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52 GIORNI ... IN VIAGGIO DI NOZZE
USA (west) + HAWAII + POLINESIA

di Pamela e Marco

(28/08/2005 – 18/10/2005)

 

Io e Marco abbiamo da sempre avuto un sogno nel cassetto: fare un viaggio di nozze che fosse veramente indimenticabile e unico, qualcosa che non avremmo potuto fare in altri viaggi e altre occasioni, qualcosa che racchiudesse un po’ i nostri miti.

Ebbene, possiamo dire di avercela fatta e di aver realizzato i nostri desideri trascorrendo quasi due mesi a zonzo tra gli USA, le Hawaii e la Polinesia Francese.

Il 27 agosto alle 16 ci siamo sposati.

Purtroppo la giornata non e’ andata come avevamo previsto xche’ ha piovuto, ma e’ stata ugualmente una piacevole festa e si e’ protratta fino a tardi.

Abbiamo toccato il letto verso le 4 della mattina e alle 6:45 e’ suonata la sveglia.

Le valigie erano pronte da un paio di giorni quindi giusto il tempo di prepararsi e caricare i bagagli e alle 7:30 eravamo gia’ in macchina.

I nostri cari amici Douglas e Giorgia, che condividono con noi la maggior parte delle nostre avventure, questa volta ci hanno lasciati soli ma hanno percorso con noi un pezzettino di questo viaggio memorabile accompagnandoci gentilmente all’aeroporto di Malpensa prima di tornare a casa in quel di Modena (noi siamo di Genova !).

Con una lacrimuccia ci siamo salutati e assieme a quelle che loro definiscono “le nostre case viaggianti”, ovvero le valigie dalla dimensione un po’ voluminosa, ci siamo allontanati consapevoli che comunque con il pensiero ci avrebbero accompagnato da casa nelle varie tappe del nostro viaggio.

Abbiamo sbrigato velocemente le pratiche di check in e dopo un po’ di attesa finalmente siamo saliti sul volo che ci ha portati in America.

Gli Stati Uniti mi hanno sempre affascinato da quando son bambina ma, nonostante io abbia dei parenti vicino a S. Francisco, non sono mai voluta andare a trovarli xche’ da sempre ho immaginato di andarci in viaggio di nozze e, grazie a mio marito che fortunatamente condivide sempre i miei desideri, ho potuto realizzare anche questo sogno.

Potete quindi immaginare l’emozione che ho provato quando vi ci abbiamo messo piede.

Dopo aver ritirato i bagagli con grande ansia di Marco che ha sempre il terrore che se li perdano x strada (in effetti abbiamo sentito veramente tantissimi casi), e aver superato i vari controlli, ci siamo diretti verso la navetta della National che ci ha portati a ritirare la macchina noleggiata dall’Italia.

La prima sorpresa c’e’ stata quando l’addetto National, una volta controllata la nostra prenotazione e inseriti i dati al computer, ci ha invitato ad andare a scegliere la macchina.

Io pensavo che venisse assegnata d’ufficio e non che bisognasse sceglierla, quindi sono rimasta un po’ stupita e ho chiesto di ripetere la frase almeno tre volte prima di capire cosa intendesse.

E’ iniziata cosi’ la ricerca del bolide che ha portato i nostri sederoni a spasso per 5 stati, percorrendo 5380 miglia in 26 giorni indimenticabili.

Il nostro problema era farci stare le nostre case viaggianti, ed anche se le macchine americane sono famose per il bagagliaio molto capiente eravamo comunque preoccupati (chi ha una Roncato Shuttle da 115 litri puo’ capire. Noi ne avevamo ben due !!!).

Dopo averne provate un paio, finalmente la troviamo …. e’ lei, la nostra Chevrolet Impala color champagne dove riusciamo a far stare i nostri bagagli ed un altro po’ di roba (compreso poi la borsa frigo per le bibite e zaini vari).

Ovviamente si mette Marco alla guida xche’ io non sarei riuscita ad uscire dal parcheggio, ma anche x lui era la prima volta con il cambio automatico quindi i primi 5 minuti abbiamo rischiato la facciata sul cruscotto un paio di volte.

