua
maestosita’
lascia a
bocca
aperta e
i suoi
dirupi
senza
fiato.
Ci siamo
concessi
il lusso
di
visitarlo
prima in
elicottero
come
antipasto
e poi di
girarlo
in auto
e a
piedi
per
gustarcelo
meglio.
Inutile
dire che
la sua
fama e’
tutta
meritata.
Fuggiti
da
questa
meraviglia
che ti
tiene
costantemente
incollate
le dita
alla
macchina
fotografica,
ci siamo
diretti
verso il
sud
dell’Arizona
a
visitare
il
Montezuma
Castle
per poi
scendere
a Tucson
e
perderci
in mezzo
ai
cactus
del
Saguaro
National
Park, ai
set di
vecchi
film
western
degli
Old
Tucson
Studios,
per
arrivare
al
confine
col
Messico
e vedere
quanti
messicani
passano
il
confine
ogni
giorno
per
comprare
materiali
di prima
necessita’
che
negli
USA
costano
meno.
Da qui
ci siamo
spostati
verso il
New
Mexico
facendo
pero’
tappa a
Tombstone
che da
sempre
ho
sperato
di
visitare
per la
sua
famosa
sparatoria
dell’Ok
Corral.
Devo
dire che
non
sapevo
bene
cosa
aspettarmi
xche’
svariate
volte
nei
racconti
di chi
era
stato
negli
States
prima di
me avevo
letto
che non
valeva
la pena
fermarvisi.
Invece,
a gran
sorpresa,
ho
trovato
proprio
cio’ che
desideravo
trovare
e penso
che se
me lo
fossi
perso
non me
lo sarei
perdonato.
Quindi,
a questo
proposito,
vorrei
dare un
consiglio
a chi
pensa di
intraprendere
un
viaggio
simile
dicendo
che i
giudizi
degli
altri
(compresi
i miei)
sono
soggettivi,
per cui,
quando
decidete
cosa
visitare
o meno,
oltre ad
ascoltare
i vari
consigli
della
gente
ascoltate
anche in
fondo al
vostro
cuore
xche’
magari
quello
che per
voi e’
pazzesco
per
altri
non lo
e’o
viceversa.
Siamo
arrivati
a
Tombstone
nel
tardo
pomeriggio
quando
il sole
era gia’
calato e
abbiamo
trovato
una
citta’
fantasma
nel vero
senso
della
parola.
Per
strada
non
c’era
anima
viva e
Allen
Street
(la
strada
principale)
era
completamente
deserta.
Si
intravedeva
pero’
qualche
lucina
dentro a
qualche
locale e
siccome
dovevamo
ancora
cenare
siamo
andati a
dare
un’occhiatina.
Non so
voi, ma
io un
saloon
con
tanto di
cowboy
con gli
stivali
e il
cappello
e le
donnine
con il
corpetto
e le
piumette
in testa
le avevo
viste
solo in
TV o a
carnevale,
quindi
sono
rimasta
molto
sorpresa
quando
spalancate
le porte
del Big
Nose
Kates
Saloon
ho
trovato
tutto
cio’ !!!
E’ stato
come
essere
catapultati
nel film
Tombstone
con Kurt
Russell
e facevo
fatica a
credere
che non
ero agli
Universal
Studios
ma in
una
citta’
vera !!!
Insomma
che,
dopo
esserci
pappati
una
bisteccazza
con
patate a
volontà
e le
classiche
zuppe
con
fagioli
che
tanto
sono
amate
dai
cowboy
dei film
western,
ci siamo
rilassati
ad
ascoltare
musica
country
dal vivo
assieme
a tutti
questi
strani
personaggi
in stile
old
west.
La
mattina
seguente
ci siamo
dedicati
alla
visita
della
citta’
su cui
aleggia
sempre
lo
spirito
dei
fratelli
Earp e
di Doc
Holliday
(i
protagonisti
della
sparatoria
dell’Ok
Corral).
Tra
un’attrazione
e
l’altra,
e’ stato
bello
sedersi
ai lati
della
strada
per
osservare
il tran
tran
quotidiano
degli
abitanti
di
questo
posto
che,
imperterriti,
passeggiano
con il
loro
abbigliamento
da
cowboy
senza
che
siano
necessariamente
i
protagonisti
di
qualche
rappresentazione
della
famosa
sparatoria
che
ovviamente
non ci
siamo
persi.
Al
contrario
di
quanto
si possa
pensare,
qui la
gente
non si
veste in
questo
modo per
intrattenere
il
turista,
ma xche’
gli va e
xche’ in
fondo
sanno
che in
questo
modo ci
sara’
sempre
qualcuno
che
passando
da
queste
parti
sentira’
il
desiderio
di fare
una
sosta
anziche’
andare
dritto e
xmettera’
a
Tombstone
di
“vivere”
e di non
diventare
una
citta’
fantasma
abbandonata
come
tante
altre
che si
incontrano
da
queste
parti.
Difatti
non a
caso si
dice che
Tombstone
sia la
citta’
troppo
dura a
morire
!!!
Quindi,
se
volete
rivivere
uno di
quei
tanti
film sul
vecchio
west che
spesso
avete
guardato
in TV,
andate a
Tombstone
e non
rimarrete
delusi !
Non si
poteva
rimanere
qui per
sempre
cosi’ ci
siamo
rimessi
in
marcia
verso la
successiva
tappa
importante:
il White
Sands
National
Monument.
Devo
dire che
e’ valsa
la pena
farsi
tutta
questa
strada
per
arrivare
fino qua
in New
Mexico
xche’ lo
spettacolo
di
questo
posto e’
qualcosa
di
indescrivibile.
Dal
verde ci
siamo
improvvisamente
trovati
in mezzo
a delle
montagne
di
sabbia
bianca
immense.
Senza
occhiali
da sole
era
impossibile
tenere
gli
occhi
aperti e
se ti
addentravi
un po’
di piu’
in mezzo
a queste
dune
rischiavi
poi di
perderti
e di non
riuscire
a
trovare
la
strada
per
tornare
alla
macchina.
Insomma,
qualcosa
che non
si vede
tutti i
giorni a
meno che
non si
vada a
sciare
ma
l’atmosfera
qui e’
molto
molto
diversa
!!
E’ uno
di quei
parchi
che piu’
ci e’
rimasto
impresso
e che
consigliamo
di
visitare
se siete
da
quelle
parti.
Passato
White
Sands
abbiamo
affrontato
un’altra
lunga
tirata
di km
per
arrivare
a Santa
Fe.
Santa Fe
di per
se’ non
e’ che
ci abbia
entusiasmato
parecchio
anche se
devo
dire che
e’ una
citta’
molto
carina
con un
sacco di
gallerie
a prezzi
inavvicinabili.
Ma uno
dei
motivi
per cui
siamo
arrivati
fino qua
era per
visitare
Taos il
cui
pueblo
vive li’
da piu’
di 2000
anni.
Questo
posto ci
e’
piaciuto
da
morire.
Le case
in stile
adobe
creano
uno
scenario
inimmaginabile
e poi e’
stato
bello
fare il
tour
guidato
per
comprendere
le
tradizioni
e il
modo di
vivere
di
questo
popolo.
Il
pueblo
di Taos,
infatti,
vive
ancora
nelle
case di
fango
senza
elettricita’,
bevendo
l’acqua
del
fiume ed
e’ per
loro di
importanza
fondamentale
mantenere
vive le
tradizioni
dei loro
antenati.
Il
pueblo
di Taos
e’ come
lo
vedete
in tante
foto
scattate
dai
turisti
che lo
hanno
visitato
ma
vederlo
dal vivo
e’ tutta
un’altra
cosa e
nell’aria
regna
sempre
un alone
di
mistero
che
rende
questo
posto
magico e
affascinante.