Grazie alla sua abilita’, e al suo magico senso di orientamento, usciamo da li’ e ci dirigiamo verso l’hotel Furama (prenotato via internet alcuni giorni prima della partenza) dove alloggeremo durante la nostra permanenza a Los Angeles.

E’ tardi e non abbiamo neppure fame xche’ ci hanno dato da mangiare molto sull’aereo. La stanchezza post-matrimonio e della levataccia mattutina, assieme a tutte le ore di volo, si fanno sentire e non faccio in tempo a sedermi sul letto che son gia’ crollata.

La mattina seguente siamo svegli di buon ora.

Decidiamo di cominciare la nostra visita negli States con una bella colazione americana che per l’abbondanza ci ha saziati per tutto il giorno.

Chi si reca a Los Angeles lo fa principalmente per visitare tutto cio’ che e’ legato al cinema o a quello che generalmente si vede in TV, e anche noi non ci siamo distinti dalla massa e abbiamo fatto le solite tappe: la scritta Hollywood sulla collina, Walk of fame, Beverly Hills, Rodeo Drive, S. Monica, Malibu’, Venice, Universal Studios e Disneyland.

Durante la nostra permanenza a Los Angeles la mia speranza e’ sempre stata quella di assistere a qualche ripresa in diretta o di incontrare qualche VIP ma ahime’, niente Ben Affleck o Jennifer Lopez, mi sono dovuta accontentare di un incontro veloce con Cuba Gooding Jr a Disneyland in compagnia del figlio e nessun “Ciak – Azione” !

Pazienza, vorra’ dire che sara’ x la prossima volta. Intanto ho finalmente visto dal vivo tutto cio’ che finora avevo visto nelle foto scattate da altri e gia’ questa e’ stata una grande soddisfazione.

Questi primi giorni sono passati senza troppa fretta e ci hanno permesso di abituarci al way of life americano quindi adesso eravamo pronti per la parte on the road che tanto abbiamo programmato da casa.

Percorrere le strade americane con il nostro macchinone e’ stato per noi molto emozionante. Lo avevamo immaginato migliaia di volte ma adesso eravamo li’ e lo stavamo facendo davvero, sembrava quasi incredibile.

Quegli stradoni dritti e infiniti, panorami che continuavano a cambiare scenario, la musica country che ci accompagnava miglia dopo miglia assieme al mitico Cruise Control … non potremo mai dimenticare queste sensazioni.

Abbiamo iniziato con la citta’ fantasma di Calico sotto un caldo assassino e poi la mitica Route 66 con i suoi distributori di benzina abbandonati per arrivare al primo grande parco di questo viaggio, il Grand Canyon.

Prima di partire lo abbiamo visto e rivisto in foto ma e’ indescrivibile quello che si prova a vederlo dal vivo. La sua maestosita’ lascia a bocca aperta e i suoi dirupi senza fiato.

Ci siamo concessi il lusso di visitarlo prima in elicottero come antipasto e poi di girarlo in auto e a piedi per gustarcelo meglio.

Inutile dire che la sua fama e’ tutta meritata.

Fuggiti da questa meraviglia che ti tiene costantemente incollate le dita alla macchina fotografica, ci siamo diretti verso il sud dell’Arizona a visitare il Montezuma Castle per poi scendere a Tucson e perderci in mezzo ai cactus del Saguaro National Park, ai set di vecchi film western degli Old Tucson Studios, per arrivare al confine col Messico e vedere quanti messicani passano il confine ogni giorno per comprare materiali di prima necessita’ che negli USA costano meno.

Da qui ci siamo spostati verso il New Mexico facendo pero’ tappa a Tombstone che da sempre ho sperato di visitare per la sua famosa sparatoria dell’Ok Corral.

Devo dire che non sapevo bene cosa aspettarmi xche’ svariate volte nei racconti di chi era stato negli States prima di me avevo letto che non valeva la pena fermarvisi.