Lasciato
Taos
abbiamo
percorso
un lungo
tratto
tra le
montagne
per
raggiungere
Four
Corners
dove
volevamo
scattare
la
classica
foto con
piedi e
mani nei
quattro
stati
che
appunto
li’ si
incrociano:
Utah,
Colorado,
Arizona
e New
Mexico.
Dopo
questa
breve
sosta
fotografica,
e aver
assaggiato
il
buonissimo
Fry
Bread
dei
navajo,
ci siamo
diretti
verso
quella
che e’
stata
per noi
l’emozione
piu’
grande e
la cui
immagine
e’
ancora
li’
davanti
ai miei
occhi e
stampata
sul mio
cuore:
la
Monument
Valley.
L’abbiamo
vista e
rivista
in
numerosi
film,
foto e
poster
ma
cavoli
….
quando
l’abbiamo
vista
dal vivo
l’emozione
e’ stata
talmente
immensa
che
quasi
quasi mi
viene un
infarto.
L’ho
aspettata
davvero
per
tanti
anni
questa
visita e
nei vari
percorsi
che
avevo
tirato
giu’ in
fase di
preparazione
mai e
poi
mancava
lei, la
mitica,
unica,
magica
Monument.
Nel
momento
in cui
l’abbiamo
vista
spuntare
dalla
strada
e’ stato
un
batticuore.
Ci siamo
dovuti
fermare
assolutamente
per
poterla
contemplare
in
silenzio
e per
immortalarla
con uno
splendido
autoscatto
che
sicuramente
finira’
a grandi
dimensioni
sulle
pareti
di casa
nostra.
Era li’
ad
aspettarci
e noi
pronti a
gustarcela
in tutto
il suo
splendore.
Peccato
che, nel
momento
in cui
siamo
arrivati,
il cielo
ha
iniziato
ad
ingrigirsi
e il
tempo di
addentarci
nella
valle e’
venuto
giu’ uno
scroscio
da
paura.
Ero
triste,
molto
triste,
xche’
quel
momento
lo avevo
aspettato
a lungo
e avrei
voluto
vederla
nel
pieno
del suo
colore
rossastro.
Ma ero
li’, e,
anche se
il nero
delle
nuvole
rovinava
un po’
il “mio
momento
magico”,
ero
ugualmente
felice
di
esserci
soprattutto
in
compagnia
della
persona
che amo
e che in
questa
occasione
non era
piu’ il
mio
fidanzato
ma mio
marito.
Ad un
certo
punto,
xo’, e’
come se
qualche
stregone
indiano
mi
avesse
ascoltato
nel
profondo
del
cuore e
avesse
fatto
una
magia
per me
xche’ il
cielo e’
diventato
azzurro
ed e’
spuntato
un sole
meraviglioso
che ha
illuminato
di rosso
tutta la
valle.
Inutile
descrivervi
lo
spettacolo
che si
e’
aperto
davanti
ai
nostri
occhi
xche’
non ci
riuscirei
mai
abbastanza.
La
Monument
Valley
e’
spettacolare,
non c’e’
Grand
Canyon
che
tenga
!!!
Andateci
e lo
scoprirete
da soli.
Dopo
questa
meraviglia
ci siamo
diretti
verso
Moab ma
prima
abbiamo
deciso
di fare
una
deviazione
per
visitare
la Valle
degli
Dei.
Mannaggia
a me
quando
mi e’
venuta
in mente
questa
idea !!!
All’ingresso
di
questa
valle
che
pochi
includono
nel
proprio
giro
(difatti
si
incontra
pochissima
gente)
c’era un
cartello
che
consigliava
di non
percorrerla
in caso
di
pioggia
xche’ le
15
miglia
che la
attraversano
sono
sterrate
e di
facile
inondazione.
Un po’
ingenui,
e forse
incoscienti,
abbiamo
pensato
che la
pioggia
della
mattina
non
fosse
stata di
un’intensita’
tale da
sconsigliare
la
visita
di
questo
posto
anche
xche’ il
tratto
subito
davanti
a noi
era
asciutto
e al
massimo
avremmo
trovato
solo
qualche
pozzanghera.
Invece,
gli Dei
questa
volta ci
hanno
tradito
xche’ a
2 miglia
dalla
fine ci
ha
fermato
un’auto
che
veniva
in senso
opposto
per
avvisarci
che era
impossibile
arrivare
sulla
strada
principale
dato che
un fiume
aveva
completamente
coperto
la
strada.
Il sole
stava x
calare
e,
siccome
la
strada
che
avevamo
percorso
fino li’
era
stata
bella
avventurosa
e le
macchina
incrociate
pressoche’
nulle,
abbiamo
optato
per la
ritirata
(onde
evitare
di
passare
la notte
li’
assieme
ai
lupi), x
cui
siamo
tornati
indietro
da dover
eravamo
arrivati.
Sulla
strada
del
ritorno
abbiamo
incrociato
una
coppia
con un
4x4 e li
abbiamo
avvisati
dell’inconveniente
ma loro
hanno
deciso
di
tentare
ugualmente
e ahime’
… hanno
fatto
male !
Ripercorse
le 13
miglia a
ritroso
e
tornati
sulla
strada
principale,
da
curiosi
siamo
voluti
andare a
vedere
il fiume
che ci
ha
indotto
alla
fuga e a
sorpresa
sapete
chi ci
abbiamo
trovato
?!?!
Naturalmente
loro, la
coppia
del 4x4
completamente
immersa
nell’acqua
che non
sapeva
come
fare ad
uscire.
Abbiamo
quindi
fatto i
bravi
boy
scout e
siamo
andati a
chiamare
aiuto
nella
prima
citta’
li’
vicino
(a 30
miglia
!!!)
Per caso
ci siamo
fermati
in una
steakhouse
a Bluff
che era
senza
elettricita’
ma che
grazie
all’ausilio
di un CB
ha
avvertito
lo
sceriffo
che e’
andato a
soccorrere
i
malcapitati
mentre
noi ci
siamo
sbaffati
una
bella
bisteccona
a lume
di
candela
!!!
Dopo
questa
disavventura,
finita
comunque
bene,
siamo
andati a
visitare
Arche’s
Park che
ci e’
piaciuto
molto e
dove
abbiamo
fatto
qualche
camminata.
E’ stata
poi la
volta
della
Goblin
Valley
che e’
risultata
una
grande
rivelazione.
Ci siamo
divertiti
molto a
giocare
a
nasconderci
in mezzo
a tutti
quei
funghetti
e il
bello di
questi
posti,
poco
considerati
dalla
maggior
parte
dei
turisti,
e’ che a
volte ti
trovi da
solo in
mezzo ad
uno
scenario
particolare
che
sembra
essere
li’
solamente
per te e
ti
riempe
gli
occhi e
il cuore
di
soddisfazione
per aver
deciso
di
includerlo
nel
percorso.
La
successiva
tappa
era il
Bryce
Canyon
che mi
aveva
colpito
molto la
prima
volta
che l’ho
visto
per caso
in
fotografia.
Se il
Grand
Canyon
lascia
senza
parole,
il Bryce
Canyon
non e’
da meno.
Con la
differenza
che qui
i colori
sono
strabilianti
ed e’
veramente
difficile
scattare
meno di
un
centinaio
di foto
(forse
ho un
po’
esagerato
ma con
la
digitale
lo
scatto
e’
facile
!).
Ogni
angolo
ti
sembra
differente,
e ogni
foto
pensi
possa
essere
venuta
meglio
della
precedente,
con il
risultato
che a
casa ti
troverai
un sacco
di foto
molto
simili e
che
nessuna
di
queste
rende
giustizia
a cio’
che hai
visto
veramente.
E’
sicuramente
un altro
di quei
parchi
che non
si puo’
non
includere
in un
viaggio
del
genere.
Cosa che
invece
non
posso
dire
dello
Zion che
abbiamo
visitato
dopo il
Bryce.