Invece, a gran sorpresa, ho trovato proprio cio’ che desideravo trovare e penso che se me lo fossi perso non me lo sarei perdonato. Quindi, a questo proposito, vorrei dare un consiglio a chi pensa di intraprendere un viaggio simile dicendo che i giudizi degli altri (compresi i miei) sono soggettivi, per cui, quando decidete cosa visitare o meno, oltre ad ascoltare i vari consigli della gente ascoltate anche in fondo al vostro cuore xche’ magari quello che per voi e’ pazzesco per altri non lo e’o viceversa.

Siamo arrivati a Tombstone nel tardo pomeriggio quando il sole era gia’ calato e abbiamo trovato una citta’ fantasma nel vero senso della parola.

Per strada non c’era anima viva e Allen Street (la strada principale) era completamente deserta. Si intravedeva pero’ qualche lucina dentro a qualche locale e siccome dovevamo ancora cenare siamo andati a dare un’occhiatina.

Non so voi, ma io un saloon con tanto di cowboy con gli stivali e il cappello e le donnine con il corpetto e le piumette in testa le avevo viste solo in TV o a carnevale, quindi sono rimasta molto sorpresa quando spalancate le porte del Big Nose Kates Saloon ho trovato tutto cio’ !!!

E’ stato come essere catapultati nel film Tombstone con Kurt Russell e facevo fatica a credere che non ero agli Universal Studios ma in una citta’ vera !!!

Insomma che, dopo esserci pappati una bisteccazza con patate a volontà e le classiche zuppe con fagioli che tanto sono amate dai cowboy dei film western, ci siamo rilassati ad ascoltare musica country dal vivo assieme a tutti questi strani personaggi in stile old west.

La mattina seguente ci siamo dedicati alla visita della citta’ su cui aleggia sempre lo spirito dei fratelli Earp e di Doc Holliday (i protagonisti della sparatoria dell’Ok Corral).

Tra un’attrazione e l’altra, e’ stato bello sedersi ai lati della strada per osservare il tran tran quotidiano degli abitanti di questo posto che, imperterriti, passeggiano con il loro abbigliamento da cowboy senza che siano necessariamente i protagonisti di qualche rappresentazione della famosa sparatoria che ovviamente non ci siamo persi.

Al contrario di quanto si possa pensare, qui la gente non si veste in questo modo per intrattenere il turista, ma xche’ gli va e xche’ in fondo sanno che in questo modo ci sara’ sempre qualcuno che passando da queste parti sentira’ il desiderio di fare una sosta anziche’ andare dritto e xmettera’ a Tombstone di “vivere” e di non diventare una citta’ fantasma abbandonata come tante altre che si incontrano da queste parti.

Difatti non a caso si dice che Tombstone sia la citta’ troppo dura a morire !!!

Quindi, se volete rivivere uno di quei tanti film sul vecchio west che spesso avete guardato in TV, andate a Tombstone e non rimarrete delusi !

Non si poteva rimanere qui per sempre cosi’ ci siamo rimessi in marcia verso la successiva tappa importante: il White Sands National Monument.

Devo dire che e’ valsa la pena farsi tutta questa strada per arrivare fino qua in New Mexico xche’ lo spettacolo di questo posto e’ qualcosa di indescrivibile.

Dal verde ci siamo improvvisamente trovati in mezzo a delle montagne di sabbia bianca immense.

Senza occhiali da sole era impossibile tenere gli occhi aperti e se ti addentravi un po’ di piu’ in mezzo a queste dune rischiavi poi di perderti e di non riuscire a trovare la strada per tornare alla macchina.

Insomma, qualcosa che non si vede tutti i giorni a meno che non si vada a sciare ma l’atmosfera qui e’ molto molto diversa !!

E’ uno di quei parchi che piu’ ci e’ rimasto impresso e che consigliamo di visitare se siete da quelle parti.

Passato White Sands abbiamo affrontato un’altra lunga tirata di km per arrivare a Santa Fe.

Santa Fe di per se’ non e’ che ci abbia entusiasmato parecchio anche se devo dire che e’ una citta’ molto carina con un sacco di gallerie a prezzi inavvicinabili.

Ma uno dei motivi per cui siamo arrivati fino qua era per visitare Taos il cui pueblo vive li’ da piu’ di 2000 anni.