Non
voglio
dire che
sia
brutto e
che non
meriti,
ma
sicuramente
e’ meno
scenografico
e
spettacolare
del
precedente
e molto
piu’
simile
ai
nostri
paesaggi
montani.
Quindi,
forse
xche’
avevamo
ancora
negli
occhi i
pinnacoli
rossi
del
Bryce
Canyon o
forse
xche’
dopo il
Grand
Canyon,
le White
Sands e
la
Monument
Valley
e’
difficile
rimanere
ancora a
bocca
aperta …
fatto
sta che
a noi
sto Zion
non ci
ha
lasciato
delle
emozioni
particolari.
Ma forse
e’ anche
xche’
gli
abbiamo
dedicato
una
visita
furtiva
xche’ ho
letto
invece
di altri
che ci
dedicano
giorni
interi e
ne sono
estasiati.
Come ho
gia’
detto,
tutto e’
soggettivo
e
siccome
questo
e’ il
racconto
del
nostro
viaggio
non
posso
fare
altro
che
esprimere
quelle
che sono
state le
nostre
emozioni
e lo
Zion non
e’ tra
quelli
che ce
ne ha
regalate
parecchie.
Siamo
finalmente
entrati
in
Nevada e
cosa si
viene a
fare da
queste
parti se
non per
visitare
la
citta’
del
peccato
?!!?
Siamo
arrivati
a Las
Vegas di
giorno
dopo
aver
fatto
una
breve
tappa
alla
Valle
del
Fuoco.
Non
abbiamo
quindi
avuto il
piacere
di
vedere
quello
spettacolo
che
alcuni
consigliano
di
vedere e
cioe’ le
mille
luci di
Las
Vegas in
mezzo al
deserto.
Posso
assicurare
pero’
che Las
Vegas
suscita
sempre
un certo
effetto
quindi
sia che
arriviate
di
giorno,
sia che
arriviate
di sera,
non
rimarrete
di certo
indifferenti
a questa
citta’
cosi’
eccentrica.
Lo hanno
gia’
detto
tutti
che Las
Vegas
puo’
piacere
o non
piacere,
che la
odi o la
ami ma …
non si
puo’
assolutamente
dire
(come
invece
ho
sentito)
che e’
una
grande
Gardaland
xche’ il
paragone
non
regge
per
niente.
Bisogna
tenere
sempre a
mente
che Las
Vegas e’
tutto
cio’ che
piu’
kitch
non si
puo’ e
il suo
bello e’
proprio
questo:
una
citta’
piena di
luci e
gente
che
cammina
per le
strade a
tutte le
ore
passando
da un
casino’
all’altro
per
ammirare
cio’ che
qualche
“genio”
e’
riuscito
ad
inventare
pur di
suscitare
stupore.
Ed
infatti
e’
proprio
questa
secondo
me la
parolina
magica:
stupore
!
Perche’
Las
Vegas
non
finisce
mai di
stupirti,
Las
Vegas
significa
stravaganza,
schock,
eccesso
e non
vuole
affatto
essere
la S.
Francisco
del
Nevada e
quindi
va
apprezzata
per
quello
che e’ e
cioe’
perche’
e’
strabiliante.
Abbiamo
percorso
tutta la
strip a
piedi
visitando
alcuni
dei piu’
famosi
alberghi-casino’
(vederli
tutti e’
davvero
un’impresa
eccezionale)
e
assistendo
agli
spettacoli
che si
alternano
e che
creano
code
immense.
Abbiamo
respirato
l’aria
della
frenesia,
ammirato
limousine
a
palate,
ascoltato
l’onnipresente
rumore
delle
slot
machine
e si’,
anche
sperperato
qualche
dollaro
in
queste
macchinette
infernali
…
insomma,
abbiamo
cercato
di
viverla
per
quello
che e’
stato
possibile.
Dopo due
giorni
di relax
in
questa
pazza
citta’
siamo
tornati
in
California
per
attraversare
la Valle
della
Morte.
Mi
scotta
la testa
ancora
adesso
se ci
penso.