Questo posto ci e’ piaciuto da morire. Le case in stile adobe creano uno scenario inimmaginabile e poi e’ stato bello fare il tour guidato per comprendere le tradizioni e il modo di vivere di questo popolo.

Il pueblo di Taos, infatti, vive ancora nelle case di fango senza elettricita’, bevendo l’acqua del fiume ed e’ per loro di importanza fondamentale mantenere vive le tradizioni dei loro antenati.

Il pueblo di Taos e’ come lo vedete in tante foto scattate dai turisti che lo hanno visitato ma vederlo dal vivo e’ tutta un’altra cosa e nell’aria regna sempre un alone di mistero che rende questo posto magico e affascinante.

Lasciato Taos abbiamo percorso un lungo tratto tra le montagne per raggiungere Four Corners dove volevamo scattare la classica foto con piedi e mani nei quattro stati che appunto li’ si incrociano: Utah, Colorado, Arizona e New Mexico.

Dopo questa breve sosta fotografica, e aver assaggiato il buonissimo Fry Bread dei navajo, ci siamo diretti verso quella che e’ stata per noi l’emozione piu’ grande e la cui immagine e’ ancora li’ davanti ai miei occhi e stampata sul mio cuore: la Monument Valley.

L’abbiamo vista e rivista in numerosi film, foto e poster ma cavoli …. quando l’abbiamo vista dal vivo l’emozione e’ stata talmente immensa che quasi quasi mi viene un infarto.

L’ho aspettata davvero per tanti anni questa visita e nei vari percorsi che avevo tirato giu’ in fase di preparazione mai e poi mancava lei, la mitica, unica, magica Monument.

Nel momento in cui l’abbiamo vista spuntare dalla strada e’ stato un batticuore.

Ci siamo dovuti fermare assolutamente per poterla contemplare in silenzio e per immortalarla con uno splendido autoscatto che sicuramente finira’ a grandi dimensioni sulle pareti di casa nostra.

Era li’ ad aspettarci e noi pronti a gustarcela in tutto il suo splendore.

Peccato che, nel momento in cui siamo arrivati, il cielo ha iniziato ad ingrigirsi e il tempo di addentarci nella valle e’ venuto giu’ uno scroscio da paura.

Ero triste, molto triste, xche’ quel momento lo avevo aspettato a lungo e avrei voluto vederla nel pieno del suo colore rossastro. Ma ero li’, e, anche se il nero delle nuvole rovinava un po’ il “mio momento magico”, ero ugualmente felice di esserci soprattutto in compagnia della persona che amo e che in questa occasione non era piu’ il mio fidanzato ma mio marito.

Ad un certo punto, xo’, e’ come se qualche stregone indiano mi avesse ascoltato nel profondo del cuore e avesse fatto una magia per me xche’ il cielo e’ diventato azzurro ed e’ spuntato un sole meraviglioso che ha illuminato di rosso tutta la valle.

Inutile descrivervi lo spettacolo che si e’ aperto davanti ai nostri occhi xche’ non ci riuscirei mai abbastanza.

La Monument Valley e’ spettacolare, non c’e’ Grand Canyon che tenga !!!

Andateci e lo scoprirete da soli.

Dopo questa meraviglia ci siamo diretti verso Moab ma prima abbiamo deciso di fare una deviazione per visitare la Valle degli Dei.

Mannaggia a me quando mi e’ venuta in mente questa idea !!!

All’ingresso di questa valle che pochi includono nel proprio giro (difatti si incontra pochissima gente) c’era un cartello che consigliava di non percorrerla in caso di pioggia xche’ le 15 miglia che la attraversano sono sterrate e di facile inondazione.

Un po’ ingenui, e forse incoscienti, abbiamo pensato che la pioggia della mattina non fosse stata di un’intensita’ tale da sconsigliare la visita di questo posto anche xche’ il tratto subito davanti a noi era asciutto e al massimo avremmo trovato solo qualche pozzanghera.