C’era un
caldo
pazzesco,
38 gradi
all’ombra
ma non
ci hanno
fermato
e siamo
andati
alla
scoperta
di
questo
posto
che
offre
dei
panorami
stranissimi.
E’ stato
simpatico
poi una
volta a
casa
riconoscere
uno
scorcio
della
valle
nel film
Kill
Bill 2 e
poter
dire ….
anch’io
ci sono
stata
!!!
Siamo
passati
poi al
Sequoia
National
Park
dove
abbiamo
trovato
ad
attenderci
anche un
incendio
e con
grande
tristezza
di Marco
nessun
orso a
farci
compagnia.
E’
incredibile
quanto
sono
immense
queste
sequoie,
ti fanno
sentire
veramente
piccolo
piccolo.
Ed
infine,
come
ultimo
parco
della
lista lo
Yosemite,
ma anche
qui non
posso
dire
granche’
visto
che la
visita
e’ stata
breve
(per
nostra
scelta)
e non ha
suscitato
in noi
un
grande
scalpore.
A questo
punto e’
arrivato
per noi
un
grande
momento
xche’ ci
aspettavano
S.Francisco
e i suoi
Giants.
Naturalmente
sto
parlando
dei
S.Francisco
Giants
che
proprio
in
quella
giornata
giocavano
in casa
contro i
Los
Angeles
Dodgers
e,
siccome
abbiamo
sempre
desiderato
andare a
vedere
una
partita
di
baseball,
non
c’era
occasione
migliore
di
quella
per
farlo.
Era uno
scontro
al
vertice
per cui
la
partita
era
attesa
da tempo
e in
citta’
si
respirava
un’aria
frizzante.
Proprio
a causa
di
questo
evento e
di altre
conventions
previste
nel
week-end
gli
alberghi
erano
tutti
pieni e
abbiamo
faticato
non poco
per
cercare
una
stanza.
Per
paura di
non fare
in tempo
a vedere
la
partita,
e anche
xche’
dovevamo
ancora
acquistare
i
biglietti
e non
volevamo
rischiare
di
doverla
guardare
in un
bar,
abbiamo
alla
fine
accettato
una
stanza
fumatori
in un
motel
abbastanza
decadente
nel
quartiere
di
Tenderloin
che
abbiamo
poi
scoperto
non
essere
proprio
il
massimo.
Il
lancio
di
inizio
era
previsto
per le
19 e
mancava
ormai
mezz’ora.
Abbiamo
preso
l’autobus
e fatto
l’ultimo
pezzo di
corsa e
quando
finalmente
siamo
arrivati
davanti
allo
stadio
ci siamo
trovati
davanti
una
folla
immensa.
C’era
talmente
tanta
gente
che non
sapevamo
neppure
dove
fare la
coda per
i
biglietti.
Abbiamo
sbagliato
almeno
tre
volte
dopodiche’
ci hanno
palleggiato
da un
posto
all’altro
xche’
nessuno
ne aveva
piu’.
Alla
fine
abbiamo
trovato
una
ragazza
fuori
dai
botteghini
che ci
ha
venduto
i
biglietti
per la
terza
fila al
loro
prezzo
originale
(non e’
stato un
grande
affare
ma i
posti
erano
ottimi)
e cosi’
finalmente
anche
noi
siamo
entrati.
Che
emozione,
lo
stadio
era
strapieno
e noi
eravamo
proprio
davanti
ai
giocatori.
Prima di
partire
c’eravamo
studiati
le
regole
su
internet
ma
comunque
non e’
poi
cosi’
difficile
capire
come
funziona
il
gioco.
Abbiamo
poi
anche
avuto la
fortuna
di
essere
seduti
vicino
ad un
italo-americano
che ci
ha
raccontato
un po’
di
storielle
sui
giocatori
per
farci
entrare
ancora
di piu’
nello
spirito
della
partita.