Invece, gli Dei questa volta ci hanno tradito xche’ a 2 miglia dalla fine ci ha fermato un’auto che veniva in senso opposto per avvisarci che era impossibile arrivare sulla strada principale dato che un fiume aveva completamente coperto la strada.

Il sole stava x calare e, siccome la strada che avevamo percorso fino li’ era stata bella avventurosa e le macchina incrociate pressoche’ nulle, abbiamo optato per la ritirata (onde evitare di passare la notte li’ assieme ai lupi), x cui siamo tornati indietro da dover eravamo arrivati.

Sulla strada del ritorno abbiamo incrociato una coppia con un 4x4 e li abbiamo avvisati dell’inconveniente ma loro hanno deciso di tentare ugualmente e ahime’ … hanno fatto male !

Ripercorse le 13 miglia a ritroso e tornati sulla strada principale, da curiosi siamo voluti andare a vedere il fiume che ci ha indotto alla fuga e a sorpresa sapete chi ci abbiamo trovato ?!?! Naturalmente loro, la coppia del 4x4 completamente immersa nell’acqua che non sapeva come fare ad uscire.

Abbiamo quindi fatto i bravi boy scout e siamo andati a chiamare aiuto nella prima citta’ li’ vicino (a 30 miglia !!!)

Per caso ci siamo fermati in una steakhouse a Bluff che era senza elettricita’ ma che grazie all’ausilio di un CB ha avvertito lo sceriffo che e’ andato a soccorrere i malcapitati mentre noi ci siamo sbaffati una bella bisteccona a lume di candela !!!

Dopo questa disavventura, finita comunque bene, siamo andati a visitare Arche’s Park che ci e’ piaciuto molto e dove abbiamo fatto qualche camminata.

E’ stata poi la volta della Goblin Valley che e’ risultata una grande rivelazione.

Ci siamo divertiti molto a giocare a nasconderci in mezzo a tutti quei funghetti e il bello di questi posti, poco considerati dalla maggior parte dei turisti, e’ che a volte ti trovi da solo in mezzo ad uno scenario particolare che sembra essere li’ solamente per te e ti riempe gli occhi e il cuore di soddisfazione per aver deciso di includerlo nel percorso.

La successiva tappa era il Bryce Canyon che mi aveva colpito molto la prima volta che l’ho visto per caso in fotografia.

Se il Grand Canyon lascia senza parole, il Bryce Canyon non e’ da meno.

Con la differenza che qui i colori sono strabilianti ed e’ veramente difficile scattare meno di un centinaio di foto (forse ho un po’ esagerato ma con la digitale lo scatto e’ facile !).

Ogni angolo ti sembra differente, e ogni foto pensi possa essere venuta meglio della precedente, con il risultato che a casa ti troverai un sacco di foto molto simili e che nessuna di queste rende giustizia a cio’ che hai visto veramente.

E’ sicuramente un altro di quei parchi che non si puo’ non includere in un viaggio del genere.

Cosa che invece non posso dire dello Zion che abbiamo visitato dopo il Bryce.

Non voglio dire che sia brutto e che non meriti, ma sicuramente e’ meno scenografico e spettacolare del precedente e molto piu’ simile ai nostri paesaggi montani.

Quindi, forse xche’ avevamo ancora negli occhi i pinnacoli rossi del Bryce Canyon o forse xche’ dopo il Grand Canyon, le White Sands e la Monument Valley e’ difficile rimanere ancora a bocca aperta … fatto sta che a noi sto Zion non ci ha lasciato delle emozioni particolari.

Ma forse e’ anche xche’ gli abbiamo dedicato una visita furtiva xche’ ho letto invece di altri che ci dedicano giorni interi e ne sono estasiati.

Come ho gia’ detto, tutto e’ soggettivo e siccome questo e’ il racconto del nostro viaggio non posso fare altro che esprimere quelle che sono state le nostre emozioni e lo Zion non e’ tra quelli che ce ne ha regalate parecchie.

Siamo finalmente entrati in Nevada e cosa si viene a fare da queste parti se non per visitare la citta’ del peccato ?!!?