Abbiamo
anche
potuto
ammirare
uno
splendido
Home Run
(fuori
campo)
di Barry
Bonds
che li’
e’ un
idolo e
che e’
consideratoil
top del
top per
cui,
assistere
dal vivo
ad un
suo
fuori
campo e’
stato x
me un
po’ come
aver
incontrato
Ben
Affleck
!
Le 4 ore
di
partita
sono
passate
senza
che ce
ne
accorgessimo
e siamo
tornati
al motel
belli
soddisfatti
dimenticandoci
pure
della
puzza di
fumo che
aleggiava
nella
nostra
stanza e
del gran
freddo
preso
allo
stadio !
Il
giorno
seguente
avevamo
un altro
appuntamento
importante
da non
perdere:
l’incontro
con i
miei
parenti.
Non ci
vedevamo
da
parecchio
tempo e
la mia
visita
era
attesa
con
gioia,
sembrava
un po’
di
essere a
Carramba
che
sorpresa.
Siamo
stati
benissimo
e ci
siamo
sentiti
a casa
tanto
che
quando
siamo
dovuti
andare
via
abbiamo
pianto
un
sacco.
Con loro
abbiamo
visitato
la
citta’
di S.
Francisco
avendo
anche la
fortuna
di poter
ammirare
il
Golden
Gate
senza la
nebbia
che non
e’ da
tutti i
giorni.
Abbiamo
poi
visitato
i
dintorni
e
vissuto
un po’
di vita
americana
anziche’
da
turista.
Marco si
e’
persino
tagliato
i
capelli
e io mi
sono
fatta
fare il
french
manicure
per
pochi
dollari
(qui in
Italia
costa
tantissimo
!!!).
La cosa
buffa e’
che, per
entrare
nelle
loro
abitudini,
abbiamo
saltato
il
pranzo
visto
che la
sera
cenano
alle 17
!!!
Non vi
dico che
faccia
abbiamo
fatto io
e Marco
quando
un
giorno
alle
16:30 ci
hanno
portato
al
ristorante.
Ma …
“That’s
America”
e noi
siamo
stati
fieri di
averla
vissuta
per
qualche
giorno.
Questi
giorni
assieme
sono
trascorsi
alla
grande.
Noi
abbiamo
portato
a casa
loro un
po’ di
aria
italiana
e loro
ci hanno
regalato
delle
grandi
emozioni
americane.
E’ pero’
arrivato
il
momento
dei
saluti
e, una
volta
asciugate
le
lacrime,
ci siamo
rimessi
in
marcia
per gli
ultimi
momenti
made in
USA.
Abbiamo
percorso
un
tratto
della
mitica 1
passando
per
Monterey
e Carmel
ma poi
siamo
passati
alla 101
per
concludere
questo
fantastico
tour con
S.
Barbara,
Malibu’
e S.
Monica
prima di
ritornare
dove lo
avevamo
cominciato
27
giorni
prima e
cioe’
all’aeroporto
di Los
Angeles.
L’ultimo
giorno
ci e’
venuta
molta
malinconia
e con la
mente
abbiamo
rivissuto
tutti i
momenti
buffi
che ci
sono
capitati.
E’
stato
un
turbinio
di
emozioni
e
queste
4
settimane,
che
pensavamo
non
finissero
mai,
sono
invece
arrivate
al
capolinea
mettendo
cosi’
la
parola
fine
alla
prima
parte
del
nostro
viaggio
di
nozze.
Ma
questa
tristezza
e’
sparita
nel
momento
in
cui,
una
volta
riconsegnata
l’auto,
siamo
saliti
sulla
navetta
National
in
direzione
aeroporto
e
l’autista
ci
ha
chiesto
con
quale
compagnia
aerea
avremmo
volato.
Non
vi
dico
gli
sguardi
fulminanti
che
ci
sono
arrivati
quando
abbiamo
risposto:
“Hawaiian
Airlines”.
Abbiamo
letto
l’invidia
sulle
facce
degli
altri
passeggeri
e
questo
ha
risollevato
il
nostro
umore
scatenando
|