Siamo arrivati a Las Vegas di giorno dopo aver fatto una breve tappa alla Valle del Fuoco. Non abbiamo quindi avuto il piacere di vedere quello spettacolo che alcuni consigliano di vedere e cioe’ le mille luci di Las Vegas in mezzo al deserto.

Posso assicurare pero’ che Las Vegas suscita sempre un certo effetto quindi sia che arriviate di giorno, sia che arriviate di sera, non rimarrete di certo indifferenti a questa citta’ cosi’ eccentrica.

Lo hanno gia’ detto tutti che Las Vegas puo’ piacere o non piacere, che la odi o la ami ma … non si puo’ assolutamente dire (come invece ho sentito) che e’ una grande Gardaland xche’ il paragone non regge per niente.

Bisogna tenere sempre a mente che Las Vegas e’ tutto cio’ che piu’ kitch non si puo’ e il suo bello e’ proprio questo: una citta’ piena di luci e gente che cammina per le strade a tutte le ore passando da un casino’ all’altro per ammirare cio’ che qualche “genio” e’ riuscito ad inventare pur di suscitare stupore.

Ed infatti e’ proprio questa secondo me la parolina magica: stupore ! Perche’ Las Vegas non finisce mai di stupirti, Las Vegas significa stravaganza, schock, eccesso e non vuole affatto essere la S. Francisco del Nevada e quindi va apprezzata per quello che e’ e cioe’ perche’ e’ strabiliante.

Abbiamo percorso tutta la strip a piedi visitando alcuni dei piu’ famosi alberghi-casino’ (vederli tutti e’ davvero un’impresa eccezionale) e assistendo agli spettacoli che si alternano e che creano code immense.

Abbiamo respirato l’aria della frenesia, ammirato limousine a palate, ascoltato l’onnipresente rumore delle slot machine e si’, anche sperperato qualche dollaro in queste macchinette infernali … insomma, abbiamo cercato di viverla per quello che e’ stato possibile.

Dopo due giorni di relax in questa pazza citta’ siamo tornati in California per attraversare la Valle della Morte.

Mi scotta la testa ancora adesso se ci penso. C’era un caldo pazzesco, 38 gradi all’ombra ma non ci hanno fermato e siamo andati alla scoperta di questo posto che offre dei panorami stranissimi.

E’ stato simpatico poi una volta a casa riconoscere uno scorcio della valle nel film Kill Bill 2 e poter dire …. anch’io ci sono stata !!!

Siamo passati poi al Sequoia National Park dove abbiamo trovato ad attenderci anche un incendio e con grande tristezza di Marco nessun orso a farci compagnia.

E’ incredibile quanto sono immense queste sequoie, ti fanno sentire veramente piccolo piccolo.

Ed infine, come ultimo parco della lista lo Yosemite, ma anche qui non posso dire granche’ visto che la visita e’ stata breve (per nostra scelta) e non ha suscitato in noi un grande scalpore.

A questo punto e’ arrivato per noi un grande momento xche’ ci aspettavano S.Francisco e i suoi Giants.

Naturalmente sto parlando dei S.Francisco Giants che proprio in quella giornata giocavano in casa contro i Los Angeles Dodgers e, siccome abbiamo sempre desiderato andare a vedere una partita di baseball, non c’era occasione migliore di quella per farlo.

Era uno scontro al vertice per cui la partita era attesa da tempo e in citta’ si respirava un’aria frizzante.

Proprio a causa di questo evento e di altre conventions previste nel week-end gli alberghi erano tutti pieni e abbiamo faticato non poco per cercare una stanza.

Per paura di non fare in tempo a vedere la partita, e anche xche’ dovevamo ancora acquistare i biglietti e non volevamo rischiare di doverla guardare in un bar, abbiamo alla fine accettato una stanza fumatori in un motel abbastanza decadente nel quartiere di Tenderloin che abbiamo poi scoperto non essere proprio il massimo.

Il lancio di inizio era previsto per le 19 e mancava ormai mezz’ora. Abbiamo preso l’autobus e fatto l’ultimo pezzo di corsa e quando finalmente siamo arrivati davanti allo stadio ci siamo trovati davanti una folla immensa.

C’era talmente tanta gente che non sapevamo neppure dove fare la coda per i biglietti. Abbiamo sbagliato almeno tre volte dopodiche’ ci hanno palleggiato da un posto all’altro xche’ nessuno ne aveva piu’.

Alla fine abbiamo trovato una ragazza fuori dai botteghini che ci ha venduto i biglietti per la terza fila al loro prezzo originale (non e’ stato un grande affare ma i posti erano ottimi) e cosi’ finalmente anche noi siamo entrati.

Che emozione, lo stadio era strapieno e noi eravamo proprio davanti ai giocatori.

Prima di partire c’eravamo studiati le regole su internet ma comunque non e’ poi cosi’ difficile capire come funziona il gioco. Abbiamo poi anche avuto la fortuna di essere seduti vicino ad un italo-americano che ci ha raccontato un po’ di storielle sui giocatori per farci entrare ancora di piu’ nello spirito della partita.

Abbiamo anche potuto ammirare uno splendido Home Run (fuori campo) di Barry Bonds che li’ e’ un idolo e che e’ consideratoil top del top per cui, assistere dal vivo ad un suo fuori campo e’ stato x me un po’ come aver incontrato Ben Affleck !

Le 4 ore di partita sono passate senza che ce ne accorgessimo e siamo tornati al motel belli soddisfatti dimenticandoci pure della puzza di fumo che aleggiava nella nostra stanza e del gran freddo preso allo stadio !

Il giorno seguente avevamo un altro appuntamento importante da non perdere: l’incontro con i miei parenti.

Non ci vedevamo da parecchio tempo e la mia visita era attesa con gioia, sembrava un po’ di essere a Carramba che sorpresa.

Siamo stati benissimo e ci siamo sentiti a casa tanto che quando siamo dovuti andare via abbiamo pianto un sacco.

Con loro abbiamo visitato la citta’ di S. Francisco avendo anche la fortuna di poter ammirare il Golden Gate senza la nebbia che non e’ da tutti i giorni.

Abbiamo poi visitato i dintorni e vissuto un po’ di vita americana anziche’ da turista.

Marco si e’ persino tagliato i capelli e io mi sono fatta fare il french manicure per pochi dollari (qui in Italia costa tantissimo !!!).

La cosa buffa e’ che, per entrare nelle loro abitudini, abbiamo saltato il pranzo visto che la sera cenano alle 17 !!!

Non vi dico che faccia abbiamo fatto io e Marco quando un giorno alle 16:30 ci hanno portato al ristorante.

Ma … “That’s America” e noi siamo stati fieri di averla vissuta per qualche giorno.

Questi giorni assieme sono trascorsi alla grande. Noi abbiamo portato a casa loro un po’ di aria italiana e loro ci hanno regalato delle grandi emozioni americane.

E’ pero’ arrivato il momento dei saluti e, una volta asciugate le lacrime, ci siamo rimessi in marcia per gli ultimi momenti made in USA.

Abbiamo percorso un tratto della mitica 1 passando per Monterey e Carmel ma poi siamo passati alla 101 per concludere questo fantastico tour con S. Barbara, Malibu’ e S. Monica prima di ritornare dove lo avevamo cominciato 27 giorni prima e cioe’ all’aeroporto di Los Angeles.

L’ultimo giorno ci e’ venuta molta malinconia e con la mente abbiamo rivissuto tutti i momenti buffi che ci sono capitati.

E’ stato un turbinio di emozioni e queste 4 settimane, che pensavamo non finissero mai, sono invece arrivate al capolinea mettendo cosi’ la parola fine alla prima parte del nostro viaggio di nozze.

Ma questa tristezza e’ sparita nel momento in cui, una volta riconsegnata l’auto, siamo saliti sulla navetta National in direzione aeroporto e l’autista ci ha chiesto con quale compagnia aerea avremmo volato.

Non vi dico gli sguardi fulminanti che ci sono arrivati quando abbiamo risposto: “Hawaiian Airlines”.

Abbiamo letto l’invidia sulle facce degli altri passeggeri e questo ha risollevato il nostro umore scatenando